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Safer Internet Day, la sicurezza digitale dei più piccoli parte da Telefono Azzurro

Il 2 febbraio è arrivato il via libera. All’unanimità, i Paesi europei hanno votato l’ultimo testo dell’AI Act: il documento che mira a introdurre un quadro normativo e giuridico comune per gli Stati membri per gestire l’intelligenza artificiale. È accaduto tutto velocemente, se pensiamo che la prima versione ‘popolare’ di Chat GPT, il chatbot creato da OpenAI, è stato lanciato in Italia meno di un anno fa. Ma il punto è proprio questo: l’intelligenza artificiale corre, cambia alla velocità della luce. E noi dobbiamo essere pronti a starle al passo. “Qualsiasi normativa rischia di essere scritta e diventare subito obsoleta”, ha spiegato il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo durante l’appuntamento romano di ‘Ci arriva anche un bambino’ (nella foto in evidenza un momento del panel condotto dalla giornalista Barbara Gallavotti), promosso da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day: una giornata dedicata alla sicurezza della rete. “C’è una certa urgenza di sicurezza. Dobbiamo tutelare noi e le generazioni future, che della tecnologia sono le massime fruitrici”.

AI Act, perché l’approvazione del Consiglio è fondamentale e cosa succede ora

Fin da piccolissimi, i bambini si abituano a giocherellare con tablet e smartphone. Spesso sono più bravi dei genitori a scegliere e selezionare in autonomia i cartoni animati da vedere. “Sono nativi digitali, certo – ha evidenziato Caffo – ma ciò non toglie che siano ‘al riparo’ perché ‘nati imparati’. Anzi”.

Secondo Caffo, i tre livelli da scalare per arrivare a una sicurezza sul web via via maggiore, sono la ‘protection’, la ‘provision’ e la ‘participation’.

La protection garantisce a bambini e adolescenti di essere al sicuro da impatti dannosi o discriminatori dei sistemi di intelligenza artificiale. La provision indirizza i ragazzi verso contenuti appropriati (ad esempio in base all’età). In ultimo, la participation fa sì che le tecnologie vengano utilizzate nelle loro declinazioni positive, ossia “nella prospettiva che i ragazzi possano creare da soli le tecnologie del futuro. Non bisogna assistere al cambiamento in modo passivo“, ha precisato a Fortune Italia Caffo.

Il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo durante l’evento ‘Ci arriva anche un bambino’ a Palazzo Wedekind, a Roma. Credits: Christhian Alvarez

“Tutto questo è possibile solo se i soggetti in campo prendono reale consapevolezza del valore della sfida che siamo chiamati ad affrontare. Aziende del digital, istituzioni e autorità competenti”, ha sottolineato il presidente di Telefono Azzurro. Lo stesso incontro organizzato dall’Associazione è stata un’occasione per confrontarsi e trovare soluzioni concrete, risposte capaci di diventare una base per il prossimo G7, in cui il nostro Paese avrà un ruolo determinante.

Come sottolineato in un video-messaggio dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: “Il Governo è già impegnato in prima linea nell’adozione di una visione antropocentrica delle nuove tecnologie al fine di tutelare la persona. Immaginiamo per il futuro un’impostazione maggiormente etica degli spazi virtuali”.

Telefono Azzurro: un chatbot per velocizzare l’helpline

L’intelligenza artificiale può offrire enormi vantaggi e per questo è importante saperla sfruttare. Telefono Azzurro sta analizzando le possibilità di utilizzare l’AI nei processi delle helpline, con un assistente virtuale che pur non sostituendo mai completamente l’interazione umana, agisce come primo livello di contatto con chi richiede supporto.

“È un progetto a cui stiamo lavorando ma ci vorrà del tempo. In termini tecnologici e di persone, in grado di gestire questa complessità che ha l’obiettivo di semplificare”, ha detto Ernesto Caffo a Fortune Italia.

‘Take It Down’

Telefono Azzurro sta lavorando anche per divulgare e rendere maggiormente accessibile a tutti gli utenti, alle famiglie e agli insegnanti il ‘Take It Down’, il servizio gratuito sviluppato dal National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC) in collaborazione con Meta, che ‘mette in sicurezza’ le immagini sensibili o intime che bambini e adolescenti hanno magari ingenuamente diffuso sul web o sui social, consentendo di rintracciarle e cancellarle dalle piattaforme online.

“Oggi ci si espone molto e i più piccoli nell’emulare gli atteggiamenti dei più grandi possono, inconsapevolmente, risultare ‘inopportuni’. Ecco perché insistiamo sulla formazione, che vuol dire conoscenza dei rischi”, ha concluso il presidente.

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