Come guidare una startup secondo Uri Levine: fate errori, ma fateli in fretta

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Far crescere startup e aziende nel tech durante anni in cui i mercati tecnologici sono alle stelle non è facile, ma sicuramente aiuta. Ora, invece, i giovani imprenditori che hanno intenzione di portare la loro innovazione sul mercato devono affrontare l’inflazione, le prospettive di recessione mondiale, e naturalmente una maggiore cautela degli investitori che li dovrebbero aiutare a raccogliere soldi per la loro startup. Eppure, secondo Uri Levine, imprenditore israeliano e co-fondatore di Waze, non è niente di nuovo: chi fa startup è già abituato alle oscillazioni del mercato. E non farsi spaventare dai fallimenti è fondamentale per raggiungere il successo.

Levine, ospite del World Business Forum di Milano, a Fortune Italia (in un’intervista video a cura di Carlo Buonamico, Antonio Santamato e Giorgia Marino) racconta qual è il segreto di uno startupper seriale. Levine infatti ha cofondato Waze, l’app di navigazione acquisita da Google per 1,1 miliardi di dollari nel 2013, ed è anche ex investitore e membro del consiglio di Moovit, la ‘Waze del trasporto pubblico’ acquisita da Intel per 1 miliardo di dollari nel 2020. Levine dirige il “The Founders Kitchen”, un fondo per la creazione di aziende, e tra le sue startup ci sono Feex, FairFly, Refundit e SeeTree.

 

Nella sua carriera lei è stato un costruttore di ‘unicorni’ come Waze: l’azienda ha mosso i primi passi durante una crisi economica: pensa che le startup affrontino le stesse sfide ora?

Le recessioni vanno e vengono e sono sempre cicliche, l’economia va su e giù. Tutte le aziende del mondo soffrono recessioni e oscillazioni del mercato. Per le startup la frequenza di questi su e giù è molto superiore, sono delle vere montagne russe. Non ho più un ruolo in Waze, ho lasciato dopo l’acquisizione, ma Waze ha avuto molto successo in qualsiasi periodo economico, perché creano valore per i loro utenti, e quando crei valore tutto va al suo posto.

Oggi al World Business Forum ha parlato di quanto sia importante sbagliare e andare avanti. Quali sono gli errori che bisogna evitare a tutti i costi in un periodo come questo, quando i soldi sono pochi e persino i giganti della tecnologia devono licenziare i dipendenti?

Ci sono così tanti sbagli che si possono fare durante un percorso, l’importante cosa è rialzarsi velocemente: sbagli, cadi, ti rialzi velocemente e continui ad andare avanti, e la perseveranza di provare altre cose è quello che ti porterà al successo. Durante gli anni ho fatto tanti errori e non ho ancora finito, ne farò ancora altri. Ci sono aziende che ho fondato che non hanno funzionato per il team sbagliato o perché il problema che risolvevano è sparito, e avrò altre aziende sulle quali sbaglierò.

Quali sono i suoi consigli per i nuovi imprenditori? Come si riconoscono le opportunità più importanti?

Ci sono alcuni consigli veramente importanti, e uno di questi è ‘sbaglia velocemente’. Il più grande nemico del ‘good enough’ è il ‘perfect’. Puoi battere il mercato con il ‘good enough’. Ed è questo che succederà: non hai bisogno di essere perfetto. E quando lo capirai e comincerai a fare i tuoi sbagli più velocemente avrai più tempo di fare nuovi tentativi e di provare qualcos’altro. Alla fine questo è fondamentale: la cosa più importante del percorso di una startup è capire il mercato del tuo prodotto. Se non lo fai, morirai, questo è un fatto. Non si è mai sentito di una società che non l’abbia capito. Questo percorso può essere molto lungo e difficile, può durare anni, magari 2, 3 o 4. La cosa più importante è non mollare mai. E se fai i tuoi sbagli più velocemente hai effettivamente una buona occasione di raggiungere il successo.

Provenendo da una ‘startup nation’ come Israele, cosa pensa che debba fare l’Europa (e l’Italia) per diventare una vera forza di innovazione e tecnologia?

Quando paragono diversi Paesi e le loro storie di imprenditorialità uno dei fattori maggiori che vedo è che il livello della paura di fallire cambia: in Italia e in Europa il livello di quella paura è relativamente alto, le persone hanno paura di fallire, e quando c’è questa paura ci sono meno persone che proveranno a fare qualcosa di nuovo. L’Italia è stata creata grazie a tantissima innovazione, ma con il tempo ce ne siamo dimenticati e il risultato è che ora ce ne è di meno. Questa è un aspetto, l’altro è quello relativo all’engineering: alla fine se vogliamo costruire nuove cose abbiamo bisogno di più ingegneri. E ci sono scuole fantastiche in Italia, ma non abbastanza. Quindi dobbiamo ridurre la paura del fallimento e puntare sull’ingegneria se vogliamo essere più innovativi, se vogliamo più startup e tecnologia.

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