Intelligenza artificiale, Vedrai cresce ancora. “Quotazione in 3 anni”

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Dopo due aumenti di capitale da 45 mln di euro totali e l’apertura della sede in Spagna, Vedrai continua a crescere: il Gruppo specializzato in intelligenza artificiale ha completato l’acquisizione di Premoneo, altra azienda AI. A settembre 2021 era già stato rilevato il 51% della società: ora si completa l’exit della startup specializzata in attività di pricing, forecasting e segmentazione con il restante 49%, cioè le quote dei fondatori di Premoneo (l’intero team e i prodotti di Premoneo ora faranno parte di Vedrai). Il completamento dell’operazione è stato anticipato di un anno rispetto a quanto previsto: a Fortune Italia, Diego Maccarelli, Head of Corporate Finance di Vedrai, spiega perché.

“Il percorso che ha portato all’unione fra Vedrai e Premoneo è iniziato a settembre 2021 con l’acquisizione da parte di Vedrai del 51% delle quote di Premoneo. In quel momento avevamo ipotizzato di concludere questo percorso all’inizio del 2024 per darci il tempo di sperimentare e analizzare il modo migliore per integrare le nostre soluzioni”, dice Maccarelli.

Diego Maccarelli, Head of corporate finance del Gruppo

“Quando due aziende uniscono le forze il periodo di conoscenza e adattamento reciproco può essere molto lungo, ma in questo caso ci siamo resi conto che sarebbe stato molto più efficiente essere tutti fin da subito all’interno dello stesso team, evitando di posticipare di un anno la messa a regime delle ulteriori sinergie potenziali già chiaramente identificate”, spiega il manager del Gruppo.

Secondo Maccarelli ora la crescita di Vedrai nel panorama del tech italiano potrà accelerare, perché migliora “la nostra offerta e la nostra capacità di supportare il processo decisionale delle PMI, raggiungendo sempre più settori”.

L’ambizione del Gruppo fondato da Michele Grazioli nel 2020 è la creazione di un polo dell’Intelligenza Artificiale competitivo anche a livello europeo. La strategia finora ha puntato molto su joint venture come Fermai o Vedrai Data Intelligence (partecipata al 51% da Vedrai e al 49% da Altea Federation) e acquisizioni (il 60% di Indigo.ai è stato acquisito ad agosto 2022).

Con la Premoneo fondata nel 2016 da Federico Quarato, Marco Alò e Massimo Dell’Erba, aumenta la competenza del gruppo sul dynamic pricing a supporto di realtà di vari settori, dal mondo dell’ospitalità e dei viaggi al retail, sino ai comparti bancario e assicurativo.

Cosa farà, ora, Vedrai? Quali saranno le prossime tappe alla luce del progetto di un polo italiano dell’AI e della quotazione nel 2025 (di cui ha parlato l’AD qualche mese fa): c’è un altro aumento di capitale in arrivo? Altre acquisizioni? “Al momento non sono previste altre acquisizioni o aumenti di capitale a breve termine, ma guardiamo sempre con interesse a realtà che si occupano di intelligenza artificiale con un’offerta complementare alla nostra, che ci permettano di rafforzare alcune delle nostre competenze o allargare la gamma di servizi e prodotti che riusciamo a fornire alle imprese per aiutarle a prendere decisioni più consapevoli”, dice Maccarelli.

“In Italia e in Europa, inoltre, ci sono realtà di grande potenziale che, con le loro sole forze, fanno fatica a farsi notare in un mercato così competitivo con grandi player internazionali e che unendo le forze possono creare sinergie virtuose e diventare più competitive”.

“Quanto alla quotazione, l’obiettivo di Vedrai è trasformarsi in una public company”, dice Maccarelli.

Il Gruppo vuole “strutturarsi per raggiungere questo obiettivo nei prossimi tre anni: al momento stiamo crescendo molto velocemente e abbiamo già partner solidi come Azimut che ci accompagnano in questo percorso, ma un’azienda con una forte mission sociale, che vuole democratizzare l’intelligenza artificiale, rivolgendosi ad aziende di tutte le dimensioni si rivolge, deve essere aperta anche al contributo dei piccoli investitori”.

Chatgpt e l’impatto sull’intelligenza artificiale

OpenAi e ChatGpt hanno rimesso sotto i riflettori l’AI ‘creativa’: ora che il grande pubblico (e gli investitori) hanno capito le potenzialità, il mercato dell’intelligenza artificiale subirà una nuova accelerata? O addirittura gli stessi player, come Vedrai, saranno spinti ad investire ancora di più su questo settore?

Secondo l’Head of Corporate Finance di Vedrai, “ChatGpt è un esempio di come sta evolvendo l’intelligenza artificiale e della direzione che dovrà prendere chi lavora in questo settore”, anche se “ciò che questo strumento rende possibile era già presente sul mercato da molto tempo”.

“La vera innovazione, e ciò che ha destato un così grande interesse, è stata la capacità di renderlo uno strumento accessibile, interrogabile da chiunque, compresa la stragrande maggioranza di persone che non ha competenze tecniche di intelligenza artificiale”. In effetti, già una settimana dopo il lancio lo strumento di OpenAI ha raggiunto un milione di utenti.

Il core business di Vedrai, però, non è la AI “creativa” ma quella “previsionale”, che aiuta le Pmi a prendere decisioni. “Ma seguiamo lo stesso principio di fondo, che è democratizzare l’intelligenza artificiale”, dice Maccarelli. “Nelle PMI, molto spesso, non ci sono né le risorse economiche né le infrastrutture e le competenze tecnologiche per utilizzare le soluzioni di AI già presenti sul mercato e impiegate dalle grandi aziende”.

Allo stesso tempo, Vedrai sta anche accelerando sulla tecnologia alla base di ChatGPT, sul natural language processing e sull’AI generativa. “In questa direzione si inserisce l’acquisizione del 60% di Indigo.ai, piattaforma che utilizza tecnologie come ChatGPT per aiutare le aziende a costruire chatbot in grado di entrare in sintonia con i loro clienti allo scopo di aumentare le vendite e migliorare il customer service, che Vedrai ha concluso ad agosto 2022”.

L’obiettivo dell’acquisizione è “far dialogare le soluzioni sviluppate da Vedrai e da Indigo.ai per accelerare il comune percorso di espansione e posizionamento non solo in Italia ma anche all’estero. L’integrazione delle due tecnologie è un ulteriore passo avanti verso l’obiettivo di democratizzare l’intelligenza artificiale, perché ci consentirà di rendere le nostre soluzioni ancora più semplici e intuitive da utilizzare, sviluppando una modalità di interazione basata sul linguaggio naturale che non richiede periodi di formazione o rodaggio e che quindi possa avvicinare fin da subito i nostri strumenti ai problemi che devono risolvere”, dice Maccarelli.

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