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Povertà energetica, la soluzione dell’efficientamento immobiliare

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Tra il 2018 e il 2020 il tasso di povertà assoluta delle famiglie aveva fatto registrare un trend di lento ma costante miglioramento. Secondo i dati rilevati dal Laboratorio monitoraggio politiche energetiche per l’efficienza energetica di Enea però negli ultimi due anni le diverse crisi, pandemica, economica ed energetica, hanno causato un’inversione di tendenza. Già nel 2020, si è iniziato a rilevare un aumento di soggetti ascrivibili alla categoria di coloro che si definiscono in povertà energetica, cioè dichiarano di essere in difficoltà o ritardo nel pagamento delle bollette energetiche.

Un fenomeno che deriva in parte da un disequilibrio tra le abitudini di consumo energetico delle famiglie rispetto alle caratteristiche della propria abitazione. Tenuto conto che il 70% del patrimonio immobiliare è precedente alla normativa che stabilisce i criteri minimi di efficientamento energetico, questo è un punto cardine su cui intervenire.

È stato questo il tema centrale dell’incontro ‘La povertà energetica al tempo della crisi’, organizzato da Fortune Italia con il Centro Studi Americani, in collaborazione con Knauf Insulation Italia. È emerso che l’Italia ha un patrimonio edilizio straordinario, ma è proprio la sua straordinarietà, derivante dal valore storico culturale, il punto debole delle performance energetiche nazionali, nonché una delle cause che stanno alimentando la povertà energetica.

D’altra parte, si tratta di un settore che presenta notevoli potenzialità da sfruttare nel percorso di efficientamento del Paese attraverso l’individuazione degli strumenti adatti.

Come rilevato da Francesca Andreolli, Energy policy advisor Ecco – the italian climate change think tank, recuperare l’intero sistema immobiliare italiano richiederebbe oltre 600 mld di euro, un obiettivo irraggiungibile senza la presenza di meccanismi di incentivazione da parte dello Stato, fondati su una politica di sostenibilità finanziaria, che favoriscano gli investimenti privati. In tale direzione Ecco propone, quindi, di rivedere i sistemi di incentivazione attraverso la definizione di un unico strumento incentivante stabile e duraturo cominciando con la razionalizzazione di tutte quelle misure che non sono finalizzate all’efficientamento energetico o ricomprendono al loro interno, ancora, tecnologie non commisurate al rispetto di una politica di decarbonizzazione. Il finanziamento di simili misure necessita di coperture che fino al 2026 potrebbero provenire dal Pnrr e successivamente da una revisione di quelle componenti fiscali e parafiscali delle bollette elettriche e gas.

Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Curati, amministratore delegato di Knauf Insulation Italia, che ha sottolineato: “Il patrimonio immobiliare, impatta per il 40% sui consumi energetici nazionali, per il 38% sulle emissioni di gas climalteranti e per tale motivo, il suo efficientamento deve essere una priorità del nostro Paese. In tale contesto il Superbonus 110%, con i suoi limiti e criticità, è stato finora un ottimo strumento capace di dare il via a un deep energy renovation, vero driver della ripresa Italiana”.

Il Superbonus 110%, vale la pena ricordare, nasce con il Decreto Rilancio (D.L. 34/2020) quale strumento propulsivo dell’economia, in risposta alla crisi pandemica per mezzo della riqualificazione del patrimonio edilizio e l’efficientamento energetico. Per tale motivazione, nonché per il suo peso sui conti dello Stato, è stato pensato come dispositivo di breve durata e non come politica strutturata.

Nonostante sia al centro di un acceso dibattito che, evidenziando i limiti nell’applicazione, ne sta minando l’efficacia e la fiducia da parte di cittadini e imprese, il Superbonus ha avuto almeno due pregi. Il primo, l’introduzione di un rivoluzionario sistema di finanziamento per la riqualificazione energetica, attraverso l’associazione della detrazione fiscale e della cessione del credito, su cui si può costruire la futura strategia, come rimarcato da Cecilia Hugony, coordinatrice Renovate Italy. Il secondo, è che tale misura ha contribuito a fornire una prospettiva di risanamento ambientale e sicurezza energetica, atta a promuovere quel decisivo salto in avanti necessario per l’attuazione di una politica di decarbonizzazione efficace.

Per raggiungere tali risultati è necessario tener conto dei costi che tale transizione ha su settori oggi vulnerabili, pertanto gli interventi di politica ambientale, quali l’efficientamento del patrimonio abitativo, devono essere gestiti da obiettivi e priorità fondate su visioni di coerenza. Come ricordato da Monica Frassoni, Presidente EuAse (European Alliance to Save Energy), in Europa la povertà energetica è diventata un tema centrale perché la transizione ecologica non può non tenere conto delle vulnerabilità della popolazione, ma soprattutto non può aggravare situazioni di disagio sociale, ma deve anzi diventare un elemento di accompagnamento e sostegno. È proprio in tale direzione che ci si sta muovendo attraverso la Direttiva 2018/844/UE Epbd (efficienza energetica degli edifici) e la nuova direttiva sull’Efficienza energetica.

Le comunità energetiche

Quando si parla di efficienza energetica serve un approccio sistemico, perché il singolo può fare la sua parte ma può non bastare. Una sintesi delle varie necessità e bisogni può venire dall’esempio delle comunità energetiche, uno strumento moderno e innovativo per la produzione, la distribuzione e il consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Un sistema di gestione e collaborazione efficiente che permette il raggiungimento di benefici economici, attraverso una maggiore efficienza, ma soprattutto sociali, grazie a un sistema di condivisione, e quindi inclusione, dell’energia prodotta dai componenti della comunità con chi, al suo interno, non può sfruttare un impianto proprio.

Come rilevato anche dai rappresentanti del mondo politico, le comunità energetiche non sono la soluzione finale per transizione energetica italiana, ma rappresentano uno strumento importante nell’avanzamento di tale percorso di efficientamento, sia in termini di contrasto alla povertà energetica, sia come opportunità di lavoro. Uno strumento su cui il Governo ha stanziato 2,2 mld di euro e sebbene complesso, vede già alcune best practise.

Una di queste è rappresentata dal progetto del Comune di Roma che ha come obiettivo la riqualificazione energetica di 212 scuole che rappresenteranno il nodo centrale di una comunità energetica di quartiere in cui la produzione in eccesso (o non autoconsumata) dalle singole scuole in determinati momenti della giornata sarà messa a disposizione di nuclei socialmente ed economicamente svantaggiati nelle loro immediate vicinanze. “Il nostro Comune si sta muovendo sul sentiero della decarbonizzazione con il giusto impegno verso l’aspetto economico e ambientale, ma con una particolare attenzione verso la componente sociale”, ha affermato Edoardo Zanchini, direttore Ufficio clima del Comune di Roma.

La posizione condivisa da tutti i partecipanti al dibattito è che, per contrastare il fenomeno della povertà energetica e garantire un efficiente processo di decarbonizzazione, è necessario passare dalla politica fondata sui bonus a una politica strutturata e permanente di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, che permetta di ridurre il fabbisogno energetico delle famiglie, quale pilastro di una più ampia strategia energetica nazionale di lungo periodo che tenga conto non solo delle reali necessità ambientali, economiche e politiche del Paese, ma anche e soprattutto delle sue vulnerabilità sociali.

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