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Manovra 2023, c’è intesa tra alleati e poche variazioni dal testo originale

L’intesa tra i partiti alleati sulla manovra 2023 è stata raggiunta, portando il testo in Parlamento con pochi cambiamenti rispetto alle intenzioni iniziali. L’intesa è stata conclusa sotto l’urgenza di gestire risorse limitate e la necessità di affrontare le sfide economiche in un clima geopolitico incerto. L’accordo ha portato a alcune modifiche rispetto alle bozze iniziali, tra cui l’IVA sui pannolini che non sarà più al 22%, ma al 10%, come la tampon tax e altri prodotti per l’infanzia.

Nonostante le dichiarazioni più concilianti in vista del vertice a Palazzo Chigi, alcune tensioni avevano caratterizzato la fase precedente. Tuttavia, la premier Giorgia Meloni, ha preferito evitare distinzioni e mirare a una maggiore unità nella coalizione di governo.

Mentre le misure principali sono state confermate, tra cui il taglio del cuneo fiscale (escluso dalla tredicesima), le decontribuzioni per le madri lavoratrici con due o tre figli e i finanziamenti per il Ponte sullo Stretto, la stretta sulle pensioni e gli interventi sul settore immobiliare rimangono sostanzialmente invariati.

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La cedolare per gli affitti brevi aumenta al 26% per le seconde case in poi, ma verrà accompagnata da un codice anti-sommerso che potrebbe portare fino a un miliardo in più per i tagli delle tasse. Questa misura è stata concessa dalla premier, Giorgia Meloni, in cambio della rassicurazione che la maggioranza non presenterà emendamenti, cercando così di evitare polemiche e distinzioni all’interno del governo.

Ora il testo sarà inviato al Senato, dove inizierà il suo iter parlamentare. Se saranno necessari ulteriori aggiustamenti, verranno presi in considerazione in altri provvedimenti. Ad esempio, il codice anti-evasione per gli affitti brevi sarà incluso in un decreto anticipi collegato alla manovra. La disponibilità per le modifiche sarà limitata a 100 milioni per il 2024 e altri 100 milioni per il 2025.

Mentre la parola passa ora al Parlamento, le opposizioni annunciano battaglia, sottolineando il “bullismo” istituzionale causato dalla decisione di bloccare gli emendamenti. Il governo potrebbe presentare un mini-pacchetto di modifiche, soddisfacendo sia le richieste della maggioranza che quelle dell’opposizione.

La maggioranza sembra soddisfatta dell’accordo raggiunto, ma c’è chi osserva che, ancora una volta, alla fine ha prevalso l’asse tra Palazzo Chigi e il Ministero dell’Economia.

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