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Trimarium: un’alleanza europea che profuma d’America

È possibile creare una collaborazione tra Paesi dell’Europa Centro-Orientale? Questi Paesi sono caratterizzati da un ritardo, o meglio, da un ridotto sviluppo economico, infrastrutturale e tecnologico, rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale. E questi ritardi sono dovuti un po’ al post seconda guerra mondiale, un po’ alla Guerra Fredda. Le differenze sono evidenti non solo in ambito economico, bensì in ogni campo: commerciale, digitale, finanziario ed infrastrutturale.

Alla luce di ciò, se è vero che l’unione fa la forza, un patto tra queste realtà potrebbe essere la svolta in tema di sviluppo; ecco perché è nata, nel 2015, la Three Seas Iniative, voluta in particolare dai presidenti di Polonia e Croazia, Andrzej Duda e Kolinda Grabar-Kitarović. 

Inizialmente Bruxelles non ha visto di buon occhio questa alleanza. Sono stati gli Stati Uniti, che nella persona di Donald Trump nel 2017, hanno giudicato da subito positivamente l’iniziativa e hanno dato man forte a Varsavia per completare l’accordo. A riprova dell’impegno statunitense, perché la comunità imprenditoriale americana partecipi in maniera più sostanziosa al fondo di investimenti dell’iniziativa, nel 2020, al meeting annuale di Monaco, il segretario di Stato Mike Pompeo, ha confermato il sostegno ai Paesi Centro – occidentali d’Europa, annunciando un ingente stanziamento di fondi per opere infrastrutturali e per l’iniziativa del Trimarium.

Nonostante l’incertezza di Bruxelles, i Paesi del patto dei Tre Mari hanno sempre dimostrato la volontà di sostenere l’Europa, integrandosi bene con gli altri Paesi europei, potendo rispettare in toto i fondamenti e le richieste imposte dai pilastri europei: Francia, Germania e Italia. Avendo constatato le continue dimostrazioni di stabilità e sostegno, Bruxelles ha messo a disposizione diversi fondi europei da finalizzare a nuove infrastrutture nei Paesi membri del Trimarium.

Oltre alla volontà di integrarsi e di eguagliare lo sviluppo economico europeo, l’aspetto che interessa essenzialmente i Paesi aderenti al Trimarium è l’aspetto tanto energetico quanto tecnologico. Relativamente al primo punto, questi Paesi dell’Europa centro-orientale sono sempre stati una leva utilizzata dalla Federazione russa per forzare le decisioni europee, in quanto il trasporto di gas passa prima dalla Polonia, per arrivare in Croazia e poi essere utilizzato in Europa. Un’alternativa valida a questo trasporto di gas è l’utilizzo del gas naturale norvegese che, in ogni caso, utilizza le condotte che attraversano Polonia e Croazia.

Al trasporto in ‘verticale’ del gas, si potrebbe alternare il trasporto attraverso il Corridoio BRUA (Bulgaria, Romania, Ungheria, Austria) che potrebbe rappresentare l’alternativa d’occidente per il gas naturale in Europa.

Con la nascita di questa nuova alleanza si prevede inoltre, restando in tema trasporti, anche la costruzione di nuove rotaie. Un esempio è la ferrovia, denominata ‘Corridoio dell’ambra’, che collegherà i porti ungheresi sul Danubio al Baltico e all’Adriatico, con una rotaia anche nei Balcani che si distende fino in Serbia.

Altri due progetti principe sono: la Rail Baltica e la Rail-2-Sea. La prima realizzerà i collegamenti ferroviari nelle reti di Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia; mentre, la seconda sarà una nuova linea ferroviaria che partirà da Costanza (Bulgaria), sul Mar Nero, per arrivare fino a Gdansk (Polonia), attraversando nel mentre Slovacchia, Ungheria e Romania. Oltre allo sviluppo ferroviario, verranno costruiti anche nuovi percorsi autostradali, tra cui: la via Baltica, la via Carpatia e la Black Sea Higway. Saranno fondamentali per spostare merci da un mare semi-chiuso a un altro bacino semichiuso; per rifornire i mercati mitteleuropei è preferibile avvalersi dei collegamenti offerti dalla città portuale di Trieste sul terzo mare: l’Adriatico. Questo, in aggiunta ad altri fattori, lasciano insinuare il dubbio in molti analisti che il senso profondo del progetto ferroviario Rail2Sea promosso dagli Stati Uniti non risiede tanto nello sviluppo economico, bensì nel trasporto efficiente di mezzi militari lungo l’intero fianco orientale della Nato.

Nel 2020 gli Usa hanno prodotto il 20% di gas in più rispetto al fabbisogno nazionale, pertanto il sostengo degli Stati Uniti al progetto dei Tre mari è visto come una “benedizione”. Ad oggi, il trasporto del gas statunitense in Europa può avvenire solo tramite imbarcazioni, pertanto con un grande dispendio di energie. Il patto 3SI ha proposto l’isola di Krk come un importante porta di ingresso al continente. Ovviamente, rimane primaria è la volontà di dar vita in primis a un canale di approvvigionamento alternativo a quello russo, che sia distribuito in Europa dagli esteuropei e non dai tedeschi.

L’Iniziativa dei Tre Mari è vista come una proposta per perseguire gli scopi geopolitici della Nato, portando una ventata di aria fresca alle iniziative delle Nazioni Unite. Si potrebbe considerare una moderna guerra fredda, un tentativo di inserimento degli americani in Europa, così da poter fronteggiare la potenza russa e poter controllare i tentativi egemonici tedeschi.

Nonostante le manifestazioni d’interesse arrivate da tutto il mono e dalle grandi potenze nucleari, i lavori del Trimarium sono fermi. Cosa succederà? Tassello fondamentale sono le elezioni statunitensi, poiché la vittoria dell’isolazionismo oppure il finto globalismo, rappresentano il peso fondamentale che fa pendere la bilancia più a sostegno del Trimarium o meno. Tuttavia, non è detto che i cittadini statunitensi abbiano una visione internazionale così ampia, pertanto potrebbero optare per una scelta più isolazionistica, decretando così la fine dell’Alleanza, perché senza il suo sostenitore principale, perderebbe automaticamente l’appoggio economico e politico dell’Europa.

 

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