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Foreste e boschi, la sfida del carbonio

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Larry Fink che come è noto non è un ambientalista, nè tantomeno un seguace di Greta Thumberg, ma il fondatore e presidente di BlackRock, il più grande gruppo di risparmio gestito al mondo con 8,7 trilioni di dollari in gestione, nella lettera di inizio anno ai manager del fondo dopo aver sottolineato la gravità del momento scrive che la pandemia ha innescato la più grave contrazione globale dalla Grande depressione e il crollo più veloce dei mercati azionari dal 1987, ma aggiunge che chi pensava che il virus facesse distrarre dall’emergenza clima è rimasto deluso: “In marzo l’opinione più diffusa era che la crisi avrebbe distolto l’attenzione dal clima. Invece è successo esattamente il contrario e la riallocazione dei capitali ha subito un’accelerazione ancora più rapida di quanto avessi previsto”.

Non tralascia i numeri e riporta il dato che da gennaio a novembre 2020, gli investitori in fondi comuni ed Etf hanno investito globalmente 288 miliardi di dollari in asset sostenibili, con un incremento del 96% rispetto a tutto il 2019. Il prosieguo della lettera passa dal piano descrittivo a quello prescrittivo e l’analisi diventa richiesta: “le aziende devono avanzare piani relativi alla compatibilità del proprio modello di business con un’economia a zero emissioni nette, in linea con l’aspirazione globale di arrivare a zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050”.

Target auspicabilli, ma estremamente difficoltosi. La soluzione è il mercato volontario di crediti di carbonio che, in prospettiva, ha una potenzialità da 70 miliardi di dollari di controvalore. In altre parole, una azienda che intenda ridurre l’apporto di CO2 in atmosfera può dopo aver dato il via a tutte le soluzioni tecnologiche per ridurre le emissioni ricorrere allo strumento del credito di carbonio che possa bilanciare le emissioni che non riesce ad eliminare.

ll credito di carbonio diventa un’unità di carattere finanziario che rappresenta la rimozione di una di CO2 dall’atmosfera. Si ottiene attraverso progetti che evitano, riducono o sequestrano gas a effetto serra e può essere acquistata come mezzo per compensare appunto le emissioni di aziende. Nel nostro Paese i crediti di carbonio cominciano ora ad essere una strategia conosciuta, va detto che negli ultimi anni si è registrata una maggiore sensibilizzazione da parte delle Istituzioni e delle aziende sull’importanza della riduzione delle emissioni di CO2.

Tra le prime il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria che ha proposto il programma Rilancio Italia 2020-2022 per la diffusione in Italia del Green Deal europeo. Il documento evidenziava già l’urgenza di proseguire nella direzione intrapresa con altre iniziative, tra cui il Codice Forestale del Carbonio (CFC), attraverso la creazione di un Registro nazionale dei crediti di carbonio generati da progetti forestali e agricoli. Torna ora più che mai dunque il tema di una forestazione, urbana ed extraurbana, oltre che etica e sostenibile, che possa essere un mezzo utile per fare economia, se gestita opportunamente. Riguarda diverse attività, tra cui il rimboschimento ovvero la messa a dimora di alberi sia in area urbana (verde urbano) sia in extraurbane, per lo più pianura, mentre nelle aree montane l’obiettivo è di tendere ad un’implementazione di progetti di gestione forestale sostenibile, oltre a progetti legati alle bioenergie.

Ciò che emerge dalla lettura dell’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio appena presentato è sicuramente l’aumento della superficie di biomassa, e con esse la capacità di assorbire anidride carbonica Un aumento della superficie forestale di circa 586.925 ettari per un valore complessivo di 11.054.458 ettari di foresta, pari al 36,7 % del territorio nazionale; la consistenza dei boschi italiani, espressa come metri cubi di biomassa è aumentata del 18,4%, i valori ad ettaro sono passati da 144,9 a 165,4 metri cubi; lo stock di carbonio, nella biomassa epigea e nel legno morto, è passato da 490 milioni di tonnellate rispetto alla rilevazione del 2005 a 569 milioni di tonnellate di Carbonio organico, equivalente ad un valore della CO2 che passa da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate, con un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e quindi sottratta all’atmosfera.

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