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3Sun, rivoluzione Made in Sud: intervista a Eliano Russo (Enel Green Power) | VIDEO

3sun eliano russo
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Tornando in Italia, Eliano Russo ha trovato la creatività giusta per affrontare un settore in continuo cambiamento come l’energia. In questa intervista, realizzata per il magazine di febbraio, il responsabile della 3Sun, la Gigafactory di Enel Green Power presentata al pubblico anche dall’Ad di Enel Francesco Starace, spiega come il progetto di Catania potrebbe rivoluzionare la filiera del fotovoltaico.

Eliano Russo ha sempre apprezzato un ambiente di lavoro ben organizzato. In Germania, naturalmente, l’ha trovato, ma ha scoperto che l’arte italiana di ‘improvvisare’ offriva qualche vantaggio in più, per affrontare la rivoluzione energetica. Ora, da Catania, potrebbe rivoluzionare la filiera del fotovoltaico del resto d’Europa.

Parlare di competenze con il responsabile della 3Sun, la Gigafactory di moduli e celle solari di Enel Green Power, offre l’occasione di affrontare l’argomento da diverse angolazioni. Per il profilo personale di Russo, per quello di cui si occupa adesso (all’impianto servono, e serviranno, tante competenze) e perché il progetto siciliano di Enel Green Power significa anche riportare tanti talenti al Sud.

Tra le esperienze di Russo c’è la Banca Mondiale, ma anche un gigante della consulenza come EY. Poteva scegliere di andare, abbastanza letteralmente, in qualsiasi angolo del mondo. Perché questo romano classe 1974 ha scelto invece l’Italia, e, ora, la Sicilia? “Quando andai via dall’Italia era il 2008”. Apprezzando un ambiente di lavoro ben organizzato, ha scelto la Germania. Se all’epoca l’organizzazione tedesca offriva a Russo il ‘focus’ che cercava, le cose sono cambiate presto. Il mondo dell’energia è stato rivoluzionato. Quelli che erano i punti di forza della cultura nordica sono diventati dei limiti: riuscire a muoversi in un contesto statico, con la capacità poi di ottimizzare e migliorare, è diventato un limite nel momento in cui quel contesto ha perso molti suoi “riferimenti”. Il disastro di Fukushima, la chiusura degli impianti nucleari, la crisi climatica, la riduzione della dipendenza dal carbone, la delocalizzazione della generazione di energia: anche il mondo tedesco, fortemente industrializzato, ha dovuto affrontare una rivoluzione, soprattutto per “aziende che storicamente avevano fatto della loro capacità di pianificare la loro forza. Sono aziende che sono andate in difficoltà”.  L’approccio italiano, allora, è diventato un vantaggio: “Forse per chi cresce in Italia, in un mondo in cui dobbiamo conquistarci tutto e dobbiamo un po’ improvvisare”, dice Russo, quelle capacità diventano punti di forza importanti. “Il desiderio di tornare è stato anche legato a questo: in un contesto così dinamico, entrare in un ambiente che ha capacità di reazione e creatività per poter rispondere a fattori inattesi”.

 

3Sun, gli occhi dell’Europa su Catania

Per centrare i suoi obiettivi sulle rinnovabili (45% di energia pulita e 600 GW di capacità fotovoltaica entro il 2030), l’Europa guarda anche in Sicilia. In piena Etna Valley, tra gli impianti dedicati a elettronica e semiconduttori, c’è una fabbrica che dal 2010 produce pannelli solari. Secondo Enel Green Power, che ne possiede il 100%, quella fabbrica può diventare una Gigafactory, e passare dai 200 MW di capacità produttiva attuale all’enorme quota obiettivo di 3 GW all’anno.

In mezzo c’è l’accordo di aprile 2022 tra Enel Green Power e Commissione Europea, che ha garantito alla 3Sun un finanziamento agevolato a fondo perduto da 118 mln di euro (su 600 mln in tutto): a supervisionare lo sviluppo di TANGO (iTaliAN pv Giga factOry), un impianto per la produzione di moduli fotovoltaici ad alte prestazioni all’interno della 3Sun, c’è proprio Eliano Russo.

L’impianto può rivoluzionare la filiera europea con una tecnologia (in sviluppo dal 2015) senza paragoni a livello mondiale, ricorda Russo: le celle fotovoltaiche a eterogiunzione bifacciale (B-HJT) “porteranno a livelli di efficienza mai raggiunti”. Tanti hanno gli occhi puntati su Catania.

Alla Gigafactory serviranno persone: si parla di circa 900 posti di lavoro entro il 2024.

Russo non sembra particolarmente preoccupato sulla necessità di trovarle: “Non abbiamo avuto grande difficoltà nel convincere persone che hanno maturato gran parte delle competenze all’estero a tornare”.

Russo parla non solo di un rientro di “cervelli”, ma anche di “cuori”. Molte persone hanno accettato appena si è presentata la possibilità di poter dare continuità alla loro carriera “nella loro terra. Diventa una molla in più per rientrare, per contribuire a una sfida importantissima non solo per Enel, ma per l’Italia”. I profili per ora sono quelli da impiegare sulle linee produttive, ma l’impianto nasce per essere un’entità indipendente, quindi ci saranno anche “competenze che vanno dall’ambito finanziario al procurement, fino alla comunicazione. Stiamo costruendo una società che sia in grado di camminare sulle proprie gambe, avvalendoci del supporto del Gruppo Enel, ma progressivamente internalizzando gran parte di queste di queste competenze”, anche ‘soft’: avere un talento che non è in grado di dialogare col resto della squadra è  “potenzialmente un problema per la squadra stessa”.

L’assunto di base, sulle competenze italiane in campo tecnologico, è che non ci sono. “Se penso a Catania, mi sento di poter contraddire questa convinzione. Abbiamo dei competitor che hanno già iniziato a investire su questa tecnologia, ma nessuno di questi può affermare di aver fatto un percorso equivalente per lunghezza e intensità rispetto a quello che abbiamo fatto a Catania. Le competenze ci sono, e c’è una robusta base su cui andare a investire” per accelerare in un anno che sarà fondamentale per gli obiettivi europei sulla transizione energetica. Per farlo, dice Russo, bisogna intervenire sulle procedure autorizzative relative alle rinnovabili: in Italia ci vogliono anni per l’ottenimento di un permesso. Su questo bisogna lavorare, altrimenti “creiamo delle competenze e sviluppiamo tecnologie, ma poi non riusciamo a beneficiarne appieno”: il colmo sarebbe se, per sfruttare la sua produzione, la Gigafactory dovesse “guardare solo ed esclusivamente altri mercati”.

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