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Eurostat, deficit Italia del 2023 vola al 7,4%

Una recente revisione dei costi associati al superbonus ha spinto il deficit italiano per il 2023 al 7,4%, il più alto registrato in Europa secondo Eurostat. Questo aumento, che origina principalmente dagli incentivi edilizi, porta il paese vicino alla soglia che potrebbe scatenare una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea. Il Documento di economia e finanza (Def) rivisto ha sollevato preoccupazioni significative tra politici e analisti economici.

Il superbonus, introdotto per stimolare l’economia attraverso investimenti in edilizia, ha visto i suoi costi lievitare inaspettatamente a 77 miliardi di euro solo per il 2023, cinque volte oltre le stime iniziali. Questo aumento ha messo sotto pressione altre aree di spesa, come la necessità di prorogare il taglio del cuneo fiscale e di finanziare adeguatamente la sanità.

Luigi Marattin di Italia Viva ha espresso preoccupazione per la gestione della situazione, accusando il governo di essere “allo sbando” e criticando la mancanza di chiarezza nelle revisioni del deficit. La Banca d’Italia, pur riconoscendo lievi discordanze rispetto alle previsioni del Def, ha sottolineato l’importanza di evitare gli errori passati nel meccanismo di incentivazione del superbonus.

Sergio Nicoletti Altimari, capo del dipartimento Economia e Statistica di Via Nazionale, ha avvertito che ulteriori proroghe degli sgravi contributivi potrebbero aumentare l’incertezza sul futuro dei conti pubblici italiani. Prevede un disavanzo superiore rispetto a quello tendenziale se le misure temporanee vengono estese, con il deficit che rimarrà sopra il 3% per tutti gli anni dell’orizzonte previsivo fino al 2027.

Inoltre, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato la mancanza di informazioni chiare in tre ambiti cruciali per la finanza pubblica: le politiche invariate, i bonus edilizi e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questa mancanza di trasparenza complica ulteriormente la gestione del debito pubblico, che è previsto quasi al 140% del PIL entro il 2027.

La Corte dei Conti ha espresso preoccupazione per l’adeguatezza degli stanziamenti per la sanità, giudicandoli insufficienti a prevenire il decadimento dei servizi offerti. La sfida di ridurre il rapporto debito/PIL nel breve e medio termine appare quindi impegnativa, con il debito ereditato dalla pandemia che continua a pesare sul bilancio.

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