Gender equality come fattore di crescita, la ricerca di B+C

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La gender equality non è solo una questione etica e morale ma anche di sviluppo e di crescita economica globale. E sebbene molti traguardi siano stati raggiunti negli ultmi anni, si è ancora lontani dagli obiettivi di parità, soprattutto in campo lavorativo e politico: le donne che lavorano sono infatti ancora troppo poche, e ancora di meno sono quelle che riescono ad arrivare a ruoli apicali. E’ quanto emerge da una ricerca promossa da Badenoch + Clark in collaborazione con JobPricing, che è stata al centro dell’evento ‘Woman in charge’ per il ciclo Sparks of Knowledge, moderato dal direttore di Fortune Italia. Un evento che arriva all’indomani del primo sì della Camera alla legge sulla parità salariale.

Dalla survey – illustrata da Deborah Buttignol, senior principal di Badenoch + Clark Executive – emerge, per esempio, che nel mondo la quota di donne manager è quasi raddoppiata dal 2004 ad oggi. In Europa, la media è del 33%, mentre in Italia ci si ferma al 28%. Guardando però alle società di capitali si osserva che rispetto ai colleghi uomini, le dirigenti e le quadro sono in media più giovani, con un gap di rappresentanza che cresce all’aumentare dell’età. Inoltre, se si guarda alle top manager delle quotate, queste sono mediamente più istruite degli uomini. Nel settore privato il gender pay gap sulla retribuzione globale annuale delle donne manager è del 8,5%, rispetto al 12,8% di tutto il settore privato. Il gender pay gap cresce in maniera esponenziale tra gli stipendi top earner delle società quotate.

Sono solo alcuni dei dati che emergono e che portano, tra l’altro, a una conclusione che dovrebbe essere interesse di tutti: la chiusura del differenziale di genere apporterebbe enormi miglioramenti in termini di crescita economica e produttività.

Monica Magri, HR & organization director presso The Adecco Group, ha sottolineato la difficoltà per le donne di emergere rispetto ai pregiudizi con cui spesso si devono confrontare. “Ci si sente dire ‘Devi essere più brava’. Ma porla come una questione di dovere fa di fatto ricadere la responsabilità sulla donna, come se la difficoltà a raggiungere posizioni apicali fosse colpa sua. Questo tra l’altro aumenta la pressione, spinge ad aggiungere corsi e master, e così si finisce per aumentare la tempistica di ingresso nel lavoro”.

Per Raffaella Sadun, economista, Charles E. Wilson Professor of Business aministration presso la Harvard Business School, è positivo che ci sia un ingresso maggiore di donne giovani nel mondo del lavoro “ma se non abbiamo modo di superare il fatto che le donne non vengono promosse alla stessa velocità degli uomini, abbiamo tutta una generazione che rischia di essere bloccata”.

Al dibattito sui dati della ricerca ha preso parte anche Andrea Garneo, economista del lavoro presso la direzione per l’Occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE che ci ha tenuto a sottolineare come quello del gender gap sia un tema che deve riguardare tutti. “Prendiamo una misura di benessere come il Pil pro capite, sappiamo – spiega – che è il risultato del prodotto tra la produttività media e il numero di occupati. Se si riducono i vari gap, a cominciare da quello occupazionale, è aritmeticamente certo che si ha un effetto benefico sulla crescita”.

All’evento ‘Woman in charge’ sono anche state raccontate due storie virtuose. Rosalba Benedetto, direttore Comunicazione, marketing e relazioni esterne di Banca Ifis ha parlato di una realtà in cui il 54% dei 1700 dipendenti è donna e circa il 50% occupa le mansioni più importanti. “Siamo arrivati a questo risultato – dice – con tanto lavoro, dedizione, credendoci. C’è un investimento, una cultura aziendale sul merito e sulle competenze e attività che rigurdano la consapevolezza dell’inclusività”.

Paola Corna Pellegrini, Ceo Allianz Partners e presidente di AICEO, è convinta che proprio i team misti possano essere una chiave di volta per andare oltre il gender gap. “Parità di genere – sottolinea – vuol dire dare pari opportunità a tutti, uomini e donne, permettere di esprimere il loro potenziale. Come capo azienda dico ‘vinca il migliore’, sono per meritocrazia e quindi voglio dare alle donne la possobilità di esprimere il loro talento. Il punto è trovare il modo di valorizzare le specificità, le diversità, non appiattirsi su caratteristiche maschili per essere vincenti e allo stesso tempo educare gli uomini a capire il valore di queste differenze. Mi piace pensare alla formula magica che Barbara Annis mi ha insegnato anni fa: se noi prendiamo una donna più una donna la somma fa 2, se prendiamo un uomo più un altro uomo la somma fa sempre due. Invece, se noi prenidamo un uomo più una donna la somma farà tre perché saranno di stimolo reciproco epoi nel guardare opportunità e problemi servono entrambi i punti di vista”.

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