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El Salvador, la strategia Bitcoin sta affondando l’economia

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Una delle notizie maggiori degli anni recenti, in ambito crypto, è stata la scommessa di El Salvador sulle criptovalute e il Bitcoin. Una scommessa che ha convinto il governo, ma non i cittadini. Molti non capiscono o non si fidano dei Bitcoin. Ci sono preoccupazioni sul fatto che le autorità anti-riciclaggio siano pronte a intervenire, e l’esperimento ha minato la fiducia nel programma economico del presidente a tal punto da danneggiare il debito della nazione. Eppure, scrive Fortune.com, molti dei commentatori più influenti della comunità crypto stanno ancora elogiando il progetto. In una recente intervista, Cathie Wood, CEO di ARK Invest, si è detta entusiasta del fatto che l’adozione di Bitcoin ha più che raddoppiato il numero di salvadoregni che hanno accesso “a nuovi servizi bancari e nuovi servizi finanziari”.

El Salvador se la cavava, prima del Bitcoin

È importante capire come il nuovo regime di Bitcoin abbia invertito la tendenza dopo un periodo di stabilità monetaria e abbia costretto banche e commercianti ad accettare una valuta molto volatile. Nel 2001, la nazione centroamericana (6,4 milioni di abitanti) ha preso l’audace decisione di liberarsi della moneta nazionale, il colón, a favore del dollaro.

“Ho avuto un ruolo in quella vicenda”, ha detto a Fortune.com Steve Hanke, professore di economia applicata alla Johns Hopkins University. Hanke ha consigliato i governi latinoamericani sui vantaggi dell’adozione del dollaro, circa 20 anni fa.

È stato consigliere del ministro delle finanze in Ecuador quando, prima di El Salvador, venne adottato il dollaro: Hanke è conosciuto in Ecuador come ‘the dollarizer’. In quel periodo, ha discusso a lungo dell’impatto di questa mossa con il ministro delle finanze di El Salvador Manuel Hinds, un ex economista della Banca mondiale e un caro amico. Hinds è stato l’architetto della conversione della sua nazione l’anno successivo. Il passaggio ai dollari ha funzionato. Nei due decenni successivi, la nazione ha goduto di un’inflazione media di appena il 2,03%, rispecchiando la traiettoria degli Stati Uniti. I suoi tassi sono stati stabili e moderati (7%) per una nazione in via di sviluppo, e la sua economia, sebbene afflitta dalla povertà, è cresciuta meglio della media dei suoi vicini latinoamericani.

Nonostante questo, dopo la sua elezione nel maggio 2019, l’allora presidente 37enne Nayib Bukele ha legato il futuro della sua economia ai Bitcoin. Lo scorso giugno ha approvato una legge che ha reso Bitcoin una seconda valuta ufficiale. Ma le regole applicate al Bitcoin hanno segnato un sostanziale allontanamento dal modello precedente.

Bukele, un ex publicist che sfoggia berretti da baseball indossati al contrario, blue jeans e occhiali da aviatore, si è definito in passato “il dittatore più cool del mondo”, prima di cambiare il soprannome in “Ceo di El Salvador”. La sua nuova legge richiede a tutti i commercianti e le banche di accettare Bitcoin per il pagamento da qualsiasi consumatore o altra azienda che desidera pagare con Bitcoin. “Ancora oggi, nessuno è obbligato ad accettare il dollaro come pagamento”, dice Hanke. “Quindi il Bitcoin non è una moneta legale, come il dollaro. È una moneta ‘forzata’. È ciò che l’Unione Sovietica ha imposto vietando tutte le altre valute, o ciò che le nazioni richiedono quando conquistano altre nazioni”.

Questo uso forzato del Bitcoin si potrebbe rivelare una rovina, scrive Shawn Tully su Fortune.com. Le banche che non hanno altra scelta che accettare Bitcoin non saranno in grado di rispettare nuove, stringenti, regole.

Le ragioni per l’adozione del Bitcoin

“La grande domanda è: ‘Perché il Bitcoin?”, chiede Hanke. La giustificazione di Bukele era che la criptovaluta avrebbe notevolmente migliorato l’”inclusione finanziaria” dando accesso a servizi finanziari a quel 70% di salvadoregni che non hanno conti bancari. A prima vista, l’argomento principale di Bukele sembrava avere un senso e ha ottenuto consensi internazionali che lo hanno reso una specie di eroe popolare nel mondo crypto.

L’economia di El Salvador fa molto affidamento sulle ‘rimesse’, i pagamenti alle famiglie di parenti o amici che lavorano all’estero. Questi trasferimenti rappresentano un quarto del suo PIL, la quota più alta di qualsiasi paese del mondo occidentale. Bukele ha erroneamente sostenuto che i processori coinvolti nelle transazioni richiedessero enormi commissioni che diminuivano notevolmente i dollari che la sua gente ritirava da Western Union, MoneyGram o Ria.

Distribuire Bitcoin, ha detto, avrebbe reso le rimesse molto più economiche, lasciando più soldi ai salvadoregni e immettendo milioni nell’economia.

“Era una bugia”, dice Hanke. Cita che i costi dei trasferimenti di denaro di El Salvador sono i sesti più bassi (in una ricerca effettuata su 104 paesi) al 2,8%. “La legge ha fallito, e costi con il Bitcoin sono aumentati”, afferma Hanke.

Ma aggiunge Bukele ha così raggiunto il suo obiettivo di rafforzare la sua presa sulla nazione: “Costringe i suoi nemici a seguire la legge Bitcoin e, se non lo fanno, li mette in prigione. E lascia che i suoi amici ignorino la legge”.

Gli svantaggi del Bitcoin: aziende e consumatori non lo vogliono

Bukele ha attirato gli utenti offrendo a tutti coloro che si sono iscritti all’app del governo un bonus di 30 dollari in Bitcoin, tenuto in un portafoglio digitale chiamato Chivo, gergo salvadoregno per ‘fico’. “Doveva convincere le persone a iscriversi”, dice Hanke. Ma i milioni che hanno ottenuto Chivo hanno scambiato i Bitcoin con i dollari e cancellato l’app.

Un problema, infatti, è la diffusa mancanza di familiarità con Bitcoin. Un sondaggio della Central American University ha rilevato che nove salvadoregni su 10 non sapevano cosa fosse Bitcoin e che otto su 10 non si fidavano di esso. Il governo ha frustrato i potenziali utenti fallendo il lancio dello scorso settembre. La gente non poteva scambiare i propri Bitcoin con i contanti perché l’app spesso non riusciva a connettersi ai pochi bancomat Bitcoin della nazione. E la gente non ha creduto neanche all’altro utilizzo più pubblicizzato di Bitcoin: rimesse a basso costo e super convenienti.

In effetti, l’invio di fondi nelle monete virtuali è incredibilmente costoso, su entrambe le estremità della transazione. Exchange come Coinbase addebitano al mittente commissioni dal 2% al 4% per il cambio di dollari in Bitcoin. Quando il Bitcoin arriva a San Salvador o Santa Ana, viene mostrato sul portafoglio Chivo del destinatario. Ma i salvadoregni non vogliono i Bitcoin. Quindi vanno a un bancomat, dove possono utilizzare l’app per ottenere dollari.

Il fornitore di bancomat prende una fetta del 5%, e paga altre commissioni alla rete che gestisce lo scambio da bitcoin a dollari. Hanke stima il costo totale di un trasferimento tra il 7,0% e il 9,5%, fino a tre volte e mezzo la spesa delle rimesse tradizionali, e pensa che anche il 9,5% possa essere un numero basso.

E il discorso non include il disagio di recarsi agli sportelli bancomat, che sono scarsamente distribuiti, o il rischio di essere derubati mentre si contano i contanti. Oltre l’80% delle persone intervistate dalla Camera di Commercio di El Salvador ha affermato di non volere rimesse in Bitcoin e oltre nove su 10 hanno rifiutato l’idea di prendere lo stipendio in monete.

Le autorità globali potrebbero intervenire

Hanke prevede che le forze di polizia antiterrorismo e anti-riciclaggio di denaro metteranno presto El Salvador all’angolo. Quando il Gruppo intergovernativo di azione finanziaria (GAFI) scopre o sospetta che una nazione sia coinvolta in tali illeciti, colloca il suo governo in una lista ‘grigia’ o ‘nera’ che impone severi obblighi di reporting sulle transazioni bancarie e commerciali, e in particolare quelle in risorse virtuali.

Per Hanke, un segnale che il GAFI potrebbe essere pronto ad agire è la convinzione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che Bukele sia a capo di un regime corrotto. I legislatori scelti con cura da Bukele hanno recentemente bocciato una legge che vietava ai presidenti di essere rieletti consecutivamente, e in risposta, il Dipartimento di Stato americano ha emesso un comunicato stampa intitolato ‘La decisione di El Salvador sulla rielezione mina la democrazia’.

Se El Salvador entra nella lista grigia, dice Hanke, le sue banche e le sue imprese dovranno affrontare una ventina di rigide normative in materia di reporting che saranno praticamente impossibili da soddisfare. “Le transazioni Bitcoin riguardano l’anonimato”, afferma. “Se il GAFI prende provvedimenti, chiunque apra un conto dovrà rispettare le regole che richiedono la divulgazione della fonte dei fondi e dei dettagli su ogni trasferimento”. A suo avviso, una repressione del GAFI è praticamente inevitabile e ucciderebbe ogni possibilità che Bitcoin possa fungere da valuta praticabile.

Le finanze di El Salvador in rovina

La nazione, fortemente indebitata, sta cercando di ottenere un prestito di 1 miliardo di dollari dal FMI e sta anche corteggiando la Banca Mondiale. Ma Bukele non sta ottenendo risultati con entrambi e il FMI ha fortemente criticato la sua crociata per creare la prima economia alimentata da Bitcoin. Alla fine di novembre, Bukele ha svelato la sua ultima idea: un piano per costruire una Bitcoin City nel Golfo di Fonseca, finanziata con un bond da un mld di dollari, di cui 500 milioni verrebbero impiegati addirittura per speculare in Bitcoin. In poche ore, il prezzo delle obbligazioni sovrane è sceso da 75 cent a 63 cent del loro valore nominale, per poi raggiungere il livello attuale di 36 cent. “El Salvador ora ha il debito sovrano più in difficoltà al mondo, ed è a causa della follia del Bitcoin”, afferma Hanke. “I mercati pensano che Bukele sia impazzito, e così è stato”.

L’articolo completo su Fortune.com.

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