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Millennials campioni di risparmio nell’Italia del post pandemia

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Gli italiani si confermano popolo di risparmiatori, anche nel 2022. Dalle stime di Banca d’Italia si rileva che nel primo trimestre del 2022 la propensione al risparmio si è mantenuta superiore ai valori antecedenti l’emergenza sanitaria, con un +12,6%. La spesa delle famiglie è scesa, a causa del calo degli acquisti di servizi e beni non durevoli. Il reddito disponibile, in termini reali,  è leggermente aumentato sui tre mesi precedenti.

Millennials sul podio del risparmio

Andando a guardare nel dettaglio,  si scopre che nella fascia d’età 18/60 anni, il 45% dichiara di aver iniziato a risparmiare prima dei 30 anni, il 24,5% addirittura prima dei vent’anni. Stupisce il dato degli over 50, di cui solo il 7% dichiara di aver messo da parte dei risparmi nell’ultimo anno. Lo rivela un sondaggio condotto dalla piattaforma finanziaria Investing.com, dal quale emerge anche che, fra i giovani parsimoniosi, più del 70% dichiara di risparmiare per aumentare il proprio capitale, e solo l’8,9% lo fa ‘pensando al futuro’. Nonostante un potere d’acquisto ridotto, è quindi la fascia 20-30 anni a essere più attenta al risparmio, pur in un contesto salariale non sempre favorevole.

Risparmio sul reddito mensile

Nella fascia 30-40 solo il 20,3% rientra nel range dei “risparmiatori”, spendono tutto  i 40 e i 50enni, mentre si torna a risparmiare dopo i 50, ma lo fa solo il 7%. Dai dati del sondaggio emerge che è possibile risparmiare fino al 30% del proprio reddito mensile (ci riesce il 21% degli intervistati). I più virtuosi, il 23,6%, risparmiano più di un terzo della propria busta paga.  Il risparmio serve, in alcuni casi, a far fronte a delle spese, per lo più per l’acquisto di un immobile  (4,9%), viaggi di piacere (3,6%). Risparmiare per la pensione? Lo fa il 61,3% degli italiani intervistati, mentre il 36% dichiara di non pensarci affatto. Per raggiungere i propri obiettivi, l’87,7%  sfrutta le opportunità dei prodotti finanziari tradizionali – come azioni, obbligazioni e fondi comuni – mentre solo il 2,4% investe in real estate o prodotti assicurativi. Poco usati anche i conti deposito e i conti remunerati (3,4%). 

Aumenta il reddito medio delle famiglie italiane

Guardando invece ai dati forniti da Banca d’Italia, nel 2020 il reddito medio delle famiglie italiane era più alto del 3,7% di quello del 2016, ma ancora inferiore (8%) rispetto al picco del 2006, a cui sono seguite le tre recessioni che hanno colpito l’economia italiana. Tra il 2016 e il 2020 l’indice di Gini del reddito equivalente (che misura il grado di disuguaglianza della distribuzione del reddito), è rimasto invariato mentre è diminuita la quota degli individui a basso reddito. La ricchezza netta media è aumentata dell’1,7% tra il 2016 e il 2020, sostenuta proprio dalla crescita del risparmio.  Aumentano le famiglie indebitate, per la prima volta dopo il 2008. Sembra sia tuttavia diminuito di 4 punti percentuali, rispetto al 2016, il numero nuclei familiari finanziariamente vulnerabili,  ovvero che hanno un reddito equivalente inferiore a quello mediano e una spesa annua a copertura del debito superiore del 30% rispetto al reddito effettivo. Alla riduzione ha contribuito l’ampliamento della moratoria sul debito, avviata nel 2020.

Un triennio d’oro per il risparmio

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il periodo storico nel quale si è registrato il più significativo accumulo di liquidità, il periodo pandemico 2020-2022 è stato interessato da un significativo accumulo di liquidità, mentre le riaperture e la graduale ripresa dell’economia hanno coinciso con la difficoltà, da parte delle famiglie, di continuare a risparmiare, passando dal 35,2% del 2020, al  26,6% del 2021. Per dirlo in modo lapalissiano: si è risparmiato di più quando si poteva spendere meno.

Uomini contro donne

La maggior parte dei risparmiatori è di sesso maschile (93%) e ha un reddito da lavoro nell’81,7% dei casi.  Gli italiani, è quindi il caso di parlare al maschile, confermano di avere una buona capacità di risparmio e maggiore attenzione alla conservazione del capitale. Bisognerebbe forse investire ancora in educazione finanziaria, affinchè il tema della corretta gestione del reddito possa diventare uno strumento anche per le donne.

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