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Calciomercato, la solitudine dei parametri zero

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La solitudine dei parametri zero e la corsa agli abbonamenti in Serie A. Con il mercato aperto da poche settimane si stanno consolidando tendenze sconosciute sino a qualche tempo fa. La vita è dura, si fa per dire a certe cifre, per gli svincolati di lusso in Europa. In sostanza i club, italiani ed europei sembra che abbiano fatto rete tra loro per non concedere ulteriore potere a calciatori con il contratto in scadenza, con agenti pronti a passare all’incasso per l’ingaggio del proprio assistito. Una strategia condivisa, che passa attraverso la Serie A – che non naviga certamente nell’oro, ma che intanto sembra poter contare sugli stadi – e tornei con conti in ordine e liquidità, come la Bundesliga e soprattutto la Premier League, da piazzare in abbondanza su qualche atleta di spessore ancora svincolato.

Quindi lo schema del calciatore che rifiuta ogni tipo di rinnovo contrattuale – per mettersi sul mercato a costo zero per incassare un super ingaggio con milioni di euro cash alla firma e commissione all’agente – sta perdendo forza. Un primo segnale positivo per far evaporare la bolla finanziaria del pallone.

I casi italiani, da Dybala a Mertens

Ci sono società che da anni costruiscono la strategia sul mercato puntando quasi esclusivamente ai parametri zero. La Juventus, per esempio, negli anni ha portato a Torino assi come Pogba – che è tornato anche stavolta come parametro zero, dopo sei anni al Manchester United – oppure Carlos Tevez ma anche delusioni recenti come il gallese Ramsey e il francese Rabiot.

Parametri zero con ingaggi pesanti. Portando a costo zero anche Di Maria dal Paris Saint Germain, la Juventus resta un po’ l’eccezione alla regola, ma anche gli stessi Pogba e Di Maria, eccellenze nel calcio europeo, sono stati giorni, settimane senza contratto, allenandosi da soli.

Forse il caso più centrato in questo momento sulle nuove policy sui parametri zero, almeno in Italia, è Paulo Dybala. La Juventus non gli ha voluto rinnovare il contratto, le pretese iniziali di Dybala, intorno ai dieci milioni di euro annui, hanno fatto rivedere i programmi juventini.

Ora l’argentino, 29 anni, che sino a tre anni fa era costantemente celebrato come l’erede di Messi, con quotazione ben oltre i 100 milioni di euro, non trova chi gli garantisca l’ingaggio desiderato.

L’Inter vorrebbe, ma è prima impegnata a vendere qualche pezzo della gioielleria, poi ci sono la Roma e il Napoli, che offrono tanto, ma non quanto è richiesto da Dybala.

Che si ritrova a metà luglio, con i club in ritiro da dieci giorni abbondanti, senza una squadra e senza certezze. Mentre sino a un anno fa ci sarebbe stato il contratto desiderato con commissione alle stelle per l’agente.

Insomma, l’aria pare essere cambiata. Non si cede più a strategie e “ricatti” da parte dei calciatori e dei loro agenti.

In questo senso il Milan poi campione d’Italia ha inaugurato il nuovo corso, non cedendo lo scorso anno alle richieste di Donnarumma e poi applicando lo stesso metro con Franck Kessié, finito al Barcellona. Tutti importanti, nessuno è indispensabile.

Incidono sulle scelte dei club sicuramente i nuovi criteri di spesa imposti dalla Uefa, che vanno a sostituire il Fair Play Finanziario, soprattutto le norme sulla stabilità economica, con il tetto fissato al 70% delle entrate delle società per i trasferimenti, per gli stipendi degli atleti e per le commissioni degli agenti.

Non dovrebbero più esserci quindi commissioni dorate come quelle che si sono garantite negli anni Mino Raiola (morto qualche mese fa), che secondo i cabli di Football Leaks ha incassato quasi 50 miliardi di euro nel passaggio di Pogba dalla Juventus al Manchester United.

Sempre Raiola ha incassato oltre dieci milioni per De Ligt dall’Ajax alla Juve, senza dimenticare il super-procuratore portoghese Jorge Mendes, l’uomo degli affari per Cristiano Ronaldo e Mourinho, che spostava calciatori a piacimento da un torneo all’altro.

Attualmente in Italia, oltre a Dybala, sono senza contratto Dries Mertens, 148 reti con il Napoli, e altri pezzi da novanta, come Andrea Belotti, per anni leader e ariete del Torino, mentre sta trovando l’accordo con il Toronto l’ex Juve Federico Bernardeschi.

Entro il 31 agosto troveranno sicuramente una sistemazione, ma con ogni probabilità rivedendo le pretese. Non è più tempo di spese folli, a meno che a spendere non siano le solite sospette, dal Psg al Manchester City, Real Madrid o Bayern Monaco. Mentre lascia perplessi la spesa sul mercato del Barcellona, che acquista calciatori a 57 milioni di euro (Raphinha dal Leeds) con un’esposizione debitoria superiore al miliardo di euro.

Il caso Dembelé

Sono 108 i milioni di euro pagati qualche stagione fa dal Barcellona al Borussia Dortmund per Ousmane Dembelé, dopo il passaggio discusso di Neymar dal colosso spagnolo al Psg: questo è il caso che più di tutti segna un punto di non ritorno per gli svincolati.

Dembelè a gennaio aveva annunciato la volontà di mettersi sul mercato, alla ricerca di un ingaggio più alto. Sei mesi e 15 giorni dopo (la scadenza era fissata al 30 giugno) ha firmato per altri due anni con il Barcellona a cifre più basse rispetto al suo accordo precedente, da sei milioni netti annui e qualche bonus a un’intesa che potrebbe anche portarlo a incassare di più ma solo centrando una serie di obiettivi in base al rendimento personale, di squadra, ai trofei vinti e i minuti giocati.

È il calciatore ad aver fatto marcia indietro. Nessun top club europeo si è neppure avvicinato alle sue richieste, sebbene l’ala francese sia un valore aggiunto, uno di quelli che cambiano le partite. Un cambio di paradigma assoluto, che potrebbe valere per tutti da questa sessione di mercato in poi.

Il tifoso vuole lo stadio

Un altro trend che si va confermando in Italia anche negli ultimi giorni, oltre alla questione dei parametri zero, è la voglia matta di stadio dei tifosi. Dopo aver accennato giorni fa al record di tessere alla Roma (oltre 36mila, dato aggiornato a ieri, non c’era questa adesione dal 2004), al Milan, ecco l’Inter, che il 7 luglio ha chiuso la campagna abbonamenti con oltre 40 mila sottoscrizioni. E sono oltre 12 mila gli abbonati alla Fiorentina, sulla stessa cifra anche l’Atalanta, mentre il Napoli ancora deve partire con la promozione della campagna e la Lazio procede a rilento, poco più di ottomila tessere. Ma il dato è confortante anche nei tornei minori: al Genoa retrocesso in Serie B hanno deciso di legarsi per le partite casalinghe oltre 10mila tifosi, un record, considerando la categoria. E per le gare del Catania (Serie D) si sono abbonate oltre tremila persone.

 

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