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Welfare, Nocerino (Ericsson Italia): La parola d’ordine è flessibilità

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Anche il nome della carica non è casuale. Il direttore Risorse umane in Ericsson Italia si chiama Head of People. “Un modo per ribadire la centralità delle persone in azienda” commenta Laura Nocerino che ricopre il ruolo non solo per l’Italia, ma anche per tutta l’area dei Paesi del Sud Est Mediterraneo. In Italia i dipendenti della multinazionale svedese sono 2800 suddivisi in sei centri: Genova, Roma, Pagani (Provincia di Salerno), Milano, Mestre e Napoli.

“In azienda c’è una lunga tradizione di welfare, non solo per la cultura scandinava, abituata a sistemi di protezione sociale molto avanzati, ma anche per una consolidata abitudine di valorizzazione dei collaboratori, che da sempre passa per un investimento sul loro benessere” aggiunge Nocerino.

Laura Nocerino, Hed of People Ericsson Italia – courtesy Ericsson

A fine ottobre è partita ufficialmente l’iniziativa interaziendale “4weeks4inclusion”, giunta alla seconda edizione, che mira a promuovere la cultura della diversità e dell’inclusione in Italia, cui aderiscono 200 aziende (tra cui Ericsson), che prevede una serie di eventi digitali rivolti agli oltre 700.00 dipendenti delle realtà coinvolte.

Laura Nocerino commenta: “Creare un’organizzazione inclusiva e in grado di valorizzare ogni diversità è in linea con i valori di Rispetto, Professionalità, Perseveranza e Integrità di Ericsson. Nel mese che Ericsson dedica alla Diversity, siamo felici di aderire alla 4 Weeks 4 Inclusion e portare così la nostra esperienza di azienda da sempre attenta a sostenere tutte le comunità, dentro e fuori l’azienda, creando spazi che incoraggiano diversità di prospettive”. Non a caso Ericsson Italia per il secondo anno consecutivo è stata inserita tra le “Italy’s Best Employer”.

Durante la pandemia questa vocazione all’attenzione dei dipendenti si è moltiplicata: “Alle due survey annuali che rivolgiamo ai nostri dipendenti, per monitorare criticità e soddisfazione per l’ambiente di lavoro, ne abbiamo aggiunte altre due, specifiche per cogliere quasi in diretta le conseguenze di questo periodo sulla psicologia e in generale sulla salute dei nostri collaboratori” aggiunge Nocerino.

D’altronde, ben prima che il tema dello smart working, o del telelavoro, venisse alla ribalta, Ericsson Italia lo applicava, e lo propone alla totalità dei suoi collaboratori. “L’accordo sindacale che abbiamo siglato – continua Laura Nocerino – propone strutturalmente un modello ibrido, fatto del 60% di tempo di lavoro da remoto e del 40% in presenza, ma sempre con la possibilità per ogni dipendente di introdurre soluzioni più idonee alla propria condizione”. La parola-mantra è flessibilità.

Una app dedicata consente a tutti i lavoratori, nelle sei sedi di lavoro, di prenotare spazi e scrivanie a seconda delle necessità personali e di team.

Di fatto tutti gli spazi di ufficio sono stati riprogettati per poter avere una densità di presenze di molto inferiore agli standard: il 50% in meno di scrivanie è stato un traguardo opportuno, sia per le necessità del distanziamento, sia per dare esecuzione all’accordo sul lavoro ibrido.

Un altro elemento, che non è un dettaglio: “Noi abbiamo continuato a erogare il buono pasto anche ai lavoratori in smart working” afferma Nocerino. E non è scontato, visto che in molte aziende, il lavoro da remoto è coinciso con una riduzione del sussidio per il pasto fuori casa.

Una posizione di eccellenza che si accompagna a un altro primato di Ericsson per i suoi dipendenti in smart working: il diritto alla disconnessione sancito per contratto.

Salute, assistenza familiare, supporto psicologico: sono alcuni dei bisogni che si sono fatti più espliciti nel corso delle survey aziendali durante la pandemia.

“Di più: è emerso un forte bisogno alla socializzazione, così come a un recupero di mobilità, dopo tanti periodi stanziali, imposti da Covid-19 – racconta Laura Nocerino – e facendo tesoro di questa sollecitazione abbiamo organizzato alcune passeggiate in città, o un vero e proprio trekking in campagna, tra colleghi di sede. Un modo per incontrarsi, dopo tanto distanziamento, e un modo per recuperare un po’ di mobilità. Il 20% dei dipendenti ha aderito: riprenderemo l’iniziativa appena sarà passato l’autunno e l’inverno”.

 

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