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“Lezioni della Scuola Politica, Vivere nella Comunità”, un libro delle idee presentato alle Ogr di Torino

‘Lezioni della Scuola Politica, Vivere nella Comunità’ è un evento organizzato dalla Scuola Politica con Ogr Torino e Fortune Italia, ed è il titolo di un libro, edito da We Inform. Una raccolta di scritti, discorsi e lezioni di docenti della Scuola Politica (giunta alla terza edizione) e membri del Board. “Il libro è un’occasione per riflettere e soprattutto dialogare con i giovani talenti che dobbiamo trattenere nel nostro Paese, per evitare di lasciarci sfuggire risorse di grande qualità”, ha commentato nel suo saluto di apertura al dibattito il Ceo di We Inform/Fortune Italia, Leonardo Donato. “È un onore per noi collaborare con la ‘Scuola Politica’ e con le personalità eccellenti che ne fanno parte” ha argomentato Donato.

Leonardo Donato, editore We Inform/Fortune Italia

È emblematico come la sede prescelta per presentare il libro sia stata la Sala Duomo delle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Un luogo che è stato, per circa un secolo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni Novanta, una ‘officina di treni’. Simbolo del futuro. E che dal 2013, con l’acquisizione della Fondazione Crt, è diventato una ‘officina di idee’.

“Se siamo qui è anche perché queste idee dobbiamo metterle a frutto. Abbiamo necessità di recuperare il valore della comunità. Nel senso latino del termine”, ha esordito Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt. “L’etimologia è ‘munus’: obbligo. Non solo dono, dunque, ma anche debito. Dare e ricevere crea la comunità. Dobbiamo ragionare collettivamente. Occasioni di dibattito come questa sono un invito a passare dall’io al noi”.

Un libro per raccontare la Scuola Politica

Il focus del libro della Scuola Politica è l’importanza della formazione per la futura classe dirigente, e il conseguente investimento nel capitale umano da parte delle aziende, pubbliche e private.

È un po’ un racconto della Scuola Politica stessa: perché attraverso le pagine “cristallizza in un certo senso lezioni iconiche”, come ha sottolineato nel suo discorso introduttivo Marcello Presicci, segretario generale della Scuola Politica.

‘Lezioni della Scuola Politica, Vivere nella Comunità’. Nel libro figurano, fra gli altri, gli interventi di Sabino Cassese, Carlo Messina, Marta Cartabia, Massimo Lapucci, Magda Bianco, Stefano Lucchini, Monica Parrella, Francesco Profumo, Pellegrino Capaldo, Paolo Boccardelli e Marcello Presicci

“In tre anni abbiamo formato ormai oltre cento ragazzi che hanno avuto la possibilità di dialogare tra loro. Sembra scontato, ma per noi l’opportunità di connessione rappresenta un valore aggiunto. Con questo libro vorremmo dare la stessa opportunità anche a chi non ha avuto il privilegio di partecipare fisicamente alla Scuola Politica”, ha detto Presicci.

La prefazione della raccolta è stata affidata a Pellegrino Capaldo (colui che ha dato origine alla Scuola Politica, il ‘maestro’, alla Virgilio di Dante, come ha scritto sempre Presicci all’interno del libro), che è convinto che portare avanti un grande progetto come quello della Scuola Politica, appunto, sia fondamentale per evitare il declino di un Paese che appare stanco, sfiduciato, in cui i mali sono tanti: economici ma soprattutto sociali.

In che modo sanarli? A questa domanda sono chiamati a rispondere tutti. Ma è alla politica, come sempre, che spetta il difficile compito di accrescere (ad esempio) la partecipazione dei cittadini e risvegliare il senso di appartenenza a una comunità ricca di storia, tradizione e cultura.

Dal miglioramento del Welfare a quello della Pubblica Amministrazione. Fino a rendere effettivi alcuni punti della Costituzione che a distanza di 70 anni non hanno ancora avuto piena attuazione.

Per rendere reale questo miglioramento, si è ben spiegato nel corso della discussione all’evento, è opportuno puntare su una serie di ‘linee guida’: la formazione, chiaramente, che deve essere ‘strategica’. La ‘Creazione di Valore’, tra Capitale Umano (il vero motore della crescita di ogni settore) Meritocrazia e Big Data.

L’innovazione Digitale è il futuro e vale la pena soffermarsi anche sul concetto che un Paese si rilancia se e solo se insieme alla capacità di formazione delle persone nasce una coesione sociale data dalle opportunità che ognuno deve avere per intervenire nel piccolo e nel grande luogo di vita e di lavoro.

Infine, l’impegno nel continuare a scommettere sui giovani. Trattenere ma anche attrarre talenti resta uno degli obiettivi di un’Italia che oltre ad apparire ‘stanca’, appare troppo spesso anche vecchia. Anche nei volti di chi la fa, la politica.

Verso il cambiamento, la riflessione di Quaglia

Eppure viviamo in un momento di cambiamento: da Giorgia Meloni ad Elly Schlein. La grande lotta per la parità di genere e per abbattere tutti quei gender gap che pesano sul mondo del lavoro sembra quasi essere a un punto di svolta. Lo ha ripetuto anche Quaglia a Fortune Italia, portando proprio l’esempio degli allievi della Scuola Politica.

La Fondazione Crt si dedica da anni alla formazione. “Riteniamo sia un elemento di innovazione e progresso. Nell’ambito del brand dei talenti abbiamo avviato assieme alla Scuola Politica il progetto ‘Talenti per la comunità, creazione di nuove leadership’“, ha detto Quaglia.

Giovanni Quaglia, presidente Fondazione Crt

“L’anno scorso è stata avviata una riflessione sul percorso dell’impegno al servizio della comunità nel settore della pubblica amministrazione, del volontariato, nel grande mondo degli ets e dell’associazionismo. Corpi intermedi che sono il sale della comunità. E hanno partecipato a sei mesi di formazione 40 giovani under 35: in maggioranza femmine. Il dato è interessante, io sono convinto che ci sia un cambio di passo. Si sta creando nuova cultura perché c’è bisogno di nuova coscienza della cultura a prescindere dal genere“.

Le donne, quando sono ben preparate e hanno le condizioni per esercitare a pieno le loro attitudini, “possono essere molto più brave dei maschi”, ha detto Quaglia. Ma è la società che deve creare un contesto di servizi tale per cui non ci sia conflitto tra la donna componente di una famiglia e il suo ruolo a livello lavorativo. “Non servono le quote, ma un contesto diverso”, ha affermato il presidente della Fondazione Crt.

L’Italia e il concetto greco di ‘Kalos kai agathos’

Il cuore dell’evento all’interno delle Ogr di Torino è stato il panel moderato da Paolo Boccardelli, presidente supervisory Board Scuola Politica ‘Vivere nella comunità’, a cui hanno preso parte Monica Parrella, dirigente generale presidenza del Consiglio dei ministri, e Massimo Lapucci, segretario generale Fondazione Crt.

Un momento dell’evento ‘Lezioni della Scuola Politica, Vivere nella comunità’. Da destra Massimo Lapucci, Paolo Boccardelli, Monica Parrella

Boccardelli ha indicato la scritta alle sue spalle: ‘Fortune’. Fortuna. E prima di parlare di ‘Capitale’, è partito dal ‘kalos kai agathos’ della cultura greca del V secolo a.C., il concetto del ‘bello e buono’. “Il nostro è il Paese del bello e del buono”, ha detto. “Ma il bello e il buono risiedono nel capitale umano. In qualunque sistema si voglia realizzare lo sviluppo o garantire delle prospettive di crescita, il capitale umano è la risorsa sulla quale è necessario investire di più. E quindi i giovani, e quindi la formazione di giovani, soprattutto in una fase delicata come questa caratterizzata da un grande incremento delle disuguaglianze della povertà, di contrazione del Pil e di crisi”.

Se si guardano i mercati borsistici, analizzando le prime 20 società per capitalizzazione di mercato si nota che l’85% sono aziende totalmente immateriali, come Google. Siamo nell’economia degli intangibili.

“Siamo un Paese che per anni è stato nei posti di eccellenza nelle classifiche del G8. Ancora oggi siamo una potenza nonostante manchino materie prime. Questo proprio perché il nostro valore è il capitale umano. Qual è stato il problema che abbiamo visto emergere con chiarezza negli ultimi anni? Non dare a questo straordinario capitale umano la possibilità di essere valorizzato. Siamo pieni di storie di successo di italiani all’estero. Questo non deve essere considerato né giusto né normale”, ha detto ancora Boccardelli, che ha poi aggiunto che il punto non è soltanto formare le persone per ruoli di professionalità. Ma essere capaci di dare a queste figure un orientamento volto alla socialità.

“E’ un tema di responsabilità. Quello che vorremmo passasse attraverso il lavoro della nostra Scuola è il concetto di ceto dirigente responsabile nei confronti della comunità, che si preoccupa delle generazioni che verranno”.

La leadership del ‘civil servant’

La verità è che il significato di responsabilità si lega benissimo al ruolo del ‘civil servant’, ovvero chi pone la sua competenza professionale e il suo senso civico al servizio della collettività. Quando si parla di formazione, secondo Parrella, si guarda all’obiettivo ma si perde di vista il percorso. “Di leadership si discute poco. Quando è invece fondamentale sapere come guidare i cambiamenti dall’alto”, ha affermato dal palco della Sala Duomo delle Ogr di Torino la dirigente generale della presidenza del Consiglio dei ministri.

In un’epoca di digital trasformation, in cui le competenze digitali nel nostro Paese . dispiace constatarlo – ma scarseggiano, i cambiamenti non possono avvenire dal basso. “Ma è importante che si sviluppino competenze digitali diffuse: i giovani, in quanto nativi digitali, possono offrire il loro supporto a sostegno della comunità in questo campo. Tenendo a mente che in ogni caso le competenze non possono essere soltanto tecniche. Dieci anni fa avevamo un mondo diverso, tra altri dieci ne avremo un altro ancora. Bisogna essere in grado di adattarsi e  di adeguarsi a esso”, ha suggerito Parrella.

Oggi i civil servants hanno la responsabilità di gestire la metà della ricchezza nazionale (oltre alle risorse ingenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza). “Parliamo di figure rilevanti la cui capacità amministrativa va rafforzata”, ha spiegato la dirigente. Tuttavia, disegnare una policy è più facile che realizzarla concretamente. “Ecco perché c’è bisogno di capacità amministrativa”.

Il tema dell’esclusione

Un altro dei problemi di cui pochi si occupano è che rivolgersi ai talenti significa spesso dialogare con persone che “fanno già parte di un’élite”. Che hanno voglia di mettersi in gioco perché il contesto familiare e sociale lo permette. “Bisogna però guardare anche a coloro che hanno meno voglia perché semplicemente non possono, e allora si adeguano al mondo in un altro senso. Dobbiamo cercare di colmare un grosso divario che manda in tilt l’ascensore sociale”, ha commentato Lapucci.

Il primo passo per riattivare questo ascensore sociale, oltre a certamente far sì che la ‘buona’ formazione sia accessibile a più persone possibile, è l’ibridazione tra profit e non profit per la Creazione di Valore. Bisogna assumere una nuova prospettiva di interpretazione e di azione, quella della co-produzione dei beni di pubblica utilità: quei beni in grado cioè di rimuovere o ridurre il disagio sociale nelle sue diverse espressioni, generando benessere.

“Siamo dinnanzi a un’accelerazione di quel processo di ibridazione tra for profit e non profit che rappresenta una vera sfida, resa ancor più urgente ed evidente dall’emergenza pandemica, che le Fondazioni come Crt e più in generale le istituzioni filantropiche sono chiamate a raccogliere e guidare con responsabilità e consapevolezza”, sono state le parole di Lapucci. Tutto ciò, dovrebbe contribuire nel lungo periodo allo sviluppo di un sistema più solido ed equilibrato, orientato al bene comune.

Ad ogni modo, la scommessa sulla crescita del Paese si vincerà (insieme) solo se si investirà, da adesso, nel capitale umano. “Parafrasando Kennedy”, ha scritto Lapucci nel libro ‘Lezioni della Scuola Politica, Vivere nella comunità’, “è davvero arrivato il momento di una nuova generazione di leader, per affrontare problemi e cogliere nuove opportunità globali”. Abbiamo davanti un mondo da costruire. 

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