Davos, il piano di von der Leyen e il problema a lungo termine dell’industria Green

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Il futuro dell’Europa ‘verde’ voluta da Ursula von der Leyen cammina su un filo sorretto da un mix di capacità industriali e aiuti di Stato. Per questo, dal palco del World Economic Forum di Davos, la presidente della Commissione Ue ha parlato di un nuovo NetZero Industry Act: un piano normativo industriale per il Green deal europeo, puntellato da un Fondo sovrano europeo (“nella revisione di medio-termine del nostro bilancio nel 2023“) per aumentare i finanziamenti del settore. Perché sul piano finanziario, ha spiegato Von der Leyen, gli aiuti di Stato, da soli, “sarebbero una soluzione limitata”.

In maniera più immediata, l’iniziativa europea è una risposta dall’Inflation reduction Act americano, per riportare in equilibrio la bilancia della competitività del continente rispetto a quella USA, finanziata dal Governo di Joe Biden. Arrivare alle emissioni zero senza “nuove dipendenze”, dopo quella russa di cui l’Europa si sta faticosamente liberando, è l’obiettivo di von der Leyen.

Ma quello della costruzione di una vera capacità produttiva verde è un tema sul quale lo stesso World Economic Forum, in un report redatto con Bcg e diffuso qualche giorno prima del Forum, ha fornito dati preziosi: lo squilibrio tra domanda e offerta di prodotti green genererà una “scarsità verde” che non riguarda, naturalmente, solo l’Europa, ma il mondo intero.

Lo studio di Wef e Bcg (‘Winning in Green Markets: Scaling Products for a Net Zero World), illustra come le aziende possono accelerare il percorso verso la sostenibilità progettando nuovi mercati green.

Ma nelle supply chain industriali più importanti, “gli operatori impegnati per la decarbonizzazione situati a valle sono di gran lunga più numerosi degli operatori a monte della value chain. In alcuni casi, questo divario di quote di mercato supera i 20 punti percentuali”, dice il report.

La situazione più grave è quella di plastica e prodotti chimici green: nel 2030 potremmo non avere alternative verdi, e quindi le industrie non riusciranno a soddisfare la domanda dei consumatori.

Il report fa anche l’esempio del settore del personal care. Le aziende downstream, a valle della catena del valore, hanno obiettivi rientranti nel quadro della Science Based Target iniziative (l’iniziativa Ipcc per la riduzione delle emissioni) in un numero di casi che corrisponde al 45% del mercato. Tuttavia, ma in industrie come la plastica e l’alluminio, che forniscono materiali per il settore del personal care, rispettivamente solo il 6% e l’11% della quota di mercato ha assunto impegni analoghi per le emissioni.

Naturalmente, il problema è sia a lungo che a breve termine: già oggi i prodotti a basse emissioni di carbonio hanno ancora prezzi proibitivi, che superano anche del 50% il resto dei prodotti in commercio, in particolare nel settore industriale.

Nonostante questo, il report fa l’esempio di alcune aziende che sono riuscite a trasformare il costo del green in una fonte di ricavi, come Tesla, Orsted e Beyond Meat, cioè early movers del mercato green. E ci sono riuscite nonostante la parità dei costi dei materiali green con quelli tradizionali non sia ancora stata raggiunta.

Anche von der Leyen ha evocato il problema delle supply chain: l’obiettivo del NetZero Industry Act “sarà quello di focalizzare gli investimenti su progetti strategici lungo l’intera supply chain” delle tecnologie verdi. “Vedremo in particolare come semplificare e accelerare i tempi per consentire nuovi siti di produzione di tecnologie pulite”, ha aggiunto von der Leyen.

I consumatori green aspettano la convenienza

Se da una parte della catena mancano i produttori, dall’altra i clienti non scarseggiano: semplicemente, attendono che i prodotti sostenibili diventino convenienti. Un’indagine condotta da BCG stima che, mentre meno del 10% dei consumatori sceglie di acquistare prodotti sostenibili, il numero aumenta fino a circa l’80% dei consumatori quando i prodotti sostenibili sono comparabili ai prodotti più comuni in termini di convenienza.

“Nei prossimi 10 anni potremmo vedere un massiccio incremento di soluzioni green e la creazione di ampi mercati per materiali, prodotti e servizi a basse emissioni di carbonio”, ha spiegato, commentando il report, Antonia Gawel, responsabile Climate change del  World  Economic Forum, convinta che i sovrapprezzi  delle tecnologie green diminuiranno  fino a scomparire, politiche governative permettendo. “Le imprese e i governi hanno un ruolo cruciale poiché daranno accesso a capitali, tecnologia, politiche e legislazione per raggiungere gli obiettivi climatici in tempo”.

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