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Tensione Cina-Usa, il linguaggio della diplomazia. Intervista all’Ambasciatore Sebastiani

Ambasciatore Pietro Sebastiani Fortune Italia
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Cresce la tensione tra Cina e Stati Uniti e, quindi, il lavoro della diplomazia. Alla conferma della visita della speaker della Camera Usa a Taiwan, il Ministero degli Esteri cinese ha subito convocato l’Ambasciatore americano per ‘comunicazioni urgenti’. Quali le conseguenze di queste convocazioni nei rapporti bilaterali? Non era sufficiente quanto si erano detti Biden e Xi Jinping la scorsa settimana?

Abbiamo chiesto all’Ambasciatore Pietro Sebastiani di aiutarci ad approfondire forma e sostanza del linguaggio della diplomazia internazionale. Sebastiani è stato Ambasciatore di grado dal 1984 al febbraio 2022: tra i ruoli quello di rappresentante permanente aggiunto d’Italia presso l’Unesco, consigliere diplomatico del Presidente della Camera dei Deputati, rappresentante permanente d’Italia presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite.

Ambasciatore, questi sono tempi di grande lavoro per le diplomazie di tutto il mondo. Sempre più spesso si sente parlare di ambasciatori ‘convocati con urgenza’. Quale è il significato, anche simbolico, di questa convocazione? 

Tempi di grande lavoro senza dubbio, ma l’attività diplomatica è sempre in realtà molto frenetica anche se dall’esterno poco si nota perché è spesso funzionale che stia il più possibile lontano dai riflettori. Fa eccezione la cosiddetta diplomazia pubblica e culturale e quella rivolta alle nostre collettività all’estero che devono adattarsi ed utilizzare anche alcuni parametri e tempi dei nuovi mezzi di comunicazione. Il tempo è uno degli elementi fondamentali della diplomazia. A volte i tempi della diplomazia possono sembrare sfalsati rispetto alla comune percezione, ma è troppo importante il risultato, l’obiettivo che rende il decorso del tempo uno strumento utilissimo a suo servizio. Rispondo alla domanda: gli Ambasciatori vengono convocati al Ministero degli Esteri locale a livello, in genere, del Segretario Generale o del Capo di Gabinetto del Ministro. In questo modo resta uno spazio, volendo, per una ulteriore convocazione a livello del Ministro. La convocazione – in diplomazia davvero la forma è sostanza – non è sempre necessariamente urgente, dipende dal segnale che con la convocazione stessa si vuole mandare alle autorità del Paese dell’Ambasciatore. Ad esempio, attenzione verso una problematica, sollecitazione per una posizione comune su un tema internazionale di particolare rilievo; sorpresa, stupore, irritazione, biasimo, ecc. verso una posizione, atti o dichiarazioni dell’Ambasciatore o del Suo Paese.

E, al contrario, perchè si richiama un Ambasciatore in patria? E’ il passo immediatamente precedente alla rottura delle relazioni diplomatiche?

Si richiama il proprio Ambasciatore per consultazioni, cioè per fare il punto approfondito sullo stato, evidentemente deteriorato, delle relazioni bilaterali, certo, ma è soprattutto un segnale forte di irritazione e di scontentezza. La durata del richiamo, le sue modalità, ecc., danno la cifra dell’entità della frattura che si è creata tra i due Paesi. I Paesi in fondo sono come le persone, hanno caratteri propri, loro esistenze e cambiamenti, e come tra persone i rapporti, anche i più stretti, possono avere momentanee o prolungate crisi. Dal richiamo alla rottura delle relazioni diplomatiche però ce ne corre. Questo è un atto estremo e per fortuna molto raro. C’è sempre assoluto bisogno di canali aperti di dialogo, nutrita questa di umiltà, e l’utilità unica della diplomazia.

Un Ambasciatore può essere espulso? E’ mai successo nel secondo dopoguerra?

Si certo, le espulsioni di Ambasciatori (ed ancor più del personale accreditato in lista diplomatica nelle Ambasciate) sono più frequenti di quanto si pensi. Quest’anno abbiamo avuto in marzo alcune espulsioni dal Nicaragua (se ben ricordo anche il Nunzio che nei Paesi di tradizione cristiana per consuetudine ricoprono il ruolo di Decano dell’intero corpo diplomatico), lo scorso ottobre una decina di espulsioni dalla Turchia di Ambasciatori occidentali accusati di aver sostenuto un oppositore, Kavale, e quindi intromissione negli affari interni che è in genere l’accusa più ricorrente. Durante la guerra fredda, ma accade ancora oggi, ci sono poi le espulsioni per ritorsione a seguito di altre espulsioni (‘tit for tat’ in inglese). In base all’articolo 9 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari, l’Ambasciatore viene dichiarato persona non grata (non più gradita) e quindi gli viene intimato di lasciare il Paese in pochi giorni oltre i quali perderà la sua immunità diplomatica dalla giurisdizione locale. Ecco che i linguaggi, l’uso del tempo, le liturgie della diplomazia sono importanti. Riconoscibili sin da quando la diplomazia moderna si affermò con la nascita dei grandi stati nazionali nel ‘400-‘500.

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