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Bending Spoons, la tech company italiana ora vale 2,5 mld di dollari

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Bending Spoons vale più di due miliardi e mezzo di dollari. La fabbrica italiana delle app guidata da Luca Ferrari (nella foto in evidenza durante uno dei convegni sull’AI organizzati dalla società) ha infatti chiuso un nuovo round di finanziamento, incassando 155 mln di dollari.

Il round ha valutato la società fondata nel 2013 a Milano 2,55 mld.

Chi ha investito in Bending Spoons

Si è aggiunto un nuovo investitore nel capitale della società italiana, da tempo attiva negli Stati Uniti: entra con questo round Durable Capital Partners LP, che si unisce a investitori esistenti come Baillie Gifford, Cox Enterprises, NB Renaissance, NUO Capital e l’italiana StarTIP (controllata da Tamburi Investment Partners).

Gli investitori e gli obiettivi sui ricavi

Tra gli investitori non c’è la H14, holding guidata da Luigi Berlusconi tra i primi investitori della società, che secondo quanto apprende Fortune Italia aveva circa l’1% del capitale sociale di Bending Spoons ed è uscita nell’estate del 2023. 

Per quanto riguarda il fatturato, Bending Spoons ha superato i 350 mln di dollari nel 2023 e prevede di superare i 500 mln di dollari nel 2024.

Allen & Company LLC ha agito come consulente finanziario e Clifford Chance come consulente legale di Bending Spoons.

A cosa serve il round di finanziamento

L’operazione con protagonista la società milanese contribuirà a sostenere nuove acquisizioni, che da tempo fanno parte della strategia di Bending Spoons, commentata con Fortune Italia dal Ceo Luca Ferrari in occasione dell’acquisizione della statunitense Evernote.

L’app è diventata parte di un portafoglio che comprende anche Meetup (l’app ‘community’ preferita dal M5s, acquisto arrivato con il nuovo anno), Remini e Splice, e che raggiunge oltre mezzo miliardo di utenti in tutto il mondo. Altro acquisto recente è stato quello di Mosaic Group.

L’ultimo round era arrivato ad agosto 2023, e ha portato 100 mln di dollari nelle casse della creatura dei fondatori Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Querella e Tomasz Greber.

Si è trattato di uno dei due finanziamenti maggiori in Italia, lo scorso anno, insieme a quello di D-Orbit.

Prima ancora era arrivato un finanziamento da 70 mln di euro di Intesa Sanpaolo, con garanzia Sace, proprio per lo sviluppo per acquisizioni della tech company in Usa, Asia, Australia ed Europa.

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