Meta rischia di dover vendere Instagram e WhatsApp

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Enel 2022

Meta potrebbe presto dover vendere Instagram e WhatsApp, due dei suoi maggiori generatori di entrate. Lo racconta Nicole Goodkind, in un articolo su Fortune.com

Questo perché la Federal trade commission, guidata da Lina Khan, nominata dal presidente Biden, ha ricevuto il via libera di un giudice federale per portare il gigante della tecnologia in tribunale a causa di alcune presunte violazioni dell’Antitrust. Le contestazioni erano già state fatte l’anno scorso, quando la società si chiamava ancora Facebook, ma l’ordinanza è stata respinta dal tribunale per mancanza di dettagli.

Questa volta, la denuncia della FTC conteneva fatti sufficienti per “stabilire plausibilmente” che Meta detiene il monopolio dei social network, secondo quanto ha stabilito martedì il giudice distrettuale degli Stati Unit,  James E. Boasberg. Contrariamente all’ultima volta, quando la FTC non ha fornito dati per dimostrare che “non esiste nessun altro social network di dimensioni comparabili negli Stati Uniti”, ha scritto Boasberg, questa volta la FTC ha utilizzato i dati di ComScore, una società di misurazione e analisi dei media, per dimostrare che la quota giornaliera di utenti attivi di Meta supera il 70% di tutte le app di social network.

“In breve, questa volta la FTC ha fatto il suo dovere” ha scritto Boasberg. “Seconda volta fortunata?”, aggiunge nella colorita sentenza.

La decisione rappresenta un cambiamento epocale per la Silicon Valley poiché sia i repubblicani che i democratici hanno indispettito i giganti della tecnologia come Apple, Amazon, Google e Facebook (conosciuti come i Big Four), tutti abbastanza grandi da dominare i rispettivi mercati e divorare rapidamente i concorrenti più piccoli. Khan ha spiegato di ritenere che Amazon e Google siano troppo potenti e non è detto che non vengano intentate cause analoghe nei loro confronti se quella con Meta avesse successo.

Amazon a sua volta ha sostenuto che Khan dovrebbe ricusarsi da qualsiasi decisione della FTC che coinvolga la società, incluso il parere sull’acquisizione da 8,45 miliardi di dollari dello studio cinematografico MGM, a causa delle sue precedenti dichiarazioni secondo cui la società avrebbe dovuto essere smantellata.

Tuttavia, Meta ha fatto sapere di ritenere la sentenza alla fine positiva. “La decisione restringe l’ambito di azione della FTC respingendo le affermazioni relative alla policy della piattaforma”, ha dichiarato a Fortune Chris Sgro, policy spokesperson della società. Sgro si riferiva in particolare alla decisione del giudice di ritirare alcune accuse mosse dalla FTC secondo cui Facebook avrebbe impedito ai concorrenti di accedere ai dati disponibili. La società ha cambiato la sua policy nel 2018 proprio per rendere possibile l’accesso ai dati.

“Siamo fiduciosi che le prove riveleranno la fondamentale debolezza delle accuse. I nostri investimenti in Instagram e WhatsApp li hanno trasformati in quello che sono oggi. Sono stati un bene per la concorrenza e un bene per le persone e le aziende che scelgono di utilizzare i nostri prodotti”, aggiunge Sgro.

Dopotutto, è stata proprio la FTC a consentire per prima le acquisizioni di Facebook. Nel 2012, ha approvato l’acquisizione di Instagram da 1 miliardo di dollari, un’azienda con 13 dipendenti all’epoca. Due anni dopo, nel 2014, l’agenzia ha consentito al gigante dei social media di acquistare l’app di messaggistica WhatsApp per 19 miliardi di dollari.

Ora la FTC sostiene che Facebook ha sistematicamente fatto acquisizioni per eliminare tutta la concorrenza e creare un monopolio. Il predominio dell’azienda, sostiene la FTC, ha portato a una mancanza di innovazione tecnologica e aziendale, alla mancanza di scelta per i consumatori e a una diminuzione della protezione della privacy.

Molti vedono la sentenza di martedì di Boasberg come un’enorme vittoria per Khan, la figura più giovane e probabilmente più progressista a capo della FTC nei 106 anni di storia dell’agenzia, che spera di porre fine a quasi mezzo secolo di politiche indulgenti verso le fusioni orizzontali che hanno portato alla proliferazione di colossi della tecnologia con capitalizzazioni di mercato da trilioni di dollari. Nel corso della sua carriera, Khan si è guadagnata una solida reputazione nella comunità antitrust come feroce critico del crescente dominio del mercato dei Big Tech e come difensore delle leggi anti-monopolio americane.

In sua difesa, Meta ha affermato che a causa della sua storia, Khan è prevenuta nei confronti della compagnia e non può essere considerata un giocatore imparziale. Tuttavia, questo aspetto viene respinto da Boasberg nella sua sentenza. “Sebbene Khan abbia indubbiamente espresso opinioni sul potere monopolistico di Facebook, queste non suggeriscono che vi sia uno spirito vendicativo basato sull’animosità personale o su quei conflitti di interessi finanziari visti in passato”, ha scritto Boasberg.

Ha anche sottolineato che Khan è stata scelta per gestire la FTC “in gran parte proprio per le sue pubbliche opinioni”. Kahn ha fatto scalpore per la prima volta, quando, da studentessa di legge di 28 anni alla Yale University nel 2017, ha scritto un articolo rivoluzionario di 98 pagine sul comportamento anticoncorrenziale di Amazon per lo Yale Law Journal.

Tuttavia, Khan ha una grande battaglia davanti a sé e le battaglie giudiziarie che ne seguiranno probabilmente si trascineranno per anni. I sistemi giudiziari statunitensi tradizionalmente hanno mostrato di avere dei criteri di valutazione piuttosto ridotti: dall’amministrazione Reagan in poi, i casi di antitrust sono stati decisi da un principio guida: l’azienda si sta impegnando in prezzi predatori? L’uso di questo criterio esclude sia Instagram che WhatsApp, che sono gratuiti per gli utenti.

Nei suoi scritti precedenti, Khan ha affermato che ancorare la questione della concorrenza al solo benessere dei consumatori non dà una visione complessiva del modo in cui il potere del mercato funziona nell’economia attuale. Prezzo e produzione non sono più misurazioni eque della concorrenza. Invece, ha affermato, i principi antitrust dovrebbero concentrarsi sulla vigilanza di “forme di integrazione verticale che le aziende possono utilizzare per fini anticoncorrenziali”.

In poche parole: i conflitti di interesse devono essere limitati.

L’articolo originale è su Fortune.com

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