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Privatizzazioni? Giorgetti le chiama “razionalizzazioni” e rassicura sul controllo pubblico delle aziende

Il percorso delle privatizzazioni in Italia, finalizzato a ridurre il debito pubblico, è delineato nella Nadef, prevedendo un incasso di 20 miliardi fino al 2026, equivalente all’1% del Pil. Il Ministero dell’Economia ha dichiarato che la tempistica delle cessioni e gli incassi precisi dipendono dalle condizioni di mercato e dalle esigenze delle società coinvolte.

Il Mef è attualmente coinvolto nell’uscita da Mps, con la prospettiva di completare l’operazione entro l’anno. Tuttavia, il controllo pubblico su alcune società è prioritario, e il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sottolinea che il governo, pur cercando risorse attraverso privatizzazioni, non intende abbandonare il controllo delle aziende strategiche del Paese.

L’opposizione ha reagito duramente, accusando il governo di “svendita dei gioielli di famiglia”. Il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha citato aziende come Eni, Ferrovie e Poste, sostenendo che la premier Meloni, pur difendendo il Made in Italy, sta procedendo con la vendita di importanti asset nazionali.

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha respinto queste accuse, affermando che il governo non mira solo a fare cassa ma vuole anche garantire una razionalizzazione del patrimonio delle partecipate. Il ministro sottolinea che si tratta di rendere più efficienti e razionali le partecipazioni, cercando di adattarle ai tempi attuali.

Il piano di cessioni è triennale, ma Giorgetti si mostra cauto, preferendo parlare di razionalizzazione piuttosto che di privatizzazioni. L’attenzione è posta sulla rinazionalizzazione di NetCo, evidenziando l’importanza di avere investitori pazienti nelle infrastrutture e nelle società critiche, al fine di evitare speculazioni e mantenere un controllo significativo sulle stesse.

Le voci sulle prossime cessioni riguardano Poste, con un incasso stimato di circa 5 miliardi, seguita da Eni. Tuttavia, il governo è prudente e attende la presentazione del nuovo piano industriale di Poste nel mese di marzo prima di prendere decisioni definitive.

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