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Dal cybercrime danni per il 6% del Pil mondiale

cybersecurity, attacchi hacker, malware
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Una “emergenza globale” che determina danni economici ingenti pari al 6% del Pil mondiale. Il cybercrime continua a colpire e anzi, nei primi sei mesi di quest’anno, si evidenzia un aggravamento della situazione sul fronte della sicurezza. E’ quanto emerge dai dati della nuova edizione del Rapporto Clusit 2021, elaborato dall’Associazione italiana per la sicurezza informatica, con Astrea, agenzia specializzata nell’organizzazione di eventi nell’ambito della sicurezza informatica.

Per il primo semestre 2021 sono stati analizzati 1.053 gli attacchi cyber gravi, ovvero con un impatto sistemico in diversi aspetti della società, della politica, dell’economia e della geopolitica. Si tratta del 24% in più rispetto allo stesso periodo del 2020, per una media mensile di attacchi gravi pari a 170, contro i 156 dell’anno scorso. Questa escalation, secondo i ricercatori di Clusit, è tra l’altro probabilmente sottostimata, poiché il campione analizzato comprende esclusivamente attacchi di pubblico dominio e, tra questi, alcune classi di incidenti sono sistematicamente sottorappresentate.

Nel primo semestre 2021 sono in aumento del 21% gli attacchi gravi compiuti per finalità di cybercrime, ovvero per estorcere denaro alle vittime, che oggi rappresentano l’88% del totale. Sono inoltre cresciuti del 18% gli attacchi riferibili a information warfare, la cosiddetta ‘guerra delle informazioni’; in diminuzione, invece, quelli classificati come attività di cyber espionage (-36,7%), dopo il picco straordinario del 2020 collegato principalmente allo sviluppo di vaccini e cure per il Covid-19.

Una emergenza globale

Per questo gli esperti di Clusit la definiscono ormai “un’emergenza globale”. Le perdite stimate per le falle della cybersecurity sono pari a 6 trilioni di dollari per il 20211 ed incidono ormai per una percentuale significativa del Gdp mondiale, con un tasso di peggioramento annuale a 2 cifre ed un valore pari a 3 volte il Pil italiano.

“Da anni siamo di fronte a problematiche che per natura, gravità e dimensione travalicano costantemente i confini dell’ICT e della stessa cyber security e hanno impatti profondi, duraturi e sistemici su ogni aspetto della società, della politica, dell’economia e della geopolitica”, afferma Andrea Zapparoli Manzoni, co-autore del Rapporto Clusit e membro del Comitato direttivo Clusit.

In riferimento al nostro Paese, Zapparoli Manzoni afferma inoltre: “Auspichiamo che il Pnrr, che complessivamente alloca circa 45 miliardi di euro per la transizione digitale, possa rappresentare per l’Italia l’occasione di mettersi al passo e colmare le proprie lacune anche in ambito cyber, per portare a una significativa riduzione della superficie di attacco esposta dal Paese”.

Chi è stato colpito e perché
Utilizzando una tassonomia delle vittime basata su standard interazionali, i ricercatori Clusit hanno ricondotto gli attacchi gravi individuati a venti settori merceologici. In termini assoluti, rispetto al secondo semestre 2020, da gennaio a giugno 2021 si osserva l‘incremento più elevato degli attacchi gravi nelle categorie:

– Transportation / Storage: +108,7%
– Professional, Scientific, Technical: +85,2%
– News & multimedia: +65,2%
– Wholesale / Retail: +61,3%
– Manufacturing: +46,9%
– Energy / Utilities: +46,2%
– Government: (+39,2%)
– Arts / Entertainment: +36,8%
– Healthcare: +18,8%

In termini percentuali la categoria government rappresenta il 16% del totale e si conferma al primo posto tra le vittime, come nel precedente semestre. Al secondo posto, ancora la sanità, con il 13% degli attacchi totali, e al terzo multiple targets, che in questo semestre rappresenta il 12% delle vittime. Le altre categorie merceologiche in crescita – che sommate compongono il 50% degli attacchi rilevati – sono comprese tra l’11 ed il 4% degli attacchi, dimostrando ancora una volta che gli attaccanti si muovono a tutto campo, e che tutti sono potenziali bersagli.

Distribuzione geografica degli attacchi:
Nel primo semestre del 2021 aumentano sensibilmente gli attacchi verso realtà basate in Europa: un quarto degli attacchi sono infatti diretti verso quest’area, in crescita di 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Rimangono sostanzialmente invariate le percentuali di vittime di area americana e quelle appartenenti a organizzazioni asiatiche. Diminuiscono invece percentualmente gli attacchi gravi verso bersagli con sedi distribuite in diversi Paesi, che rappresentano il 16% nel primo semestre 2021, rispetto al 25% dello stesso periodo del 2020.

Le tecniche d’attacco
Anche in questo caso, i ricercatori Clusit si basano su una tassonomia derivata da framework internazionali, articolata su otto macrocategorie. Malaware è la categoria che nei primi sei mesi di quest’anno mostra numeri assoluti maggiori: rappresenta infatti il 43% del totale, in crescita del 10,5%. Le tecniche sconosciute (categoria
Unknown) sono al secondo posto, in aumento del 13,9% rispetto al secondo semestre 2020, superando la categoria Vulnerabilità note, che è per altro in preoccupante crescita (+41,4%) e Phishing / Social Engineering, in leggero calo (-13%). Aumentano dell’11,6% gli attacchi gravi condotti con Tecniche multiple. Infine, gli attacchi gravi con finalità di Denial of Service diminuiscono (-42,9%), così come quelli realizzati tramite Identity Theft / Account Hacking (29,5%).

In sostanza – commentano gli esperti Clusit – gli attaccanti possono ancora fare affidamento sull’efficacia del Malware, prodotto industrialmente a costi decrescenti, e sullo sfruttamento di vulnerabilità note, per colpire più della metà dei loro obiettivi, ovvero il 59% dei casi analizzati. Il 22% di attacchi realizzati con “tecniche sconosciute” (che crescono del 13,9%) è dovuto al fatto che un quinto degli attacchi diventano di dominio pubblico a seguito di un “data breach”: in questo caso, le normative impongono una notifica agli interessati, ma non di fornire una descrizione precisa delle modalità dell’attacco.

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