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RedBird-Milan, affare fatto. Ora gli americani puntano alla media company

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Lo scudetto e la nuova proprietà in meno di dieci giorni. Il passaggio del Milan dal fondo Elliott agli americani di RedBird è cosa fatta, in attesa del closing che dovrebbe concludersi nelle prossime settimane.

Il club rossonero finisce al fondo americano per 1,3 miliardi di dollari, ottenendo il 70% del pacchetto azionario. Il restante 30% resta nella disponibilità di Elliott, che nel corso degli ultimi cinque anni ha operato per abbattere l’indebitamento del Milan accumulato in decenni di trionfi e spese stellari.

Nel corso delle settimane c’era stato l’interesse anche di Investcorp, un fondo dal Bahrain con trattativa intorno al miliardo di euro, poi fino a quasi 1,2 miliardi, prima che l’interesse svanisse ufficialmente. Elliott stava trattando anche su un altro fronte, ha allargato il giro d’orizzonti riuscendo a incassare di più anche grazie al processo inflazionistico determinato dal Chelsea, finito al magnate del videogames Todd Boehly per cinque miliardi di euro.

Milan e Redbird: chi sono gli americani?

Un fondo nato otto anni fa che investe in Italia, seguendo la scia di altri investitori americani, da Rocco Commisso alla Fiorentina sino all’Atalanta che è finita a a una cordata americana (55% delle azioni) con a capo Stephen Pagliuca, azionista anche dei Boston Celtics (Nba). Sono sette in Serie A, contando anche 777 Partners, il private equity che ha acquistato il Genoa dalla famiglia Preziosi.

RedBird Capital gestisce circa sei miliardi di dollari di capitale: dallo sport – con quote di minoranza nel Fenway Sports Group, proprietario del Liverpool e anche dei New England Patriots (Nfl), sino all’85% delle quote del Tolosa in Ligue 1 – poi investimenti nei servizi finanziari, nella tecnologia, media e telecomunicazioni.

Il vertice di RedBird, Gerry Cardinale, l’uomo che ha firmato per il nuovo corso del Milan, è un ex dirigente di Goldman Sachs che ha visto lungo anche in altri settori, co-fondando una società di nome RedBall per poter stipulare un accordo e quotare in Borsa SeatGeek, piattaforma per la vendita dei biglietti online valutata 1,3 mld di dollari.

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Un’immagine,di Gerry Cardinale, fondatore di RedBird Capital Partners. ANSA/ UFFICIO STAMPA

Il modello City Group (ma anche Red Bull)

Sette Coppa Campioni/Champions League, svariati trofei internazionali, il mito della squadra di Sacchi, uno spot per il calcio come l’Ajax di Cruijff e il Barcellona di Guardiola: se vogliamo la valutazione da 1,3 miliardi di dollari del club rossonero non corrisponde al valore e alla tradizione del brand Milan nel mondo. Ma il progetto è ambizioso: ripercorrere le tappe del City Group dell’emiro Mansour bin Zayed, il fondo che possiede le quote di almeno una decina di club disseminati in tutti i continenti. Da New York a Melbourne, poi Adelaide, Spagna, Uruguay, Francia, Belgio, la presenza è ovunque e il vertice del City Group è il Manchester City.

Serve forse poco aprire la scatola nera alla voce investimenti del club allenato da cinque anni da Pep Guardiola: ben oltre il miliardo di dollari investito dal City Group per portare il club di Manchester in vetta alla Premier League (ha vinto quattro delle ultime cinque edizioni del campionato inglese) e in Europa, impresa finora solo sfiorata tra la finale dello scorso anno di Champions League e la semifinale perduta in questa edizione con il Real Madrid campione di Carlo Ancelotti.

Insomma, l’obiettivo di RedBird è la costruzione di una ‘multiproprietà’ con club inseriti nelle economie più dinamiche a livello internazionale, club che lavorano in sinergia non solo nello scambio dei calciatori, ma anche di dirigenti, personale sanitario, medico, dirigenziale.

Alla stampa internazionale la nuova proprietà del Milan ha paragonato il brand rossonero a quello dei New York Yankees, la squadra di baseball più famosa d’America, con un giro d’affari – stime di Statista – da 482 milioni di dollari nel 2021, nonostante il peso della pandemia sui conti dell’economia sportiva. Ma questo sarebbe un successo commerciale impensabile al momento, pesando anche il valore della Serie A, che incassa la decima parte (600 milioni rispetto a 6,1 miliardi di dollari) rispetto alla Premier League nei diritti televisivi dall’estero.

Ma RedBird va oltre. Il programma ambizioso prevede che il club rossonero sia il core business di una media company che estende gli interessi dal pallone sino all’entertainment, sino alla comunicazione globale. In Europa c’è un precedente, ovvero Red Bull, il colosso della bevanda energetica partito con Salisburgo e Lipsia, sino a sviluppare un brand che ha invaso altri sport come la F1, per allargarsi alla produzione di linee di abbigliamento.

L’occasione che si chiama Serie A

Certo, il modello City, o quello Red Bull, e la suggestione di rendere il Milan un ‘assegno circolae’ come i New York Yankees. Ma RedBird, come gli altri investitori americani che preferiscono il calcio europeo alla Nfl, alla Nba o alla Major League di baseball, vede nel calcio italiano l’occasione per generare tanti profitti.

Partendo da una migliore valorizzazione nella cessione dei diritti televisivi del massimo campionato, soprattutto nelle trattative per l’estero, senza dimenticare che il private equity la scorsa estate stava per entrare nella newco della A per le trattative sui diritti tv, operazione poi saltata per volere dei presidenti di club.

E c’è poi la questione stadi: il Milan, come l’Inter, vorrebbe volentieri andare oltre San Siro, gli americani in generale puntano i propri dollari sulla costruzione di stadi, quartieri, infrastrutture e rientrare dell’investimento negli anni.

L’incognita è rappresentata dagli impedimenti della burocrazia italiana, dai lacci e lacciuoli che sinora hanno impedito alle proprietà, per esempio di Roma e Fiorentina, di realizzare nuovi impianti.

Per questo motivo James Pallotta ha deciso di vendere la Roma e il patron della Fiorentina medita di trovare un acquirente per il club toscano. Vedremo se l’amministrazione milanese sarà più ricettiva, per ora RedBird ha la chance di prendersi le simpatie della tifoseria rossonera rinnovando il contratto a Paolo Maldini, il direttore d’orchestra dello scudetto milanista.

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