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Come cambia la Difesa, dal cyber warfare al nuovo ruolo dell’Europa

Per capire come la definizione di quello che intendiamo con ‘Difesa’ sia completamente cambiata in questi anni, partiamo da un esempio. Recentemente, l’intelligence ucraina ha parlato di un malware russo che aveva l’obiettivo di fare ricognizione su Starlink, la rete satellitare messa a disposizione delle forze ucraine da un imprenditore privato come Elon Musk. Cybersecurity, attori privati, Spazio: tre elementi che raccontano come quello odierno sia “un altro mondo”, l’espressione che rappresentanti istituzionali e delle imprese hanno usato per descrivere la situazione attuale durante l’evento ‘Europa della difesa’ organizzato da Fortune Italia e dalla fondazione Icsa.

Il confine tra mondo civile e militare si è assottigliato soprattutto a livello industriale. Un fenomeno non ancora ben inquadrato, da affrontare con nuove competenze e strategie industriali. E quindi con un dialogo più profondo tra attori privati e pubblici. Intanto, lo stato attuale dell’industria in Europa può essere compreso con un paragone con gli Stati Uniti, per capire quale potrebbe essere il percorso di consolidamento di questo settore, considerato come nel nostro continente ci sia sicuramente più frammentazione a livello industriale rispetto agli americani. La guerra in Ucraina ha segnato una svolta nella direzione presa dall’Europa, che si è rifocalizzata sulla difesa a un ritmo senza precedenti. Un dato su tutti: mentre gli Stati Uniti sono vicini al loro ceiling dal punto di vista della spesa in difesa, l’Europa sembra poter crescere molto, e l’anno scorso lo ha fatto con un incremento delle spese di più del 6% rispetto al 3% scarso degli Stati Uniti (che in valore assoluto hanno speso comunque più dell’Ue).

La minaccia quantum

Ed è la stessa guerra in Ucraina che ha ricordato quanto, mentre le armi convenzionali continuano ad avere un ruolo, la dimensione cyber sia diventata ormai centrale. Lo testimonia l’esempio della rete Starlink, citato durante l’evento dal founder di Ts-Way Emanuele Gentili. Un attacco cyber in Ucraina ancora prima del conflitto, ha ricordato il Ceo di Cisco Italia Gianmatteo Manghi, ha messo fuori uso l’intera rete elettrica del Paese. Va poi sottolineato l’impatto che potrebbero avere le tecnologie quantiche in futuro, che permetteranno di scardinare password che oggi richiedono mesi per essere decifrate. “Tutti i dati che oggi proteggiamo con algoritmi tradizionali diventeranno vulnerabili. È fondamentale essere preparati alla rivoluzione quantum“, dice Manghi.

 

Il generale Leonardo Tricarico, presidente Icsa
Il generale Leonardo Tricarico, presidente Icsa

Il tema delle esportazioni

Cornice dell’evento di Fortune Italia e Icsa è stato il Casd, il Centro alti studi della difesa guidato dal presidente Giacinto Ottaviani, convinto che il tema del ruolo del digitale deve essere sottolineato anche a livello formativo. “Il Casd oggi è l’unica struttura formativa dei paesi Nato che ha un master in strategic leadership e digital transformation”.

Il direttore di Fortune Italia, Paolo Chiariello, ha introdotto i lavori evidenziando i numeri della Difesa – che in Italia impiega 50mila persone. Il presidente della fondazione Icsa Leonardo Tricarico ha sottolineato l’importanza di un confronto sulla legge 185/90 sul controllo dell’esportazione dei materiali di armamento.

“I comportamenti relativi a questa legge negli scorsi anni li definirei, grossolanamente, con il termine ipocrisia. Un tabù, un campo minato di cui nessuno ha mai voluto o potuto parlare liberamente. Oggi vorrei che iniziasse una riflessione più vera”. Quella sulle legge è “una partita a poker che va avanti dagli anni 90 e che spero finalmente si giochi a carte scoperte e dia inizio a un percorso nel Paese”. Per Tricarico la legge che regolamenta l’export degli armamenti va superata con nuove proposte. Alcune delle quali emerse proprio durante l’evento.

Giacinto Ottaviani, presidente Casd
Giacinto Ottaviani, presidente Casd

Difesa, il nodo della legge 185/90

“Definendo la Difesa non ci si limita solo al concetto di guerra, ma si suggerisce un ambito di riflessione”: Gregory Alegi, consigliere scientifico della Fondazione Icsa e professore Luiss, ha avviato il confronto sul tema della Legge 185/90, nata nel contesto storico “della caduta del muro di Berlino” e ora all’esame del Governo per un aggiornamento. “Bisognerebbe passare da un impianto morale, che regola l’attuale norma, ad uno industriale, tenendo conto anche dell’evoluzione in atto rispetto alla categoria di prodotti classificati come armi, in riferimento in particolare al tema dei software e della cybersecurity”, dice Alegi.

europa della difesa
Europa della difesa, un momento del panel sulla legge 185-90

I riferimenti culturali, legati al mondo degli armamenti, portano spesso a pensare al tema in termini di ‘mercato’ ma, nella lettura che ne dà Giuseppe Cossiga, presidente della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (Aiad), bisognerebbe piuttosto pensare alle industrie del settore in termini di ‘sarti’. “Credo che questa metafora sia efficace”, sottolinea Cossiga “perché l’impresa realizza quello che è necessario per garantire la sicurezza dei cittadini. E il ‘sarto’ deve avere la possibilità, oltre che di fare impresa nel suo paese, anche di poter portare all’esterno le sue competenze e i suoi prodotti”. Cossiga ritiene fondamentali due parole chiave alla luce delle quali ispirare la riforma della norma: chiarezza e visione. La norma viene analizzata poi dal punto di vista della gestione per la pubblica amministrazione: Michele Nones, vicepresidente dell’IAI, punta sui “peccati capitali” che contraddistinguono la legge. Una legge troppo rigida, “e questo è un enorme problema”. Inoltre bisognerebbe estendere la competenza rispetto alla materia in oggetto anche verso altri ministeri oltre alla Difesa, “come ad esempio quello di economia e finanza”, dice Nones riferendosi, nel suo discorso, anche al ritorno del Cisd abrogato negli anni 90. Anche rispetto all’internazionalizzazione e alla cooperazione industriale il cammino da fare potrebbe estendere la visione oltre i vincoli attuali, in una nuova lettura dell’impronta cooperativa fra Stati.

Il tema riguarda anche le imprese, che richiedono una maggiore flessibilità alla legge, alla luce di un rigore necessario. È questo il parere di Angelo Pansini, Chief of Staff di Leonardo Company, che evidenzia “la necessità di individuare condizioni specifiche in cui applicare la flessibilità”. Leonardo esporta l’80% di quello che produce. “Il mercato domestico è importante, fondamentale, ma per dimensioni della domanda l’export in materia di difesa rappresenta un tema notevole”.

Alla luce dell’analisi di Pansini, è importante che le norme “regolino l’export anche con accordi G2G, che richiedono un preciso riferimento ed una normativa specifica, per consentirci di avere pari condizioni rispetto ai competitor internazionali”. Sarebbe utile, inoltre, una maggiore apertura e fiducia verso i partner europei.

Ettore Francesco Sequi, vicepresidente Sace e già ambasciatore, oltre che capo di gabinetto per tre volte al ministero degli Esteri, sa bene quanto “tempestosa” sia la discussione relativa alla 185-90. Sequi fornisce una chiave di lettura nuova rispetto alle responsabilità legate all’applicazione della norma. “Ritengo fondamentale che si passi ad una decisione collegiale, di tipo politico, rispetto alla decisione che la legge poneva a livello individuale e a carico dei funzionari. Questo è importante perché la politica va responsabilizzata: ha gli strumenti e l’accountability per prendere le decisioni”.

L’Europa con le stellette

La costruzione di un’Europa della difesa significa anche parlare degli strumenti militari pianificati dall’Unione. Per Tricarico sarà importante capire con quali criteri sarà consentito ai Paesi di essere ammessi, e se a livello di membership o con piena facoltà dello strumento militare. “Bisognerebbe limitare l’accesso ai Paesi dell’Unione, tenendo fuori la Gran Bretagna o la Turchia? Questo significherebbe non tener conto del ruolo strategico di questi Paesi”. Dirimente anche la questione del ruolo degli Usa, rispetto ad una eventuale intercambiabilità fra Nato e assetto europeo della Difesa.

Un altro punto è quello della ‘solidarietà’: si tenderà a mutuare la formula della Nato, che prevede che l’attacco ad un Paese membro rappresenti un attacco a tutti i Paesi? O bisognerebbe immaginare una formula diversa, che permetta all’Ue di programmare degli interventi anche laddove si stiano perpetrando crimini efferati di trasgressione dei diritti di vasta portata? Secondo il Generale “se nasce l’Europa con le stellette, bisognerà fare marcia indietro rispetto all’uso della forza, e bisognerà trovare nuove idee perché questo nuovo approccio diventi realtà”.

Conflitti ‘multidominio’. Le minacce non si trasformano: si sommano

L’analisi delle opportunità che verrebbero da una Difesa europea devono anche tener conto della capacità di identificare e definire le minacce, in un mondo in costante cambiamento. “Le minacce non si trasformano e non cambiano, ma si sommano inesorabilmente” è il commento di Pietro Alighieri, direttore nazionale degli Armamenti del Ministero della Difesa. Che ritiene indispensabile “dotarsi di capacità per affrontare queste criticità attuali e le sfide che saranno di progressiva complessità. Gli ultimi conflitti rappresentano un ritorno alla guerra convenzionale, ma si è contestualmente registrato l’ingresso di privati e nuovi player nel settore delle tech industries e in relazione agli operatori dello Spazio”.

Uno scenario in continua evoluzione, che va analizzato e compreso. “Abbiamo assistito ad esempio alla Starlink di Elon Musk che ha dato connettività alle forze ucraine, durante il conflitto, mentre la startup AisEyeC, che produce immagini satellitari, ha fornito un supporto informatico utile alle truppe per capire dove fossero allocate le forze russe. Questi esempi raccontano di un mondo che si evolve e ci chiede di essere capaci di intervenire, perché il supporto, ma anche le minacce, possono arrivare da tecnologie di alto livello, ma non solo”. Per Alighieri sarà necessario “sviluppare le nostre capacità in sintonia con Nato, a cui già forniamo capability target, contributi programmati per tempo”.

Bisognerà lavorare alla ristrutturazione e digitalizzazione delle forze, sviluppando una capacità multidominio perché, nella lettura di Alighieri, “la separazione fra gli ambiti civile e militare è quasi svanita, dal momento in cui la digitalizzazione ha creato un livello cyber che ha valore su entrambe le realtà senza distinzione”.

Torna con forza la necessità di comprendere meglio il concetto legato al tema dello ‘strategic compass’, la bussola strategica che sarà utile a promuovere la cooperazione con l’industria civile tecnologica. Ne parla Christian Bison, dirigente dell’ufficio consigliere miliare della presidenza del Consiglio, che ritiene che lo strumento abbia segnato un momento fondamentale nello sviluppo della nuova politica di sicurezza europea. “La bussola consente di fare un passo in avanti, a partire dal marzo 2022, per fornire un’analisi del quadro globale di sicurezza. Indica inoltre nuove direzioni, individua priorità strategiche per obiettivi fondamentali che si perseguono e si vogliono conseguire. Propone un piano di azione per la creazione di nuove strategie fra industrie difesa militare e Spazio per mantenere vantaggio rispetto a competitor nel panorama globale”.

L’industria della difesa tra Europa e USA: un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Come sta evolvendo e come potrebbe evolvere l’industria della difesa nei prossimi anni? E quale sarà il ruolo dell’industria europea nel contesto internazionale?

Il bicchiere è mezzo pieno, o vuoto, a seconda dei punti di vista: per i protagonisti di difesa e aerospazio (Airbus, Boeing, Leonardo ed Elt Group hanno animato il panel dell’evento dedicato all’industria) l’impegno europeo per i programmi relativi alla Difesa è partito tardi (nel 2016) ma rispetto ai programmi attuali (dall’European defence fund all’European peace facility) prima c’era “il nulla”, spiega Andrea Nativi, Senior VP of Market Analysis and EU-NATO policies Leonardo Company. “Con l’European peace facility in sole 24 ore si è usato uno strumento che doveva aiutare la sicurezza dei Paesi alleati per supportare lo sforzo bellico in Ucraina”.

 

Europa della difesa, un momento del panel dedicato all’industria.

Non c’è dubbio che il confronto con gli Usa, dal punto di vista del consolidamento industriale, mostri un certo gap. I 5 top player americani fanno l’80% dei ricavi del settore, mentre in Europa i primi 5 player rappresentano il 45% dei ricavi.

“Negli Stati Uniti nel 93 ci fu la cosiddetta ‘Last Supper’, una cena convocata dal Segretario della difesa americano nel 93 dove si disse ai Ceo ‘non sosteniamo una base industriale di queste dimensioni’. Da allora quella base è passata da 51 Oem a 5″, racconta Nativi. “Hanno fatto talmente tanto consolidamento industriale che il Pentagono lo scorso anno si è opposto a ulteriori concentrazioni. Anche in Europa abbiamo fatto del consolidamento, ma in alcuni settori non è stato fatto abbastanza: c’è la necessità di creare campioni europei con la consapevolezza che in alcuni settori i campioni già esistono”. Dal punto di vista del confronto con gli Usa, rafforzare la base industriale “rende più facile la cooperazione transatlantica: sana, tra pari. Questo è l’obiettivo. Se verrà usata l’opportunità degli investimenti europei la base industriale potrà crescere”, riassume Nativi.

Il nodo per capire cosa succederà sono quindi i programmi europei di spesa sul settore. Intanto, il tema dell’integrazione a livello europeo dell’industria è una sfida, ma non una novità assoluta. Una storia di integrazione a livello europeo è già avvenuta con l’aviazione commerciale e con un player europeo come Airbus, spiega Serafi­no D’Angelantonio, President Italy di Airbus. Secondo D’Angelantonio i programmi di cooperazione a livello europeo permettono di competere a livello globale.

Gli obiettivi, spiega, sono dare priorità agli investimenti e agli interessi europei, attività di procurement congiunte e più efficienti, lavorare sulle tecnologie chiave. “Gli investimenti non possono essere considerati dei costi, e vanno usati per sviluppare innovazione e prodotti competitivi. La difesa è un settore estremamente sfidante e un’opportunità straordinaria di crescita. Stiamo andando verso innovazioni tecnologiche che hanno un impatto enorme. Nonostante tutti i limiti evidenti sugli investimenti e la complessità maggiore a livello industriale politico e militare, direi che abbiamo una base industriale europea di cui possiamo essere fieri, e questo anche grazie ai programmi di cooperazione europea”.

Va sottolineato come l’evoluzione dell’industria sia legata allo sviluppo tecnologico, dice Sergio Attilio Jesi – Vice President Governmental & institutional relations public financing di ELT GROUP. Sulla strategia europea dettata dallo Strategic Compass, Jesi dice che il bicchiere è mezzo pieno, “visto che abbiamo iniziato a parlare di Europa solo nel 2016. Ora abbiamo la necessità di compensare a breve termine le capacità americane. L’Europa rispetto agli Stati Uniti ha un gap enorme, per questo bisogna accelerare, generando requisiti operativi comuni. Ben venga l’Edf”, dice riferendosi al fondo europea per la difesa che si concentra molto sulla ricerca in nuove tecnologie, “ma serve anche capacità operativa”.

Secondo la presidente di Boeing Italia Angela Natale “è fondamentale che l’Europa e l’Italia creino le premesse per un mercato aperto, capace di attrarre investimenti da grandi attori globali, che permettano di rafforzare e sviluppare nuove capacità e di fornire accesso ai mercati internazionali”. Tra gli altri temi fondamentali c’è quello dell’innovazione, con progressi tecnologici militari e civili siano strettamente interconnessi. La stessa azienda americana lavora sia sui taxi volanti Cora che sull’aereo scelto dalla Air Force americana, l’X-66A. Senza dimenticare il lavoro effettuato con la Nasa in ambito esplorazione spaziale. L’Italia, dice Natale, ha una lunga storia nelle attività spaziali e “la maturità della sua space economy è eccezionale”.

Difesa, il peso degli “scenari geostrategici”

Il mondo è cambiato, dagli attentati del 2001 fino alle recenti guerre che stanno interessando  l’Europa e il medio oriente, e questi eventi hanno innegabilmente influenzato la visione della comunità internazionale “fino a sollevare la necessità di cambiare la legislatura relativa alle armi”, sostiene Nicola Colacino, associato di diritto internazionale del Casd, nel suo intervento che, rispetto al tema dell’intelligence economica, ripropone l’inadeguatezza della norma 185/90. Un “impianto legislativo datato, ma bisogna capire perché la legge è fatta in questo modo e qual è il modo opportuno per cambiarla. Negli anni 90 si era innescata una sorta di mantra, con la caduta del muro di Berlino, con la guerra nell’ex Jugoslavia e il genocidio ruandese, un decennio definito dai giuristi come ‘un’ubriacatura’ rispetto al pacifismo universale che ci avrebbe condotti alla stabilità perenne. In questo contesto storico, di fatto, la legge del 90 si iscriveva correttamente”. Ma quel sistema di valori si è incrinato nel tempo, ed oggi sarebbe opportuno ragionare sul concetto di comunità internazionale polarizzata. Nella nuova norma, secondo Colacino, “si dovrebbero invece inserire requisiti speciali per rispondere alle problematiche già evidenziate”.

Nel 1990 era chiaro chi erano i buoni e chi erano i cattivi, fa eco l’intervento di Davide Berna, Capo reparto informazioni e sicurezza del Ministero della Difesa, che evidenzia anche un effettivo cambio dello scenario globale “anche con il progressivo ritiro di player che ci hanno fornito appoggio e copertura fino ad oggi, gli Usa. E noi in Europa siamo chiamati a supplire a questo progressivo disimpegno. Uno dei punti su cui bisognerà porre attenzione, in questa nuova fase di ridefinizione dei ruoli, sarà proprio il dominio impalpabile della cibernetica”. Secondo Berna ci sono alcuni aspetti della Difesa che riguardano anche la necessità di dotare alcuni Paesi alleati e strategici di particolari nozioni che possano essere utili nel momento in cui questi dovranno venire a supportare i nostri interessi. “Dovremmo tener conto del rinnovato quadro geostrategico che vede un ruolo più importante per Italia ed Europa”.


Difesa, il sottile confine tra cyber e Spazio

Lo Spazio rappresenta, nella lettura sempre più condivisa, una nuova frontiera, anche alla luce di una rinnovata competizione geopolitica.

Per il Generale Davide Cipelletti, Capo ufficio generale Spazio del ministero della Difesa, lo scenario va inteso “in stretta correlazione con la recrudescenza delle instabilità sulla Terra, che viene quindi proiettata anche verso il dominio Spazio”. Cipelletti fornisce un quadro complessivo delle minacce che possono essere connesse al tema space, ricordando che “già nel 2020, il vicecomandante della Space force americana aveva dichiarato che la minaccia cyber sarebbe diventata la più probabile nello Spazio”. Le comunicazioni satellitari costituiscono una risorsa strategica per i governi e per la società civile, continua Cipelletti, “perché consentono di assicurare un servizio di connettività con copertura omogenea sia all’interno che oltre i confini nazionali. In relazione ai nuovi sistemi, la Difesa promuove l’adozione di un approccio security by design, ovvero uno sviluppo orientato a rendere sicuri i prodotti Ict da vulnerabilità e attacchi, fin dalla fase di progettazione”. Il Generale sottolinea come “l’obiettivo della Difesa è continuare a migliorare le proprie capacità di cyber-resilienza attraverso un approccio necessariamente olistico”.

Le infrastrutture spaziali sono strategiche e critiche, e rappresentano uno strumento imprescindibile per le strutture civili e militari, senza distinzione. Massimo Comparini, AD di Thales Alenia Space, ha sottolineato l’importanza della “componente quantum. Occorre lavorare per raggiungere la continuità, che è un concetto che va oltre la resilienza cyber delle missioni spaziali, nei diversi domini e non solo nella connettività”.

Di attacchi cibernetici e minacce informatiche ha parlato anche Emanuele Gentili, Founder e director di TS way, azienda recentemente acquisita da Telsy, definendole “in crescita per numero, incidenza e danni arrecati, con organizzazioni di varia natura  – statali ma non solo – che dispongono di risorse adeguate e hanno la motivazione per attaccare con intensità. In ambito cibernetico, lo dimostrano i fatti, ogni realtà è vulnerabile. La vera sfida è rendere gli attacchi verso la propria organizzazione costosi e poco convenienti per gli hacker. Organizzarsi per prevenire ed accorgersi, nel minor tempo possibile, di aver avuto un problema e attivare una risposta”.

Il mondo dello spazio e delle comunicazioni satellitari è un tema caldo nell’agenda di molti stati, con capacità cibernetiche offensive. La crittografia delle comunicazioni è uno dei punti chiave su cui lavorare per evitare l’esposizione delle informazioni in transito. La sfida più importante sul lungo periodo, in questo senso, è la rivoluzione della tecnologia quantistica, come evidenzia Manghi di Cisco Italia.

Con la tecnologia quantum “tutti i dati che non avranno chiavi di cifratura a prova di tecnologie quantum saranno vulnerabili”, dalla sanità alla difesa, racconta l’Ad. “Noi abbiamo la fortuna di avere 150 ingegneri a Vimercate – sottolinea facendo riferimento al centro di ricerca italiano dell’azienda, Cisco Photonics – che si occupano di tecnologie di rete e che sono fortemente impegnati a guidare queste tecnologie di rete verso le quantum”, dice l’Ad spiegando che Cisco non si occupa di quantum computing, ma che si occuperà, appunto, di quantum networking e security. “Essere pronti alle capacità di attacco malevole è fondamentale, per questo noi vorremmo valorizzare il nostro centro di ricerca italiano e metterlo a disposizione delle istituzioni della Difesa che voglio acquisire sempre più competenze”.

 

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