“Prima di fare la lotta al gioco illegale bisognerebbe fare tutti quanti insieme la lotta all’ipocrisia”. Alla Lanterna di Roma Mauro d’Attis, Vicepresidente Commissione parlamentare antimafia, apre senza mezzi termini l’evento “Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia: dimensioni, rischi e priorità di intervento”. Un confronto, organizzato da Fortune Italia e moderato da Massimo Maria Amorosini, che ha messo insieme istituzioni, mondo delle imprese, esperti di economia, sicurezza e regolazione con l’obiettivo di fare chiarezza su un tema che incrocia legalità, sostenibilità economica, tutela delle entrate pubbliche e innovazione del settore.
Sul palco sono saliti alcuni dei principali protagonisti del riordino del comparto giochi, della fiscalità e delle strategie di contrasto all’offerta illegale. E il messaggio emerso con maggiore forza è che il gioco illegale non rappresenta più soltanto un problema di ordine pubblico, ma un fenomeno economico strutturale capace di muoversi tra piattaforme digitali offshore, anonimato finanziario e nuove tecnologie.
“Il mercato illegale in Italia vale tra il 16% e il 29% della raccolta totale ed è evoluto verso piattaforme digitali offshore che operano senza licenza e in totale anonimato”, ha spiegato Renato Loiero, consigliere economico della Presidenza del Consiglio. Secondo Loiero, “mantenere competitivo questo settore è la condizione essenziale per proteggere i giocatori”, perché “la canalizzazione non può essere indotta forzosamente dalla regolazione”.
Controlli, sostenibilità economica e presidio pubblico
Il tema dell’equilibrio tra controlli, sostenibilità economica e presidio pubblico è stato al centro di tutto il confronto. Loiero ha ricordato come “il regime concessorio italiano del gioco pubblico sia uno degli strumenti di politica pubblica dimostratisi più efficaci a livello internazionale” e come l’Italia abbia raggiunto “un tasso di canalizzazione del 92% della spesa effettiva”. Un risultato che, secondo il consigliere del governo, “non è casuale, ma la conseguenza diretta di vent’anni di investimenti normativi, tecnologici e cooperativi”.
Il rischio, emerso più volte durante l’evento, è che un eccessivo irrigidimento normativo possa produrre l’effetto opposto a quello desiderato. “La compressione eccessiva dei margini degli operatori attraverso un’imposizione fiscale squilibrata potrebbe alimentare la migrazione dei giocatori verso canali non controllati”, ha avvertito.
“Abbiamo affrontato finalmente in modo serio un tema come quello del settore dei giochi legali, uscendo da luoghi comuni e da un’attenzione spesso spasmodica di tipo emergenziale” ha dichiarato Marco Osnato, Presidente Commissione Finanze Camera dei Deputati. “L’attenzione primaria è la tutela del cittadino: bisogna debellare le modalità con cui la criminalità organizzata cerca di infiltrarsi”. Per il presidente della Commissione Finanze, il punto centrale resta “dare un campo di gioco chiaro, rigoroso ma trasparente a chi vuole fare impresa e chiudere il cancello a chi invece voleva altro.”
L’illegalità nel settore
A emergere è anche la trasformazione profonda dell’illegalità nel settore. “Vent’anni fa il fenomeno illegale aveva una dimensione territoriale molto forte. Oggi ci troviamo di fronte a una dimensione molto più liquida, molto più nazionale”, ha spiegato Marco Piatti, amministratore di Prisma. Un ecosistema che, secondo Cesare Pozzi della Luiss Business School, si muove ormai in aree sempre più sfumate: “Un terzo delle persone non sa che quello che sta facendo è illegale”.
Il vero terreno di scontro è ormai quello digitale. “Le organizzazioni criminali hanno sempre cavalcato l’innovazione tecnologica adattandola ai propri obiettivi”, ha aggiunto Piatti. E proprio l’innovazione rappresenta oggi uno dei principali nodi del dibattito. “Il gioco legale deve rimanere sicuro ma deve anche innovare”, ha sottolineato Markus Buechele, Ceo di Novomatic Italia. “Senza innovazione e con una fiscalità sbilanciata rischiamo che la domanda si sposti verso segmenti di mercato con meno regole o senza regole”.
“Non possiamo girarci dall’altra parte rispetto a quello che magistratura e forze dell’ordine ci dicono sul gioco illegale”, ha aggiunto d’Attis, ribadendo che “bisogna regolare per permettere, piuttosto che vietare per impedire. Questa è la cosa migliore”.
Il nodo del digitale
Sul fronte investigativo, il generale Michele Esposito della Guardia di Finanza ha parlato apertamente di “criminalità economica organizzata”. “La sicurezza economica è sicurezza nazionale”, ha spiegato, ricordando che “se gli spazi non vengono occupati dalla legalità vengono occupati dall’illegalità”. Un fenomeno che si intreccia sempre più con riciclaggio e strumenti finanziari opachi: “Le criptovalute e gli strumenti digitali consentono scambi che garantiscono anonimato”.
Secondo il Direttore Giochi ADM, Mario Lollobrigida, il vero nodo resta però il digitale. “Gli operatori illegali si trovano spesso fuori dal territorio nazionale e risultano difficilmente raggiungibili anche dalle attività investigative della magistratura e delle autorità”, ha dichiarato. ADM continua dunque a intervenire attraverso il blocco e l’inibizione dei siti, ma il fenomeno dei cosiddetti “siti gemelli” rende l’azione estremamente complessa: “Chiudiamo un sito e immediatamente ne compare un altro con un dominio differente”.
ADM, ha spiegato il direttore, sta lavorando per sensibilizzare i partner internazionali e le piattaforme digitali affinché venga impedita la promozione di operatori non autorizzati sui motori di ricerca e sui canali social. “Serve una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme digitali e un intervento anche a livello comunitario”, ha detto.
Le zone grigie
Ettore Rosato, componente della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, ha sottolineato come la principale criticità del sistema resti oggi la capacità del mercato illegale di sfruttare le zone grigie create da un approccio normativo non sempre coerente. “L’errore più grande è concentrare tutta l’attenzione sul controllo del gioco legale mentre il gioco illegale continua a espandersi grazie a piattaforme digitali, anonimato finanziario e strumenti tecnologici sempre più sofisticati”, ha osservato Rosato.
Secondo il parlamentare, “serve evitare approcci ideologici e costruire invece un sistema regolatorio equilibrato, capace di rendere competitivo il circuito legale e togliere spazio alle organizzazioni criminali che oggi utilizzano il gioco come strumento di riciclaggio e accumulo di profitti”. Sul piano politico, il messaggio finale emerso dal confronto è che il contrasto al gioco illegale non possa basarsi soltanto sulla repressione, ma richieda un equilibrio tra regolazione, innovazione, tracciabilità e sostenibilità economica del mercato legale.
