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ChatGpt, l’intelligenza artificiale a cui piace chiacchierare

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A domanda risponde. È ChatGpt – generative pretrained transformer – il nuovo strumento di elaborazione del linguaggio naturale, che ha conquistato la rete grazie alla sua capacità di elaborare testi e ‘conversare’ rispondendo a delle domande. Si tratta di un’applicazione di intelligenza artificiale che è in grado di comprendere il linguaggio umano, grazie ad algoritmi sofisticati che generano risposte coerenti rispetto a delle domande.
Già una settimana dopo il lancio, avrebbe raggiunto un milione di utenti, secondo quanto affermato su Twitter da Sam Altman, l’amministratore delegato di Open AI, la fondazione che ha creato ChatCpt.

Nata nel 2015, Open Ai ha annoverato fra i finanziatori anche Elon Musk  che aveva dichiarato di voler ‘fare avanzare l’intelligenza digitale in modo che possa portare benefici all’umanità’. Open Ai è poi la stessa fondazione che, lo scorso anno, aveva promosso Dall-e, l’intelligenza artificiale capace di realizzare immagini artistiche partendo da indicazioni testuali.

ChatGpt è gratuita e consultabile gratuitamente – almeno per il momento – sul sito di OpenAi, ed è stata presa d’assalto dagli “early adopter”, gli smanettoni ed i curiosi tecnologici, che si sono divertiti a pubblicare sui social le loro ‘conversazioni’ con ChatGpt sugli argomenti più vari. È stato anche chiesto a ChatGpt, ad esempio, di scrivere un articolo per spiegare il proprio funzionamento.
Fra gli utilizzi pratici, anche con un approccio business, quello della customer care, ovvero la gestione delle domande comuni (Faq) sui vari siti di servizi, per migliorare l’esperienza del cliente e ridurre il lavoro degli operatori. Altro scenario di utilizzo potrebbe essere quello della traduzione di testo, da una lingua all’altra, che tenga conto delle ‘sfumature semantiche’ che ad oggi non sono contemplate dai traduttori online. O ancora, potrebbe supportare gli assistenti personali virtuali, da Alexa in poi, per migliorarne la capacità conversazionale e fornire un numero sempre maggiore di informazioni. Per non parlare dell’impatto che ChatGpt potrebbe avere nel settore della statistica, per condurre ed analizzare sondaggi.

Il chatbot di Open Ai è stato inizialmente paragonato a Google, anche se non si tratta di un un motore di ricerca ma di una tecnica di autoapprendimento, che a fronte di una query, una domanda, elabora un testo di riposta.

C’è chi pensa che Google potrebbe venire soppiantato da questo nuovo modello, grazie all’approccio dell’Ai, che fornisce risposte semplici, articolate, anche rispetto ad argomenti complessi, e non si limita più a fornire solo delle indicazioni ‘non ragionate’, o un mero elenco di link a siti esterni. Il testo prodotto, però, non è oggetto di moderazione, non è controllato da nessuno, quindi potrebbe, in teoria, contenere una serie di errori e tutti i byass propri dell’Ai, che riporta dati senza verificarli.

Google ha già, di fatto, un suo nuovo motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, che è noto come Lamda – Language model for dialogue applications. Ma il modello di business del motore di ricerca, che si basa sulla proposta di advertising, potrebbe non essere immediatamente declinabile in questo nuovo scenario. Ed inoltre il nuovo motore di ricerca rischierebbe, di fatto, di cannibalizzare il precedente.

Google andrà al contrattacco? Se lo chiedono in molti, ipotizzando anche scenari di ‘vendetta’. Google potrebbe agire in termini di Seo, penalizzando il ranking di eventuali testi realizzati con ChatGpt (fonte Seo.ai). Dovrebbe, per farlo, riuscire a riconoscere i testi generati con lo strumento dell’Ai. E secondo le indiscrezioni fornite da Scot Aaron, specialista di sicurezza e crittografia, già collaboratore di ChatGpt, OpenAi dovrebbe aver introdotto – nei testi generati da ChatGpt – un watermarking, ovvero un sistema di riconoscimento dei testi che, attraverso una certa combinazione di lettere, parole e punteggiatura, consente di individuare tutti i testi prodotti con il sistema di Ai. Non si hanno ancora conferme da OpenAI, ma è chiaro che questo è uno scenario in costante evoluzione, e siamo solo all’inizio.

 

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