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Cop28, l’annuncio di Meloni: 100 mln per il Loss and Damage

giorgia meloni cop28

A sorpresa, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha annunciato alla Cop28 di Dubai che l’Italia contribuirà con 100 mln di euro al fondo ‘Loss and damage‘ destinato ai Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici e ai danni provocati dalle catastrofi ambientali. La sorpresa è anche nell’importo promesso, che è molto alto rispetto ad altri Paesi.

L’annuncio di Meloni (nella foto in evidenza con il Segretario dell’Onu Antonio Guterres e con Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli emirati)  è arrivato durante il suo intervento nel panel della Cop dedicato a cibo e agricoltura. L’impegno italiano sarebbe tra i maggiori del fondo Loss and Damage che, annunciato nelle conferenze Onu precedenti, è in via di definizione nella Cop di Dubai.

Contribuire con 100 milioni significherebbe raggiungere il livello delle cifre scommesse da Emirati Arabi Uniti e Germania e superare, di molto, quella degli Stati Uniti.

Cop28, cosa è il fondo Loss and damage

Il fondo costituisce il primo grande risultato di questa Cop, e serve a risarcire le perdite che, provocate dai Paesi più ricchi e più inquinanti, vengono subite da quelli più poveri. Lo schema del fondo preparato già dalla Cop27 comincia quindi ad avere una forma definitiva.

L’adesione al fondo dei singoli Paesi è volontaria: entro un’ora dalla decisione annunciata ieri erano stati stanziati oltre 420 mln di dollari. I soldi, insomma, adesso ci sarebbero, e il fondo può diventare operativo.

Tra gli altri punti principali del discorso di Meloni anche il piano Mattei per l’Africa per il sostegno al continente (che rientra nel disegno di far diventare l’Italia un grande hub energetico del Mediterraneo). La premier ha ricordato l’Italian Climate Fund da 4 milioni di euro che destina una quota importante – il 70% – proprio all’Africa.

Cop28 e Global Stocktake: si parte da un fallimento?

La conferenza annuale dell’Onu sul clima durerà fino al 12 dicembre. La Cop riunisce 195 Paesi partecipanti e 70mila persone tra polemiche iniziate ancora prima dell’apertura e prospettive fosche sul futuro climatico del pianeta. Basta dare retta al bilancio fatto dall’Unfccc in occasione del Global stocktake, per capire che sugli obiettivi climatici siamo ancora in ritardo.

Nella Cop28 di quest’anno negli Emirati Arabi Uniti si ‘conclude’ il primo Global Stocktake, iniziato dalla Cop26 di Glasgow. Il Global Stocktake è più di un semplice bilancio. È un processo, che dura due anni e si tiene ogni cinque, cruciale per comprendere meglio a che punto sono le nazioni mondiali nell’attuazione dell’Accordo di Parigi. In base a questi progressi (esistenti o mancanti) si definiscono le strategie successive.

Secondo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, stiamo andando verso un aumento della temperatura di tre gradi centigradi entro la fine del secolo. Anche lo stesso Unfccc parla di 2,6 gradi di riscaldamento globale, e della necessità tagliare le emissioni del 43% entro il 2030 e del 60% nel 2035.

Tra gli obiettivi individuati dall’Iea, l’agenzia internazionale per l’energia, c’è la necessità di triplicare la capacità globale di energia rinnovabile e raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica. Ma servono anche impegni da parte dell’industria dei combustibili fossili, e in particolare delle compagnie petrolifere e del gas, per allineare le attività all’Accordo di Parigi, a partire dalla riduzione del 75% delle emissioni di metano derivanti dalle attività operative. Bisogna inoltre stabilire meccanismi di finanziamento su larga scala per triplicare gli investimenti in energia pulita nelle economie emergenti e in via di sviluppo e impegnarsi in misure che garantiscano la diminuzione dell’uso dei combustibili fossili, soprattutto del carbone.

Gli appelli sono sempre gli stessi: fare di più, in un anno che potrebbe essere ricordato come il più caldo di sempre. Economicamente, “fare di più” significa muovere cifre fantasmagoriche: secondo BCG, serviranno investimenti da oltre 100-150mila miliardi di dollari a livello globale nei prossimi 3 decenni. Per la società di consulenza, il capitale ad oggi impiegato per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e adattare processi e infrastrutture a livello globale copre solo il 16% del necessario.

Gli appelli non potranno essere diretti di persona ai leader delle più grandi e più inquinanti potenze mondiali – il presidente Usa Biden e quello cinese Xi – ma ai loro inviati speciali per il clima – John Kerry e Xie Zhenhua – che da poco hanno dato nuova energia al dialogo tra i due Paesi. Kerry ha detto che si lavorerà “per il successo” della Cop.

Cosa hanno deciso Usa e Cina su clima, fentanyl e rapporti militari

La polemica

Presidente della conferenza è Sultan Ahmed Al Jaber. Il ministro dell’Industria degli Emirati arabi uniti – e amministratore delegato della società petrolifera di Stato-Adnoc – è stato oggetto di polemica per presunti affari (smentiti dal diretto interessato) avviati con delegazioni governative di Paesi stranieri in materia d’idrocarburi. L’inchiesta sui presunti affari è stata firmata dalla Bbc. Un portavoce della stessa Cop28 ha detto che i documenti riportati nell’inchiesta non sono accurati e non sono stati usati nei meeting tenuti nei mesi precedenti alla conferenza.

 

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