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Risparmiare soldi ed energia con una ‘serratura’. La ricerca ISEO con il Politecnico di Milano

Facile come aprire una serratura. O meglio: chiuderla. ‘Blindare’ strategicamente parti dell’edificio in determinati momenti della giornata può portare a una significativa riduzione dei costi e delle emissioni di carbonio. A confermarlo è una ricerca condotta da ISEO Ultimate Access Technologies con il Dipartimento di Architettura, Ambiente Costruito e Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano. 

Insomma: si chiude una serratura, si risparmiano soldi, energia e si fa del bene all’ambiente. “Forse l’aspetto che più mi affascina dello studio è questo. Vedere l’applicazione di un prodotto, un sistema di chiusura smart che è sempre stato visto come volto a risolvere problemi di sicurezza, avere un impatto su questioni relative all’efficienza energetica in un momento di cruciale importanza”, spiega a Fortune Italia Roberto Gaspari, Ceo di ISEO.

Il momento di cruciale importanza è quello della lotta ai cambiamenti climatici. La pandemia ha contribuito alla diffusione di nuovi modelli lavorativi, inaugurando l’era del lavoro flessibile. Ciò ha portato a una gestione non sempre ottimale degli spazi negli uffici, con postazioni e stanze che restano vuote o semi-vuote mentre la macchina aziendale continua a essere operativa. Spesso, quei pochi che rimangono a lavorare dall’interno degli edifici, ‘sprecano’ risorse.

Immaginate due stanze che hanno capienza per 20 persone. In una ce ne sono otto, nell’altra undici. Che senso ha, nello stesso luogo di lavoro, dividere questi due gruppi e tenere accesi per entrambi luci, riscaldamento e altre fonti inquinanti.

La domanda sembra retorica, ma invita a una riflessione profonda. E al fatto che da “piccole cose” se ne possano fare grandi. “È inutile tenere riscaldato o condizionato un intero immobile quando posso sapere, gestendo in maniera adeguata e organizzativamente previsionale, chi ci sarà in quel determinato ufficio, in quel determinato momento, e dare una nuova valenza al controllo all’accesso sul lato della sostenibilità ambientale. Lo studio è partito da qui ed è stato poi condotto in due fasi”, sottolinea Gaspari.

Nel corso della prima fase, sono stati identificati spazi idonei al ricollocamento di postazioni di lavoro. La seconda fase ha coinvolto la simulazione dinamica di un edificio tipo implementando chiusure parziali dei semipiani, secondo il modello gerarchico identificato.

“I risultati delle simulazioni indicano che la chiusura ottimizzata di un semipiano al giorno, equivalente a una riduzione del 10% del numero di persone nell’edificio, può portare per l’edificio una riduzione dei costi annuali standardizzati di circa 13-14% e dell’energia primaria compresa tra 56 e 123 MWh. Ciò si traduce in una riduzione delle emissioni annuali dell’edificio di circa 20-50 tCO 2 eq rispetto alle circa 160-340 tCO 2 eq dell’edificio senza ottimizzazione della gestione degli spazi”, affermano da ISEO.

La ricerca ha voluto tenere conto anche dell’impatto ambientale legato alla produzione dei materiali che compongono i dispositivi elettronici, all’installazione dei sistemi in opera e alla manutenzione degli stessi. Rilevando che, anche in ottica di ciclo di vita, le emissioni di carbonio maggiori misurate rispetto a un sistema convenzionale di gestione accessi vengono completamente compensate in pochi mesi dalle emissioni evitate dovute al risparmio energetico nell’uso dell’edificio.

“Non possiamo, con i nostri prodotti, influenzare la scelta dei materiali. Ovvero non possiamo suggerire un materiale piuttosto che un altro nella costruzione di un immobile. Però possiamo indirizzare verso la scelta di una soluzione tecnologica basata su un controllo d’accesso, che consente di programmare la presenza di un determinato spazio e con una serratura elettronica autorizza l’ingresso delle persone. Questo si trasforma in un vantaggio per l’economia e per il pianeta”, conclude Gaspari.

La ‘sfida’ più grande, se così si può definire, è che lo strumento è legato alla struttura fisica della compartimentazione degli spazi. “Se non ho un sistema che mi consente di poter selezionare cosa tengo riscaldato o condizionato diventa un po’ difficile. Ma considerando che in un ambiente industriale o commerciale è possibile segmentare il livello della temperatura, non vedo grosse difficoltà. Si tratta di riuscire a spiegare che un varco non è soltanto un varco. Che da pura gestione della sicurezza d’accesso si può passare a qualcosa di più rotondo”.

 

 

 

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