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Nell’Italia colpita dall’inflazione calano i mutui, ma crescono i prestiti personali

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Il rapporto fra l’aumento dei tassi e le richieste di mutuo è inversamente proporzionale. Per la prima volta si registra, infatti, un calo dei mutui (-13,7%) rispetto ai dati dell’anno precedente. Il Rapporto sul Credito Italiano – Trends & Insights, relativo al mese di luglio 2022, fotografa uno scenario negativo per i mutui, evidentemente penalizzati sia dall’aumento costante dei tassi d’interesse, che da diversi fattori socioeconomici, quali l’aumento dell’inflazione e la crisi politica.

Prestiti personali in aumento

In controtendenza, invece, i prestiti personali, che non sembrano risentire del clima generale d’incertezza, ma anzi registrano un +10,46% nel confronto fra luglio 2022 e lo stesso mese del 2021. I finanziamenti sono finalizzati all’acquisto di cellulari per il 32% del totale delle richieste. Si attestano al 9,5% i prestiti per l’acquisto di un nuovo autoveicolo, al 7,3% per le auto usate, seguono i finanziamenti per elettrodomestici (6,9%), per l’arredamento (4,8%), per motocicli e biciclette (3,1%) e solo l’1,8% per computer e televisori. Cresce anche l’importo finanziato del prestito personale, con un +9,67% e una media che supera gli 11mila €.

Focus mutui

Il crollo delle richieste dei mutui fa notizia, in particolare il dato -6,91% rispetto a luglio 2020, periodo in cui si era in piena pandemia. Ed in base alle stime, il dato non accenna a migliorare. Stabilizzati negli ultimi tre anni, i tassi dei mutui variabili hanno subito un primo rialzo nel mese di maggio 2022, a cui è seguito un ulteriore aumento dovuto alla variazione dei tassi d’interesse imposti dalla Bce, che li ha ‘ritoccati’ per la prima volta in 11 anni.  Si teme un’ulteriore recrudescenza per  settembre 2022 quando, secondo l’annuncio ufficiale della Banca centrale europea, si potrebbe registrare un rialzo dei tassi da 50 punti base, ovvero mezzo punto percentuale, dovuto al tasso di inflazione che è salito all’8,9% (dati luglio 2022).

Tasso fisso o variabile?

I mutui immobiliari non sono agganciati direttamente ai tassi fissati dalla Bce, ma dipendono dai tassi interbancari, ovvero quelli a cui le banche scambiano il denaro fra loro e si finanziano. I tassi interbancari, però, risentono dei tassi Bce. Questo spiega la ricaduta a cascata delle ‘variazioni europee’ sulle tasche degli italiani. Gli indici in questione sono: l’Euribor, per i mutui a tasso variabile, e dell’Irs per quelli a tasso fisso, che sono i più diffusi, quasi 9 su 10. Sulla base delle stime prodotte da Facile.it, la rata mensile di un mutuo variabile medio potrebbe salire di circa 120 euro, rispetto ad oggi.  Entro la fine dell’anno l’indice Euribor a 3 mesi potrebbe invece raggiungere l’1%, rispetto al circa -30% attuale, il che porterebbe il tasso variabile a circa 2,20%. L’Irs è già aumentato di più di 100 punti base, portando a un aumento dei tassi sui mutui fissi da 1,32% a 2,34%, con punte del 3%.

Il mercato immobiliare

Il mercato residenziale può ancora contare sulla domanda abitativa delle famiglie. I prezzi delle abitazioni hanno subito un incremento medio del +2,9% fra giugno 2022 e 2021, fra i due estremi registrati a Milano (+6,3%) e Venezia Laguna (-0,2%), stando ai dati emersi dal 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2022 – Nomisma. Un risultato coerente rispetto l’intensità della domanda e la crescita delle compravendite. All’incremento delle transazioni (+12%), ha fatto riscontro il più marcato incremento semestrale dei prezzi delle abitazioni degli ultimi 15 anni (+2,1%), a conferma dell’intensità della crescita in atto. Proprio il rialzo dei tassi Bce potrebbe portare a una battuta d’arresto delle transazioni assistite da mutuo, già a partire dagli ultimi mesi del 2022.

 

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