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Startup, Hong Kong lancia la sfida

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In una scena dominata da colossi, in cui l’Asia è riuscita a superare gli Stati Uniti, si fa strada anche un nuovo attore dinamico e ricco di capitali. La versione originale di questo articolo, a firma di Andrea Rossi, è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022.

Numeri alla mano, le prospettive della scena asiatica delle startup sembrano volgere al meglio: secondo il recente report State of venture di CB Insights, nel 2021 l’Asia ha sorpassato per la prima volta gli Stati Uniti nel numero di accordi conclusi, diventando la regione principale con una quota del 36% sul totale mondo, e ha aumentato la propria incidenza soprattutto in area fintech e retailtech. Il 2021 ha registrato anche un aumento record degli investimenti nel Far East, in crescita dell’89% rispetto all’anno precedente, ovviamente guidati da Cina e India, i due mercati di maggiore dimensione.

In una scena dominata da colossi, si sta facendo spazio anche un nuovo attore, dinamico, internazionale e, soprattutto, ricco di capitali. L’ecosistema startup di Hong Kong è relativamente giovane, sia negli anni di vita che nell’età media dei suoi attori, e ha registrato un boom negli ultimi anni inserendosi con un ruolo primario in un’economia locale tradizionalmente governata da finanza, retail e real estate. Dieci o quindici anni fa non esisteva uno scenario imprenditoriale focalizzato sull’innovazione, il tema non era alla moda né oggetto di attenzione a livello universitario e di sistema educativo, la community era molto piccola e ai pochi eventi dedicati si incontravano sempre le stesse persone.

Oggi la situazione è molto diversa, il sistema è esploso soprattutto in area tech, e, pur non essendo ancora riconosciuto a livello internazionale come un leading hub globale, presenta notevoli potenzialità di sviluppo e opportunità. Karena Belin, cofounder di WHub ed AngelHub, due tra gli attori principali della scena, ha oltre dieci anni di esperienza in prima linea nella costruzione della community: “In un mondo che sembra dividersi, la value proposition di Hong Kong è basata sull’apertura a Est e Ovest, la città ha i piedi in entrambi i mondi, Usa e Cina, ma manterrà sempre una sua identità specifica. Essendo appena partito, l’ecosistema è molto aperto anche ai founder internazionali, sia per tradizione storica sia perché è più facile entrare e prendere quote di mercato qui che non in un contesto più maturo e consolidato”.

È difficile riuscire a stabilire una data di nascita precisa e ricostruire la storia dell’evoluzione di Hong Kong come tech startup hub internazionale perché ogni interlocutore mette in evidenza un aspetto diverso, a dimostrazione del fatto che le radici devono essere rintracciate in un mix di elementi e di concause. Alcuni vedono romanticamente un processo che parte dal basso, sottolineando il ruolo apripista di giovani pionieri, sui 30 anni, di ritorno nei primi anni 2000 dagli Usa, che abbandonano il lavoro in area finance a causa della crisi dei subprime e hanno l’intuizione di introdurre il modello Silicon Valley in città, generando i primi unicorni locali. Altri offrono una lettura più ‘aziendalista’, evidenziando che il salto di qualità inizia meno di dieci anni fa quando alcune multinazionali entrano nel sistema insieme ai gruppi di angel investors, mettendo le basi dell’imprenditorialità come opzione anche culturale.

Venture capital e Family office, tipicamente concentrati su investimenti tradizionali in area immobiliare e manufacturing, arriveranno invece in un secondo momento. Anche il governo locale gioca un ruolo importante nella vicenda, introducendo nei primi anni duemila Cyberport e Hong Kong Science and technology park, due organizzazioni dedicate all’innovazione che hanno ancora oggi un ruolo centrale nella costruzione dell’ecosistema, e passando intorno al 2010 da una strategia ‘wait and see’ a un approccio molto più deciso a sostegno della diversificazione economica e dell’evoluzione della città come innovation e technology hub. Diverse la ragioni alla base del cambio di passo, tra cui il rallentamento della grande ondata di sviluppo del retail, la cui espansione futura nel medio lungo termine è limitata dal livello inaudito dei prezzi e dall’assenza di spazi, e la strategia cinese di evoluzione verso un ruolo di superpower tecnologico, che fornisce il quadro all’interno del quale il governo di Hong Kong si muove.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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