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Carla Morogallo racconta Milano e il design

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La Triennale Milano

Per chi ama l’architettura e il design, l’appuntamento con l’Esposizione Internazionale di Triennale Milano è un evento atteso e acclamato. Quest’anno torna in presenza per la 23ª edizione, in programma fino all’11 dicembre 2022.
400 artisti, designer, architetti, provenienti da più di 40 Paesi. Oltre 600 opere esposte e 23 partecipazioni internazionali. Emblematico il titolo “Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries”. (Cioè sconosciuti sconosciuti. Un’introduzione ai misteri) a indicare le incognite sconosciute e il disvelare misteri.
La Triennale, che nel 2023 festeggerà i 100 anni dalla sua fondazione, ha scelto una leadership al femminile. Carla Morogallo è stata nominata Direttrice Generale della Fondazione La Triennale Milano dal Cda della Fondazione, lo scorso maggio. Nata a Gioia Tauro nel 1980, Carla Morogallo ha all’attivo un lungo percorso all’interno della Triennale. Nel 2019 è stata nominata Direttrice Operativa, assumendone la gestione organizzativa e amministrativa e contribuendo alla definizione delle sue linee programmatiche e strategiche. In precedenza, dal 2017 al 2019, ha ricoperto il ruolo di Responsabile degli Affari istituzionali, supervisionando le attività e lo sviluppo degli Affari generali, legali e istituzionali, delle Risorse umane, dell’Area tecnica e dell’Archivio e della Biblioteca.

Most Powerful Women (Mpw)  ha voluto incontrarla per parlare di Milano, design, e della nuova sfida che la vedrà impegnata per i prossimi quattro anni.

L’intervista a Carla Morogallo

Milano è per molti sinonimo di design. Ci aiuti a definire meglio questo connubio, che dura da anni.
Milano  è storicamente legata a doppio filo al design. In questa città si è assistito a quel proficuo dialogo tra progettisti, imprenditori, aziende e artigiani che ha portato allo sviluppo del sistema design come lo intendiamo oggi. È la città di maestri come Gio Ponti, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Bruno Munari, Vico Magistretti, Alessandro Mendini, Enzo Mari, per citarne solo alcuni.
È la città che accoglie numerosi professionisti del settore, redazioni, scuole e università dedicate alla disciplina. È la città del Salone del Mobile. Ed è la città dove dal 1933 ha sede la Triennale, che ha svolto e tuttora svolge un ruolo centrale nel dibattito sulla disciplina. Basti pensare che proprio in un’edizione storica della Triennale è stata usata per la prima volta il termine “industrial design” per identificare quella disciplina che prima era più legata alle arti applicate e all’artigianato, mentre grazie alle aziende si è orientata alla produzione in serie.
La Triennale ha ospitato, in occasione del fuori salone, alcuni eventi che hanno “lanciato interrogativi per il futuro”. Secondo lei, in che direzione stiamo andando nel mondo dell’arte e del design?
Arte e design sono discipline da sempre in dialogo. Oggi più che mai si aprono a nuovi e arricchenti scambi, in particolare con le scienze, dalla biologia all’astrofisica. E i risultati sono molto interessanti, perché toccano istanze e urgenze del contemporaneo per offrire possibili soluzioni e visioni, dal cambiamento climatico all’abitare extraterrestre.
L’Esposizione Internazionale, che ha aperto i battenti qualche giorno fa, dopo due anni di pandemia, propone quest’anno delle mostre che sembrano suggerire un nuovo percorso del concetto di arte al servizio del quotidiano e di scoperta messa al servizio delle esperienze di tutti. Quale è stata la risposta da parte del pubblico?
Questa 23° Esposizione Internazionale propone uno sguardo trasversale e interdisciplinare, che ha visto coinvolti 400 artisti, progettisti, designer, ricercatori da oltre 40 paesi, per raccontare un tema complesso quale il mistero e l’ignoto. Nessuno ha la presunzione di fornire risposte, ma con la volontà di porre ancora nuove domande. E lo sconosciuto ci tocca tanto sul dato personale (la fragilità cui ci hanno esposto questi anni di pandemia), quanto su tematiche più ampie e lontane, come la comunione inter specie, le galassie, i pianeti e, come anticipavo prima, l’abitare extraterrestre. Pubblico, critica e stampa hanno da subito risposto positivamente. Questa è la soddisfazione più grande a fronte di questo enorme sforzo produttivo che coniuga arte e scienza in maniera inedita, ma anche con una grande volontà di rendere accessibili anche i contenuti più complessi. Per tutti i pubblici.
Per i prossimi quattro anni lei sarà alla guida della Triennale di Milano, quali sono le novità a cui sta lavorando?
Il primo importante appuntamento è nel 2023 con il centenario di Triennale (che nasce a Monza nel 1923 come biennale delle arti decorative). Stiamo lavorando al palinsesto dell’anno e a tutta la programmazione successiva fino al grande appuntamento dell’esposizione internazionale del 2025. Non posso ancora anticipare nulla della programmazione, ma confermo che sempre più Triennale rafforzerà la propria missione di essere un polo per le arti, un luogo aperto per lo scambio e il dialogo sui grandi temi della contemporaneità. Attento alla città, ma con uno sguardo internazionale. E sempre inclusivo.
Donne e design, per molti questo è un binomio perfetto. Lei ritiene che il mondo della creatività e del design siano davvero “women oriented”?
Non vorrei cadere in facili etichette. Creatività è design non hanno, e non devono avere questioni di genere. Quello che conta è il progetto o l’opera finale. Certo è giusto, come sta avvenendo sempre più negli ultimi anni, che venga riconosciuta una creatività al femminile, nell’arte, nel design, ma in generale in tutti i settori, e che sia promossa e valorizzata. Troppo a lungo grandi progettiste e artiste sono state dimenticate o hanno vissuto nell’ombra di figure maschili che la storia ha poi invece celebrato. Oggi lo scenario sta cambiando. Una manifestazione come l’attuale Biennale d’Arte di Venezia lo dimostra in pieno.
Se dovesse dare un consiglio a una giovane designer, quale sarebbe?
Studiare, avere tenacia e non avere mai paura di mettersi in gioco.

 

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