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Quasi 100 milioni a rischio povertà in Ue

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In Ue su circa 447 milioni di abitanti nell’anno della pandemia 96,5 milioni di persone – il 21,9% dell’intera popolazione – è stata a rischio povertà o di esclusione sociale. La fotografia scattata dall’Istituto di statistica europeo, l’Eurostat, del 2020 non lascia scampo. Nel dettaglio: 75,3 milioni di persone sono state a rischio povertà, 27,6 milioni gravemente indigenti, sia materialmente che socialmente, e 27,1 milioni hanno vissuto in famiglie a bassa intensità di lavoro. Dei 96,5 milioni di cittadini colpiti, 5,9 milioni (l’1,3% della popolazione totale), hanno vissuto contemporaneamente tutti e tre i rischi. Numeri di grande entità che disegnano una situazione drammatica ma a macchia di leopardo. Le percentuali più alte sono state registrate in Romania (35,8%), Bulgaria (33,6%), Grecia (27,5%) e Spagna (27,0%).

Quelle più basse in Repubblica Ceca (11,5%), Slovacchia (13,8%), Slovenia (14,3%), Paesi Bassi (15,8%) e Finlandia (15,9%). Dunque, anche se il Vecchio Continente nel 2021 consegna alle statistiche dati confortanti sulla crescita economica, il cammino da fare è ancora complesso. Se è vero che i numeri relativi al secondo trimestre dell’anno in corso parlano positivo – +2,2% nell’area euro e +2,1% nei 27 Stati membri – la ripresa deve fare i conti nel medio-lungo termine con le conseguenze drammatiche della crisi che ha lasciato sul campo 1 europeo su 5 in serie, serissime difficoltà economiche.

Particolarmente colpite le donne: a rischio povertà il 22,9% rispetto agli uomini (20,9). E i minori di 18 anni: 24,2% rispetto al 20,4 degli over 65. Più a rischio anche i nuclei con bambini se confrontati con quelli senza. Ma la forbice più elevata è dipesa dai livelli occupazionali: sono il 66,2% le persone senza impiego che si è trovato sulla soglia della miseria rispetto all’11,8 % di chi un impiego l’ha avuto. Dati che riportano in cima all’agenda di Bruxelles il tema del precariato diffuso, soprattutto tra i giovani, del bisogno di garantire un reddito minimo e delle agevolazioni per le imprese che vogliono assumere.

La Commissione europea si sta muovendo in questa direzione nella consapevolezza che il lavoro, dopo la pandemia, è l’emergenza principale con cui le istituzioni sovranazionali e nazionali devono fare i conti. Il commissario, Nicolas Scmith, ha messo in cantiere una proposta per i giovani che provengono da famiglie in difficoltà e situazioni di disagio e per sostenere le aziende intenzionate ad aumentare personale. Per la lotta al precariato la soluzione, secondo il rappresentante di Bruxelles, resta “un mercato del lavoro dinamico” che crei anche “mobilità” e “investimenti da orientare verso nuove tecnologie, digitalizzazione e transizione ecologica”. La parola d’ordine è crescita anche in Ue e. E il Green Deal è uno dei processi che aiuterà la trasformazione del Continente sul piano climatico e verso un’economia sostenibile, in grado di creare nuovi posti di lavoro. L’accelerazione consentirà di arginare anche il caro bollette grazie all’approvvigionamento da fonti rinnovabili.

In ogni caso, oggi, l’Eurostat fornisce anche i dati sulla ripresa del commercio internazionale. L’export dell’eurozona verso il resto del mondo ad agosto è stato di 184,3 miliardi di euro, con una aumento del 18,2% rispetto a un anno prima, mentre le importazioni registrano un +26,6% annuo, salendo a 179,5 miliardi. Questo comporta una riduzione del surplus commerciale dell’area euro di 4,8 miliardi, da 14 miliardi calcolati ad agosto 2020. Anche gli scambi interni sono cresciuti del 21,2% a 155,5 miliardi di euro. L’Unione Europea confida in un futuro più prospero.

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