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AI Act, perché l’approvazione del Consiglio è fondamentale e cosa succede ora

intelligenza artificiale lavoro

Lo scorso 9 dicembre, dopo 36 ore di negoziati, era stato trovato un accordo politico sul primo insieme di regole vincolanti al mondo per l’intelligenza artificiale. Una data storica che però non segnava ancora un traguardo pienamente raggiunto, perché mancava la definizione tecnica delle regole decise a grandi linee fino a quel momento. Ora, dopo altre settimane di trattative, la riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 (Coreper I) sotto la presidenza Belga ha dato il libera all’AI Act, il nuovo sistema di regole dell’Ue sull’intelligenza artificiale.

Il commissario europeo al Mercato Interno, Thierry Breton, ha detto che “oggi i 27 Stati membri hanno approvato all’unanimità l’accordo politico raggiunto a dicembre, riconoscendo l’equilibrio raggiunto dai negoziatori tra innovazione e sicurezza”.

Un percorso difficile

L’approvazione, per quanto difficilmente in discussione, ha avuto un percorso non facile. Alcuni Paesi hanno avuto remore su alcune parti del testo (trapelato già la scorsa settimana) fino agli ultimi giorni di trattativa. La Francia su tutti, prima sostenitrice europea di un approccio meno restrittivo sui Foundation models alla base dei grandi modelli linguistici dell’AI, come ChatGpt di OpenAi o il recentemente lanciato Gemini di Google.

 

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione Tecnologica Alessio Butti, artefice della commissione dei 13 esperti che sta mettendo a punto la strategia italiana sull’AI in vista del G7, ha detto che “l’approvazione all’unanimità dell’AI Act segna un momento storico per l’Unione Europea con il contributo determinante dell’Italia e del governo Meloni. L’iter che ha portato all’approvazione dell’AI Act è stato complesso e ha richiesto una negoziazione serrata tra gli Stati membri … Grazie alla nostra diplomazia e alla capacità di dialogo con gli altri paesi membri, in particolare con Francia e Germania, siamo riusciti a superare le divergenze”.

AI Act, perché è importante l’approvazione

Ora l’Europa può dire di aver costruito il primo sistema di regole in assoluto per l’intelligenza artificiale. Esaudendo la richiesta di scienziati e protagonisti del settore per un indirizzo politico più saldo relativamente a una tecnologia che cresce in maniera esponenziale e che anche in Italia potrebbe portare alla sostituzione di quasi 4 milioni di posti di lavoro.

AI in Italia, numeri da record. In 10 anni sostituiti 4 mln di posti di lavoro

Finalmente, insomma, i Paesi Ue approvano l’approccio ‘basato sul rischio’ al quale si dovranno attenere i grandi player dell’AI. Ma i vorrà ancora del tempo per vedere in azione le regole che comporteranno multe salate per chi non le seguirà.

Le sanzioni per le violazioni andranno da 7,5 milioni di euro (o dall’1,5% del fatturato) a 35 mln – o il 7% del fatturato.

Le regole europee (sulle quali supervisionerà l’apposito ufficio europeo creato con l’Ai Act) si differenziano in base alla potenza di calcolo dei sistemi di intelligenza artificiale, regolando da una parte le AI ad alto impatto (10^25 FLOPs di potere di calcolo) come Gpt4, che dovranno inizialmente condividere documenti e fornire trasparenza sui processi di training dei modelli prima di arrivare sul mercato. Gli obblighi dei modelli meno potenti scattano alla commercializzazione, mentre per le sperimentazioni verranno predisposte le consuete ‘sandbox’.

Cosa succede ora

Ora manca un altro passaggio fondamentale: il voto finale dell’Europarlamento il 24 aprile.

Ma anche allora non significherà che il nuovo sistema di regole sarà entrato in vigore. Ci vorranno 6 mesi per vedere i primi divieti e altri 6 mesi per le norme sui foundation model. L’applicazione completa di tutte le regole dell’AI Act inizierà nel 2026.

Intanto, in Italia le prossime tappe passano dal G7, al quale il Paese arriverà con una strategia stilata dal suo comitato di esperti: la commissione ha avuto un’estensione di qualche settimana del termine per presentare il suo lavoro. Termine inizialmente previsto per il 31 gennaio. Ci sarà così l’occasione di presentare un testo che tenga in considerazione quanto approvato a Bruxelles.

“Guardiamo ora al futuro”, dice Butti, “pronti a collaborare con gli altri Stati membri e le istituzioni europee per implementare efficacemente l’AI Act, consapevoli che questo è solo l’inizio di un percorso che vedrà l’intelligenza artificiale sempre più al centro delle nostre società e delle nostre economie. L’Italia continuerà a essere in prima linea in questo importante dibattito, promuovendo un’IA che sia al servizio dell’uomo e rispettosa dei valori fondamentali su cui si fonda la nostra Unione”.

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