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Quanto manca all’autonomia energetica italiana? La risposta dell’esperto Enea

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Acqua, sole, vento, rifiuti. Con le rinnovabili, l’Italia potrebbe aumentare di quattro volte la propria autonomia energetica. E in un contesto in cui – complice il conflitto in Ucraina – il tema delle forniture è al centro del dibattito internazionale, la corsa alle fonti alternative risuona come un potente richiamo. Anche perché, dati alla mano, il nostro Paese produce attualmente la più bassa percentuale del proprio fabbisogno energetico rispetto agli altri membri Ue.

A registrarlo è l’analisi di The European House – Ambrosetti, in collaborazione con A2a: ‘Verso l’autonomia energetica italiana’, presentata nel corso del Forum a Cernobbio.

L’Italia, secondo il report, produce nel proprio territorio solo il 22,5% dell’energia consumata, a fronte di una media europea del 39,5%. In termini comparativi si posiziona quintultima: precediamo il Belgio (22,4%), Cipro (7,2%), il Lussemburgo (5,0%) e Malta (2,7%).

“Storicamente, il nostro è un Paese povero di energia”, ha spiegato Francesco Gracceva,  responsabile del servizio Analisi del sistema energetico di Enea, a Fortune Italia.

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L’Italia dipende per quasi l’80% da altri Paesi dal punto di vista energetico e la guerra in Ucraina ha messo in luce tutte le fragilità di un sistema che importa il 25% del suo fabbisogno da Mosca. Raggiungere l’autonomia è possibile, ma richiede un lungo percorso e l’ammodernamento delle reti di distribuzione. La strada, però, è in parte già tracciata”.

Oggi le imprese italiane sono tutte impegnate verso la transizione energetica, che punta sulla decarbonizzazione – a livello globale – delle attività economiche e industriali. Anche per questa ragione, negli ultimi (quasi) vent’anni sono stati compiuti importanti passi in avanti. E lo studio di Ambrosetti, continua Gracceva, “non è totalmente negativo e dice molto di quello che potrebbe accadere nei prossimi venti o trent’anni”.

Nonostante la scarsa autonomia energetica, l’Italia risulta tra i Paesi più virtuosi in termini di miglioramento della stessa, avendo aumentato il proprio livello di 9 punti percentuali tra il 2000 e il 2019. Si tratta di un incremento pari a oltre 2 volte quello della Francia (con 3,7 punti percentuali) e oltre 4 volte quello della Spagna (1,8 percentuali).

“Questa crescita è riconducibile principalmente allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili presenti sul territorio e ulteriormente sfruttabili”, afferma Gracceva.

“Negli ultimi anni, con il calo degli investimenti circa i nuovi giacimenti, la produzione di petrolio si è mantenuta costante mentre il gas naturale è sceso. In tal modo, per compensare è aumentata la produzione da fonti rinnovabili. Lo dimostrano anche i dati dell’Eurostat: nel 2014 la produzione di energia primaria nell’Ue ammontava a 771 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Adesso, le fonti rinnovabili costituiscono una quota in rapida crescita dell’energia utilizzata in Europa. La maggior parte di questa energia proviene ancora dai combustibili fossili, ma la loro quota nel mix energetico si sta costantemente riducendo”.

La strada è dunque “tracciata”. Per rendere il nostro Paese pienamente indipendente e competitivo è indispensabile dirigersi verso una maggiore efficienza e fare leva sulla produzione interna da rinnovabili.

Come rilevato dal documento di Ambrosetti, solo dai rifiuti è possibile ottenere ulteriori 7 TWh. La valorizzazione del biometano può portare più di 6 miliardi di metri cubi di gas. Aggiungendo fotovoltaico ed eolico l’autonomia energetica potrebbe quasi triplicare e arrivare al 58,4%.

Raggiungere un obiettivo così ambizioso ha naturalmente un costo”. Le analisi di un altro rapporto, quello Enel-Ambrosetti, presentato sempre nel corso del forum, hanno individuato due scenari di decarbonizzazione (‘Low Ambition’ e ‘Net Zero’) per l’Italia e la Spagna. Guardando all’Italia, il secondo scenario prevede investimenti per 3.351 miliardi di euro fino al 2050, addirittura meno della cifra prevista per lo scenario Low ambition. Inoltre, ci sono maggiori benefici “in termini di ritorni economici (+328 miliardi di euro), di occupazione (+2,6 milioni di posti di lavoro), riduzione dell’inquinamento (-614 miliardi di euro di costi connessi alla salute e alla minore produttività) e risparmio sulle spese per combustibili fossili (-1.914 miliardi di euro). “La necessità di affrontare investimenti ingenti spaventa. Ma a conti fatti, gli impatti macroeconomici delle politiche di decarbonizzazione non avranno effetti particolarmente negativi per l’economia. E se ben diretti potrebbero anche portare un vantaggio economico”.

Francesco Gracceva, responsabile servizio Analisi sistema energetico Enea


“Il costo totale del sistema energetico rispetto al Pil aumenta”, 
invita a considerare Gracceva.

A sostegno di ciò, nell’ultimo paper pubblicato ad agosto 2022 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford, è stato stimato che il costo totale del passaggio a un sistema energetico basato al 100% sulle energie rinnovabili entro il 2050 sarebbe di circa 61.500 miliardi di dollari, equivalenti al 2,5% del PIL mondiale: poco più del 10% dell’attuale investimento annuo di capitale a livello mondiale. Passando all’energia pulita, il consumo energetico mondiale diminuirebbe del 56%. E tra i motivi del risparmio c’è il fatto che i sistemi energetici basati sulla combustione richiedono molta energia solo per funzionare.

Le fonti rinnovabili presentano comunque una serie di criticità. Innanzitutto, se pensiamo al fotovoltaico, che rappresenta la fonte green potenzialmente più rilevante, si parla sempre di ‘potenziale teorico’. Ci sono regioni in Italia che potrebbero sfruttare maggiormente gli impianti fotovoltaici, come ad esempio quelle del Sud. La convenienza aumenta in queste zone anche perché sono meno industriali. Diventa quindi più facile installare container”.

“Un altro grande problema riguarda la densità” ,dice l’esperto dell’Enea “perché le fonti rinnovabili sono poco dense e richiedono molto spazio, che a volte manca. E non sono programmabili, a causa della loro intermittenza e imprevedibilità che impone significative sfide per la gestione efficiente ed in sicurezza del sistema elettrico”.

Mentre gli italiani si preparano ad affrontare l’inverno del ‘Piano Cingolani’ – tra termosifoni portati a una temperatura inferiore e accorgimenti come spegnere l’acqua di cottura una volta arrivata a ebollizione – il percorso verso l’autonomia energetica secondo Francesco Gracceva è sì segnato, ma lungo e faticoso. 

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