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L’Italia vira a destra e la Meloni parla già da premier: voglio unire gli italiani

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Un discorso sobrio, dai toni pacati. Giorgia Meloni, vincitrice delle elezioni in Italia e premier in pectore di un governo di centrodestra, concede poco o nulla alla retorica trionfalistica. Lancia un messaggio di pacificazione nazionale dopo una campagna elettorale spesso molto aggressiva. “Se saremo chiamati a governare la Nazione lo faremo per tutti, per unire un popolo esaltando ciò che unisce piuttosto che ciò che divide, dando agli italiani l’orgoglio di sventolare il Tricolore”. Sono queste le prime parole pronunciate dalla Meloni dopo la vittoria elettorale. Fratelli d’Italia è il primo partito in Italia col 26,25 per cento. È questa la notizia che emerge dalle urne e diventa breaking news su tutti i principali giornali  nazionali ed internazionali. Complessivamente la coalizione composta da FdI, Lega, Fi e Noi moderati raggiunge il 44,5% dei voti, con un balzo di sette punti in più rispetto al 37,5% del 2018. Vince nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali di Camera e Senato. Il centrosinistra, composto da Pd, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa, Impegno civico, si ferma al 26,2%. Sono pochi i collegi uninominali dove prevale il centrosinistra, anche in regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana. Il Movimento 5 Stelle, correndo da solo, ha invece incassato il 15,2% dei voti ed è il primo partito al Sud. Per i pentastellati vittoria a sorpresa in una decina di collegi uninominali del sud, soprattutto nel napoletano, nel palermitano e a Foggia. Rispetto al 2018, quando ebbe il 32,2%, M5s cede il 17%. La lista Azione-Iv, non presente nel 2018, ottiene il 7,7%.

Affluenza alle urne. Meno del 64 per cento degli italiani hanno votato

Nel centrodestra la parte del leone la fa Fratelli d’Italia che sestuplica i voti rispetto al 2018, passando dal 4,3% al 26,4%. Lega e Forza Italia quasi dimezzano i loro voti: il Carroccio passa dal 17,6% al 9%; FI dal 14,4% all’8,3%. Noi moderati corre il rischio di non superare l’1%. Fratelli d’Italia oggi ha il doppio dei voti della Lega anche in regioni come la Lombardia e il Veneto. Nel centrosinistra la lista ‘Pd-Italia Democratica e Progressista’ è al 19,1%. Nel 2018 Pd, Leu e Insieme ebbero complessivamente il 22,9%. Cresce +Europa che passa dal 2,4 al 3%. Impegno civico non va oltre lo 0,5%. Luigi Di Maio, sconfitto dal pentastellato Sergio Costa nel collegio di Napoli Fuorigrotta alla Camera, resta fuori dal Parlamento. Per lui è uno stop brusco alla carriera politica. Sono molto pochi i collegi uninominali sfuggiti al centrodestra. Il centrosinistra prevale fra l’altro a Torino centro, Milano centro, Bologna, Imola, Firenze. La lista ‘De Luca sindaco d’Italia’ vince nel messinese. M5s prevale nel napoletano, nel palermitano e a Foggia. Tra i leader Meloni, Berlusconi e Lupi vincono largo nei loro collegi uninominali di L’Aquila Camera, Monza Senato e Lecco Camera. Bonelli vince a Imola Camera. Bonino è seconda a Roma centro Senato e rischia di non entrare in Parlamento se la lista +Europa non supererà il 3% dei voti nazionali. Letta, Salvini, Fratoianni, Conte e Renzi non hanno corso nell’uninominale. Calenda è solo terzo nel collegio di Roma centro Senato. 

Con questi numeri il centrodestra si appresta a governare. All’estero si descrive una “estrema destra che vince e Giorgia Meloni in procinto di diventare la prima donna premier”. È il titolo della edizione on line della Bbc. Il New York Times parla di “Europa che si prepara ad un altro spostamento a destra” e dei risultati del voto in Italia che “suggeriscono che il prossimo premier dell’Italia potrebbe essere Giorgia Meloni, una leader di estrema destra con radici post-fasciste. Sarebbe la prima donna premier del Paese”, sottolinea il prestigioso quotidiano americano. L’altro dato interessante e che farà discutere in Italia è l’affluenza alle urne.  A votare per eleggere il nuovo Parlamento è andato solo il 63,74% degli italiani aventi diritto. In occasione delle elezioni politiche del 2018, alla stessa ora, la percentuale era stata del 73,04%.  Si tratta del dato più basso di sempre nella storia dell’Italia Repubblicana.Tra le regioni con l’affluenza più alta spiccano la Lombardia (70,33% contro il 77,51 del 2018), seguita dalla Toscana (69,73% contro il 77,29%) e l’Emilia Romagna (71,94%% contro il 78,58% di quattro anni fa).Tra quelle con l’affluenza più bassa ci sono la Calabria (50,76% rispetto al 63,57% del 2018), la Sardegna (53,16% rispetto al 65,76%), la Campania (al 53,31%), il Molise (56,53% rispetto al 71,31%) e Basilicata (al 58,77% contro il 71,11) della scorsa tornata).

 

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