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Intelligenza artificiale, il Comitato di palazzo Chigi è già al lavoro: l’obiettivo è il G7

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Una breve presentazione, e poi, un po’ a sorpresa, subito la prima riunione. Il lavoro del Comitato di Coordinamento per l’aggiornamento delle strategie sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale è già iniziato. La sensazione che trapela è che l’esecutivo, sul tema AI, abbia molta fretta. D’altronde i termini dei lavori del comitato sono abbastanza stretti: entro il 31 gennaio i 13 esperti chiamati dal Sottosegretario per l’innovazione tecnologica Alessio Butti dovranno fornire i primi indirizzi da seguire per far assumere all’Italia un “ruolo di primo piano” a livello internazionale in materia di AI.

Un ruolo da produttori di intelligenza artificiale, e non solo da consumatori. “L’Italia dovrà essere un Paese che fa, e non solo usa, l’intelligenza artificiale”. E per farlo serve “una politica industriale”, dice Butti.

Il comitato sarà lo strumento per elaborare la strategia del Governo in materia. Anche in vista della presidenza italiana del G7, per la quale il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già dichiarato di voler rendere l’AI uno dei temi principali della conferenza.

AI: il comitato, gli Stati generali e l’obiettivo G7

“L’intelligenza artificiale è argomento di grande attualità sul quale il governo è impegnato in prima linea”, ha detto Butti presentando il Comitato. Nato per decreto dal Sottosegretario, il comitato nelle intenzioni sarà fondamentale per il Governo, sull’argomento AI. Anche se le iniziative si moltiplicano: nello stesso giorno della prima riunione del Comitato si è tenuta la terza seduta del tavolo interministeriale per la Transizione digitale, dedicata all’AI: presenti sia Butti sia la stessa Meloni. “Il Comitato interministeriale svolge un ruolo chiave di coordinamento nell’attuazione delle iniziative di innovazione tecnologica”, ha detto Butti.

Il Sottosegretario ha anche sottolineato che “il governo sta valutando di indire a breve una giornata di confronto tra istituzioni, imprese ed università che rappresenterà il punto di partenza di un percorso articolato che ci impegnerà per il prossimo futuro: un percorso di partecipazione con stakeholder dei diversi verticali impattati (industria, lavoro, sanità, mobilità, cultura, turismo, pubblica amministrazione, ecc.). Gli Stati Generali porteranno contributi da sottoporre al comitato esperti e saranno utili per orientare un percorso finalizzato al G7 di giugno 2024 presieduto dal Presidente Meloni”.

La strategia nazionale guarderà, dice Butti, almeno ai prossimi 3-4 anni.

Si punta a rafforzare le imprese italiane già operative sull’AI, far crescere le aziende più piccole, rafforzare la relazione con le università “attraverso una interlocuzione con i Consorzi interuniversitari che presidiano le aree di applicazioni verticali” e definire “un comune agire” in parallelo all’AI ACT europeo che, nelle stesse previsioni di Butti, non entrerà in vigore prima di un anno e mezzo, quando forse sarà già “obsoleto. Ma stiamo lavorando con gli Stati membri per contribuire a qualcosa che sia parte” del percorso sulla regolamentazione dell’AI.

Tra le iniziative anche quella di creare un “organismo capace di finanziare le iniziative di startup meritevoli di sostegno”. Negli scorsi mesi si è parlato a più riprese della creazione di un fondo dedicato all’intelligenza artificiale (si parla di una cifra dai 600 agli 800 mln di euro) con Agenzia per la cybersicurezza nazionale e Cdp venture capital (che ha da poco scelto i nuovi vertici).

Intelligenza artificiale, le altre iniziative

Nelle settimane scorse un altro sottosegretario, Alfredo Barachini, in quota Forza Italia, ha voluto un ‘comitato algoritmi’ dedicato al tema editoria, presieduto dall’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Consulta Giuliano Amato. Una nomina (e un comitato) accolti non senza polemiche, considerato che il tema editoria è solo una delle sfaccettature riguardanti le conseguenze dell’implementazione dell’intelligenza artificiale.

La creazione di comitati sull’AI non è una novità: quello del 2018 creati da Luigi di Maio durante il primo Governo Conte ha portato a un piano nazionale proprio sul tema algoritmi. Due appartenenti al Comitato di Di Maio siedono anche in quello di Butti: Paolo Benanti e Rita Cucchiara.

Lo stesso Benanti (consigliere del Papa sull’AI e unico italiano dell’Advisory board Onu sul tema) a margine della presentazione del Comitato ha detto che “ogni volta che si accetta di lavorare in una commissione si è consapevoli del fatto che la commissione è plurale e che affronta un tema specifico su un mandato, e questo lavoro viene offerto al decisore politico. Non è il comitato da solo che può surrogare tutto, quindi è evidente che il lavoro che si offre incontra poi i perigli delle situazioni politiche che si trovano: a volte precedenti commissioni sono capitate in mezzo a cambi di governo e il lavoro ne ha risentito. Ora l’idea di avere una commissione così ricca fa ben sperare per un materiale di sostanza che possa poi diventare decisione politica”.

Perché un nuovo comitato: “Dal 2021 uno tsunami sull’AI”

Ma dal 2021, anno di presentazione dell’ultimo piano italiano sugli algoritmi, secondo il coordinatore del nuovo Comitato Gianluigi Greco è cambiato tutto: l’avvento dell’AI generativa (da ChatGpt, che a novembre festeggia un anno di arrivo al pubblico, in poi) ha sconvolto gli utenti e le agenzie di regolazione, ancora in affanno per cercare di capire quali debbano essere i limiti a questa tecnologia. “Da 2021 uno tsunami si è abbattuto sull’AI, questo comitato deve prendere atto dei mutamenti significativi alla regolamentazione”.

“L’anno in corso ha registrato eventi di grande rilievo in ambito di intelligenza artificiale, tali da condizionare e indirizzare gli avvenimenti previsti per il prossimo futuro”, ha riassunto Butti, snocciolando gli ultimi avvenimenti.

A ottobre il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che impone nuove regole per le aziende sull’intelligenza artificiale, accendendo la corsa con l’Europa per la regolamentazione del settore.

Sempre a ottobre, i leader del G7 hanno rilasciato la dichiarazione di Hiroshima sull’intelligenza artificiale, mentre la Conferenza di Londra promossa dal Governo britannico ha portato alla firma di un documento comune tra 28 Stati più l’Unione Europea per la collaborazione e la trasparenza tra governi.

Secondo Greco in questi anni “è cambiata anche la tecnologia, anche in questi giorni l’Associazione italiana dell’AI ragiona sui Foundation model. È maturata una nuova sensibilità su queste nuove tecnologie, è emersa una visione etica, abbiamo tante novità da affrontare e puntiamo su competenze incredibili. Ovviamente dobbiamo essere aperti al confronto, abbiamo bisogni di aprirci a parti sociali, Pa e imprese”, dice Greco sottolineando l’importanza degli Stati generali menzionati da Butti.

Intelligenza artificiale, i 13 esperti del comitato

Il Comitato, istituito presso il Dipartimento per la Trasformazione digitale, sarà supportato da una segreteria tecnica istituita presso l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) con il compito di affiancare il Comitato stesso nell’organizzazione delle attività e nella stesura dei documenti.

Ecco i 13 esperti scelti dal Sottosegretario Butti, presentati oggi nella sede dell’Associazione stampa estera a Roma:

  • Gianluigi Greco (coordinatore): il professore di informatica all’Università della Calabria e presidente di AIxIA, l’associazione italiana per l’intelligenza artificiale coordinerà il tavolo.
  • Viviana Acquaviva, astrofisica e docente al Physics Department del Cuny Nyc College of Technology e al Cuny Graduate Center;
  • Paolo Benanti, consigliere di Papa Francesco sull’IA e professore alla Pontificia Università Gregoriana;
  • Guido Boella, Vice Rettore vicario dell’Università di Torino;
  • Marco Camisani Calzolari, divulgatore scientifico;
  • Virginio Cantoni, professore emerito presso l’Università di Pavia;
  • Maria Chiara Carrozza, presidente del CNR,
  • Rita Cucchiara, docente presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  • Agostino La Bella, professore ordinario di Ingegneria economico-gestionale presso l’Università di Roma Tor Vergata
  • Silvestro Micera, docente presso Ecole polytechnique fédérale de Lausanne
  • Giuliano Noci, professore di Strategia e Marketing al Politecnico di Milano
  • Edoardo Carlo Raffiotta, professore di Diritto costituzionale all’Università di Milano Bicocca e avvocato
  • Ranieri Razzante, professore di Tecniche di gestione dei rischi di riciclaggio presso l’Università di Bologna e Docente di Tecniche e regole della cybersecurity presso l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa.
Un momento dell’evento di presentazione del Comitato

Obiettivo: non “fare shopping”, ma “produrre utensili”

Qualche indizio su come si muoverà il Comitato sull’intelligenza artificiale lo hanno fornito i membri del comitato stesso a margine della presentazione romana.

Quando si parla di ‘produzione’ di intelligenza artificiale in Italia, realisticamente, di cosa si può parlare?

I grandi modelli di linguaggio che hanno cambiato lo scenario nell’ultimo anno sono costati miliardi alle società che li hanno sviluppati. Ma secondo Benanti per l’AI “non servono necessariamente miliardi di euro: dipende dalla filosofia che si adotta. Se vogliamo fare una filosofia ‘di potenza’… questo non è mai stato il modello italiano. È stato così anche per l’automobile. Adesso ci apriamo alla possibilità di fare Foundation model che non siano espressione di potenza di calcolo assoluto, ma che con matematiche più accurate possono portare a risultati non peggiori e più performanti”.

Il tema degli utenti

Tra gli obiettivi dichiarati del Comitato c’è la volontà di rendere l’AI uno strumento incentrato sull’uomo, sviluppato in modo responsabile, etico e sicuro. In questo, una partita fondamentale si giocherà sulla privacy e la gestione dei dati dell’utente: secondo Benanti, quello al centro dei lavori del Comitato sarà un modello con un “design che tiene la persona al centro. Da quando l’uomo è uomo qualsiasi utensile può diventare un’arma. E se non vogliamo andare a fare shopping, ma sviluppare degli utensili, dobbiamo pensare da che parte sta l’uomo”.

Il pericolo legato al tema dei dati è restare fuori dalla rivoluzione AI, dice la presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza. Il rischio è “essere clienti e utenti, dare i nostri dati senza essere protagonisti. Noi siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa: dobbiamo cambiare il nostro concetto di manifattura con questi nuovi strumenti. L’Italia ha sempre fatto così e credo questa sia una grande opportunità per diventare protagonista. Non bisogna avere la frustrazione di dire ‘ci sono già gli Over the top, è tutto già detto e già fatto'”.

Dal punto di vista degli investimenti, per diventare produttori c’è bisogno di fondi. Questo comitato che ruolo può avere? “Noi lavoriamo sulle strategie: tanto più saranno efficaci, tanto più saremo in grado di attrarre finanziamenti pubblici e privati su questo tema. Credo non si possa chiedere senza avere prima un’idea chiara di quello che si può fare. La strategia è uno strumento importante per il governo ma anche per gli interlocutori che poi possono essere finanziatori, quindi anche il mondo privato”.

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