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L’AI e la rivoluzione della parità di genere

L’intelligenza artificiale continua, implacabile, a guadagnare terreno, ma cresce anche il coro delle voci allarmiste che l’accusano della perdita di innumerevoli posti di lavoro. È innegabile che le aziende stiano utilizzando l’AI per semplificare alcuni processi produttivi, e che questo incida in negativo sul mercato del lavoro. Big Tech conta più di 150.000 licenziamenti nel 2022, mentre Goldman Sachs prevede che altri 300 milioni di posti di lavoro risentiranno, in negativo, dell’ influenza dell’intelligenza artificiale.
Ma se è vero che i pericoli della svalutazione delle competenze professionali dovute all’avvento dell’AI sono stati analizzati nel dettaglio, poca attenzione è stata però prestata alle opportunità professionali che saranno generate da questa rivoluzione.

Dall’analisi dei dati, a livello internazionale, si apprende che le professioni basate su pensiero astratto e competenze interpersonali saranno meno minacciate dall’avvento dell’AI. Per restare competitive, visto che l’AI impatterà sulle attuali condizioni di produzione, le imprese dovranno puntare sui dipendenti più creativi, che diventeranno cruciali per lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi che generino flussi di reddito. Altrettanto importante sarà l’empatia dei leader, che dovranno favorire una cultura del lavoro che consenta agli innovatori di eccellere.

Empatia e creatività sono caratteristiche attribuite tradizionalmente al mondo femminile. Al di là degli stereotipi, l’associazione di soft skills e donne è documentata sia dalle statistiche del mercato che dalla ricerca accademica.

Le ragazze hanno dimostrato una netta preferenza per le professioni d’intelletto. E questo trend trova conferma nei dati sull’occupazione che, sia in Usa che in Uk, riconoscono alle donne dal 31% al 57% di probabilità in più di scegliere lavori empatici, rispetto agli uomini.

I vantaggi che derivano dall’AI promettono di scuotere il mondo del lavoro, in più modi.

Non solo cambieranno i tipi e il numero di posti di lavoro disponibili, ma la conseguenza sarà anche quella di una maggiore presenza delle donne nelle posizioni di leadership. Le soft skills saranno sempre più rilevanti nella valorizzazione  dell’AI, e questo fornisce un incentivo importante per le aziende, che dovranno impegnarsi a favorire una reale parità di genere sul posto di lavoro.

Come sempre avviene con l’introduzione di tecnologie dirompenti, anche la rivoluzione innescata dall’AI porterà a un’economia altamente competitiva, che favorirà i maggiori player del settore.

Per garantirsi una fetta di successo, le imprese saranno portate a sviluppare una cultura competitiva in cui gli stessi dipendenti ambiranno a guidare il processo di innovazione dell’azienda. Questa dinamica è già stata interpretata come individualistica e combattiva, anche da aziende come Amazon. Una strategia tossica che ha portato risultatim, ma anche costi rilevanti: forza lavoro monoculturale, innovazione limitata e tassi di turnover spaventosi.

Amazon aveva 3 donne e 19 uomini nel team di leadership senior nel 2020, e l’anno scorso è stato rivelato il tasso di turnover annuo dei dipendenti, pari al 150%. Questo dato sconcertante è costato agli azionisti 8 mld di dollari all’anno, al netto dell’eventuale costo in termini di opportunità mancate.

La crescita sostenibile deve basarsi su un’innovazione più collaborativa, un’idea di successo condiviso piuttosto che su una competizione spietata.

Questa dinamica inclusiva dovrà essere guidata da leader ‘empatici’, che incoraggino il dialogo tra voci diverse, anche dissenzienti, all’interno dell’organizzazione, combattendo i pregiudizi e promuovendo un processo decisionale più agile. Le rivoluzioni tecnologiche richiedono un cambiamento radicale da parte delle imprese, che non devono lasciarsi tentare dallo status quo, perché il mancato cambiamento potrebbe rivelarsi fatale.

Questo modello di innovazione inclusiva va a beneficio delle donne, di solito penalizzate quando si dimostrano assertive, mentre lo stesso atteggiamento risulta premiante se i grintosi sono uomini. Per cavalcare l’onda dell’innovazione e dell’AI, le aziende dovranno premiare e incentivare i leader empatici con stipendi più alti e promozioni, e le donne saranno finalmente valorizzate per le soft skills che, storicamente, sono state interpretate come debolezza, trasformandosi in un ostacolo alla crescita professionale.

L’automatizzazione del lavoro renderà sempre più necessario il talento creativo delle donne, nel definire le nuove necessarie strategie di performance aziendale. Già nel 2019 McKinsey ha rilevato che le aziende più orientate all’inclusione e alla parità di genere avevano il 25% in più di probabilità di far crescere la propria redditività, rispetto alla media. L’AI sta trasformando il modo in cui le imprese operano, e questa disparità diventerà sempre più evidente in termini di redditività.

Basta quindi con le visioni apocalittiche di licenziamento di massa: la ristrutturazione del mercato del lavoro da parte dell’AI va ripensata come un’opportunità per favorire l’inclusione che, a sua volta, andrà a beneficio dei profitti aziendali. Ora più che mai, nelle imprese di successo il futuro sarà davvero femminista.

Grace Lordan, PhD è professore associato di scienza del comportamento e direttrice dell’Inclusion Initiative presso la London School of Economics.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com

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