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Libri, Fiducia nel XXI secolo di Felicia Pelagalli

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Fiducia è una parola chiave. Si pone come fondamento della convivenza sociale, e come collante del senso comune. Va ricostruita e ritrovata. È la protagonista assoluta del libro di Felicia Pelagalli, ‘Fiducia nel XXI secolo’, Luca Sossella editore, presentato oggi alla Camera. “La fiducia non esiste se non all’interno delle relazioni”, sintetizza l’autrice, ragionando con alcuni dei 15 protagonisti dei dialoghi che ha raccolto nel suo lavoro. È da qui che si parte ed è qui che si torna, in un dibattito che mette insieme idee di provenienza diversa.

“La parola fiducia è molto più utile e più pregnante della parola speranza. Perché dipende da noi e ci richiede un impegno in prima persona”, dice Alessandro Fusacchia, deputato di FareEco, introducendo il confronto su un libro che, dice, “ci ha costretto a pensare un po’ più in lungo, senza rincorrere necessariamente il quotidiano”.

Pelagalli ripercorre la strada che l’ha portata fino al libro. “Mi occupo di fiducia dal 2014, partendo dalla constatazione che si stava incrinando soprattutto quella nei confronti delle istituzioni. La crisi più grande che stiamo vivendo è proprio una crisi di fiducia, basta guardare al tasso di natalità e alla crescita del numero di Neet, i ragazzi chiusi in casa senza studiare e senza lavorare”.

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, definisce il libro “un piccolo vocabolario in una sorta di analfabetismo di ritorno” e individua “il vero virus nell’egocentrismo e nella solitudine”. La premessa è che “siamo entrati nel XXI secolo scarichi di sogni” e che “un filo rosso di autoreferenzialità ha infettato l’intero Pianeta”, portando “sovranismo, regionalismo e tutte le frammentazioni che si sono susseguite”. Monsignor Paglia torna sul rapporto tra fiducia e speranza. “Non c’è fiducia se non c’è speranza e se non vengono praticate si producono mutismo e incomunicabilità”. Per questo, “bisogna riprendere a frequentarsi e a parlarsi”.

Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente e deputata di FacciamoEco, si focalizza soprattutto sulla mancanza di fiducia nel rapporto tra cittadini e istituzioni, guardando prevalentemente alla responsabilità della politica. “Va riconquistata la fiducia, attraverso il dialogo, trovando un rapporto diverso tra i livelli che compongono la società”. E, aggiunge, una discussione come quella sulla fiducia “serve anche ad alzare il livello della discussione politica”.

Richiama l’etimologia della parola fiducia il sociologo ed economista Mauro Magatti. L’origine nella parola latina ‘fides’ porta alla corda, al legame. “Viviamo in un momento storico in cui si fa fatica a percepire l’idea di essere attaccati a uno stesso destino”, dice, aggiungendo un’estensione rilevante del concetto stesso di fiducia: “Non è solo statica, ma in una società moderna, eccentrica, ha a che fare anche con il sogno, con la speranza, con la proiezione di quello che ancora non c’è”. I giovani, in particolare, “soffrono il crollo della fiducia nel futuro, data nel secolo scorso anche dalle grandi narrazioni politiche”.

Luciano Floridi, filosofo dell’università di Oxford, introduce un altro elemento di discussione. “Sia la fiducia, sia la speranza, possono essere mal riposte. Vanno sostenute la fiducia e la speranza che hanno un fondamento, nei fatti e nella realtà”. Siamo in una fase in cui “l’intangibile fa la differenza”, perché siamo passati “dal valore delle cose a quello delle relazioni, e il mondo è fatto di reti e di rapporti interconnessi”. Floridi individua il problema più rilevante nel “movimento delle reti verso una direzione sbagliata” e la soluzione del problema in un’alleanza che può contrinbuire a “riportare le reti nella direzione giusta”: “Vanno messe insieme la tecnologia digitale e l’ambiente”, unendo politiche verdi (economia green, circolare e dello share) e politiche blu (economia digitale e dell’informazione).

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