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Dilemmi nell’Ue, slitta la decisione su nucleare e gas naturale

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L’Europa in crisi energetica cerca una strada e non la trova. Le decisioni sulla nuova classificazione delle attività economiche che dovrebbero essere annoverate tra quelle sostenibili, compresa la produzione di determinate tipologie di energia, restano congelate fino al 21 gennaio. L’adozione dell’atto delegato sul ruolo di nucleare e gas naturale nella transizione Ue è stata posticipata “per dare più tempo agli Stati membri ed esperti di analizzare il testo”. Il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, conferma dunque le voci di uno slittamento dopo le non poche perplessità manifestate da alcuni Paesi. Il documento sulla cosiddetta tassonomia doveva essere ultimato per il 12.

L’Europa è alle prese con la fase di transizione ecologica che dovrebbe portare progressivamente ad eliminare l’utilizzo di fonti fossili per fare spazio alle rinnovabili. Il problema principale in questo momento riguarda il costo delle fonti ‘tradizionali’ che stanno raggiungendo record mai visti mettendo in serie difficoltà chi quei combustibili prevalentemente li importa. Il punto è cercare una modalità per acquistare o produrre energia senza subire il ‘ricatto’ di chi possiede grandi giacimenti di idrocarburi e che ora centellina produzioni ed esportazioni. Per ridurre l’impatto sui cambiamenti climatici l’aumento della produzione di energia pulita è un obbligo non più rinviabile e richiede lo smantellamento delle 168 centrali a carbone presenti nel territorio dei Ventisette. L’Ue è in difficoltà. L’ipotesi di virare su nucleare e gas naturale per ridurre i costi energetici in questa delicata ‘fase di mezzo’, considerandole utili per raggiungere la neutralità climatica, ovvero l’equilibrio tra emissioni di anidride carbonica e la capacità del Pianeta di smaltirle, trova la ferma opposizione dei movimenti ambientalisti e, tra gli Stati Ue, di Germania e Austria.

Gli esperti sono al lavoro per chiudere il documento della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen che dovrebbe passare poi al vaglio del Consiglio europeo e del Parlamento di Strasburgo. Il fronte del ‘no’ ha già invalidato la tesi secondo la quale nucleare e gas sarebbero da considerare fonti ‘ecologiche’ e la teoria, sostenuta da molti, secondo cui farebbero risparmiare. L’Organizzazione europea dei consumatori ha bocciato le proposte dei commissari. Inoltre resta aperto il problema della sicurezza. Le centrali nucleari per la maggior parte sono di vecchia generazione e la questione di come smaltire le scorie radioattive non è stata mai risolta. In Italia, come è noto, un referendum popolare del 1987 ha sancito la chiusura delle centrali atomiche anche se continuiamo ad acquistare quel tipo di energia da altri Paesi, il 10% solo dalla Francia. Quanto agli impianti che utilizzano il gas per produrre elettricità, qualora l’Ue li includesse tra le attività sostenibili, continuerebbe in ogni caso a porsi il tema dei rincari.

Lo scontro nell’Unione Europea è apertissimo e i prezzi non accennano a scendere. Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, sostiene che la transizione verso l’economia green “pone un rischio al rialzo per l’inflazione a medio termine”. Le parole della Schnabel sono state riportate oggi dal Financial Times. Il pericolo sarebbe quello di un ulteriore aumento generalizzato dei prezzi trascinato proprio dal fatto che la lotta al cambiamento climatico porterebbe a mantenere alti i costi energetici. Se l’inflazione non scendesse, Francoforte – che finora ha considerato il fenomeno transitorio – potrebbe essere costretta a ridurre gli stimoli economici prima del previsto. La situazione è complessa e il quesito di fondo lo stesso: davvero nucleare e gas naturale possono essere considerate energie pulite?

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