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I provider di welfare aziendale continuano a crescere

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Il mercato dei provider di welfare aziendale potrebbe essere prossimo alla maturità, anche se continuano a crescere i soggetti che si offrono al mondo delle imprese. Sono 104 i provider censiti dal quarto Rapporto elaborato da Altis (Alta scuola Impresa e società) dell’Università Cattolica di Milano, con la consulenza dei professori Luca Pesenti e Giovanni Scansani. Tra le indicazioni che emergono c’è una conferma della forte concentrazione nelle regioni del Nord, e l’ingresso di nuovi soggetti provenienti dal Terzo settore.

“Con il termine “Provider” – spiega Luca Pesenti – s’identificano gli operatori dei servizi gestionali di supporto al welfare aziendaledefiniti da tre caratteri distintivi: o dispongono di specifici portali web based; o attraverso i quali le aziende datrici di lavoro possono mettere a disposizione dei loro dipendenti un menu di servizi di welfare aziendale accessibili (o la cui fruizione sia rendicontabile) direttamente tramite il portale; o i servizi di welfare aziendalesono acquistabili grazie a un budget individuale di spesa (il cosiddetto «Conto Welfare») messo a disposizione dei lavoratori in forza di un contratto (nazionale, aziendale o territoriale), di un regolamento aziendale o unilateralmente dall’azienda ovvero in base ad un mix di tali fonti”.

La maggior parte dei Provider attivi sul mercato (58 su 104) sono “reseller”, cioè non proprietari della piattaforma (utilizzano quella di altri Provider) con core-business concentrato su altre attività pur sempre sinergiche al welfare aziendale. Tra i “reseller” figurano per altro gli attori di maggiori dimensioni complessive (come Banche e Assicurazioni).

I Provider proprietari della piattaforma utilizzata sono divisi tra “puri” (proprietari della piattaforma e con il loro core- business concentrato nella gestione dei servizi di supporto al welfare aziendale) e “ibridi” (proprietari della piattaforma e con il loro core-business concentrato su altre attività tuttavia sinergiche con quelle afferenti il welfare aziendale).

Rispetto ai dati presentati nella prima e più completa ricerca indipendente sul mercato (“Il Mercato dei Provider in Italia”, ALTIS, 2018), se fino al 2020 si è potuto assistere ad un ampliamento del numero degli operatori, si è ora in presenza di una fase di consolidamento del mercato che sembra aver raggiunto la sua definizione finale quanto alla dimensione quantitativa che lo rappresenta.

“Osservando con maggior livello di dettaglio la tipologia degli operatori – spiega Giovanni Scansani – i nuovi ingressi provengono in particolare dal settore delle società di consulenza HR e dal Terzo settore: in quest’ultimo caso si tratta in particolare di Provider “puri”, segno di un persistente interesse del privato sociale per le opportunità di allagamento del suo perimetro operativo offerte dalla domanda di Welfare Aziendale. Gli altri nuovi operatori censiti provengono dal mondo delle associazioni datoriali e in un caso da quello delle società emettitrici di buoni pasto”.

Tra il 2020 e il 2021 sono 4 i Provider che hanno modificato lo statuto della società e sono diventati Società Benefit. Il dato appare molto rilevante, perché queste aziende dovranno rendicontare i risultati raggiunti nel perseguimento di quelle “finalità di beneficio comune” che la legge [art. 1, c. 378 lett. a) L. 208/2015] pone alla base dell’assunzione di questa caratteristica operativa. Questa informazione sarà utile per avere una ulteriore rappresentazione dell’impatto “sociale” del welfare aziendale.

“Come indicazione di trend – conclude Scansani – si può sin d’ora segnalare che il Terzo Settore si sta attrezzando con nuovi possibili ingressi nel 2022 mentre non sono escluse possibili analoghe iniziative da parte di Società attive come Agenzie per il Lavoro che si presentano come strutture particolarmente sinergiche rispetto all’offerta di servizi gestionali per il Welfare Aziendale, al pari delle Società attive nel mercato del payroll. In questi due ultimi ambiti, considerando la consistenza numerica degli operatori presenti nei rispettivi core business, la possibilità, se non la probabilità, di qualche ulteriore ingresso non può essere esclusa”.

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