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Calcio, le nuove regole contro violenze, abusi e discriminazioni

“Il calcio è lo specchio del Paese e in quanto tale va trattato con amore e attenzione: dobbiamo affrontarne i problemi, tutelando i ragazzi che praticano questo sport”. Così Pierfilippo Capello, Head of Sports di Deloitte Legal Italia, ha aperto i lavori di ‘Safeguarding, politiche e principi fondamentali per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di abuso, violenza e discriminazione nel calcio’. 

L’evento

Organizzato dal Social Football Summit in partnership con Deloitte, che lo ha ospitato nella sua sede romana, l’evento – moderato da Alessandro Pulcini di Fortune Italia – ha esplorato linee guida, modelli organizzativi e codici di condotta per un ambiente calcistico sempre più sicuro e inclusivo. “È un tema importante, che grazie agli speaker di oggi potremo trattare con competenza: sono persone impegnate ogni giorno in attività di controllo e monitoraggio”, sottolinea Gianfilippo Valentini del Social Football Summit, il grande evento italiano dedicato alla football industry che andrà in scena all’Olimpico il 19 e il 20 novembre 2024 per la sua settima edizione. 

Abusi, violenza e discriminazioni sono ancora assai presenti nel mondo del calcio e nello sport in genere e gli atleti e le atlete più giovani, che si stanno formando come persone, sono quelli più vulnerabili. I decreti attuativi della legge delega n. 86/2019 – con cui è stata realizzata la riforma dello sport – stabiliscono l’obbligo per le federazioni sportive di redigere delle linee guida per la tutela dei minori e la prevenzione di molestie, violenza di genere e ogni forma di discriminazione. 

Alessandro Pulcini di Fortune Italia e i relatori del primo panel: Silvia Salis, Francesco Pastorella e Domenico Costantino

La normativa 

Una normativa che il Coni ha recepito adottando il Regolamento Safeguarding per la prevenzione e il contrasto ad abusi, violenze e discriminazioni sui tesserati. Il 31 agosto 2023, la Figc ha quindi adottato le sue linee guida per la predisposizione da parte delle società sportive dei modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva e dei codici di condotta a tutela dei minori. 

Per le società sportive, sia dilettantistiche che professionistiche, la data da segnare in calendario è quella 31 agosto 2024: entro quel giorno infatti, dovranno adeguarsi al modello di regolamento del Coni. Alle società viene richiesto di adottare modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva, nonché codici di condotta a tutela dei minori e per la prevenzione e gestione del rischio. A garantire la funzionalità del modello organizzativo, sarà una nuova figura, quella del responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni, che avrà il compito di gestire le segnalazioni. 

“Un ambiente sportivo più sicuro, con regole chiare ed efficaci, è una tutela per tutti: nessuno deve trovarsi in situazioni in cui può subire degli abusi. Si è iniziato un percorso che credo cambierà in meglio il mondo dello sport”, rimarca Silvia Salis, vice presidente del Coni. Per il professor Domenico Costantino, presidente della commissione esperti sulla tutela dei minori della Figc, “serve un’alleanza fra mondo sportivo, famiglie e istituzioni. Abbiamo il dovere di tutelare i bambini che ci vengono affidati. Abbiamo posto in essere una serie di tutele per il bambino, considerandolo soggetto di diritto e non più come oggetto”. 

“Le squadre di calcio hanno una responsabilità importante, perché i calciatori rappresentano dei modelli per i più giovani”, spiega Francesco Pastorella, chief sustainability development & external corporate relations per Rothschild Dynasty. “Possiamo sfruttare gli idoli dei ragazzi per veicolare messaggi e azioni positive”. Per Vito Di Gioia, segretario del settore giovanile e scolastico della Figc, “le nuove norme consentiranno una forte innovazione. I minorenni vanno tutelati nel loro percorso di crescita. Il calcio è un gioco e va vissuto in maniera spontanea: dobbiamo fare tutto il possibile per mettere i ragazzi nella condizione di esprimersi al meglio”.

“La normativa è buona, credo che stiamo andando nella giusta direzione. Adesso le società devono darsi un modello organizzativo tale da riuscire a prevenire abusi e discriminazioni”, chiarisce Valeria Logrillo, of counsel di Deloitte Legal.

È l’avvocato Paolo Mormando, componente della commissione esperti sulla tutela dei minori, a fornire dettagli sul fenomeno della violenza nello sport in Italia. “Secondo i dati raccolti dall’associazione Change the game, su un campione di 1500 atleti intervistati, il 40% ha dichiarato di aver subito violenze: non si tratta di un fenomeno residuale. Nel 34% dei casi la violenza è stata di carattere psicologico, e in un caso su tre la violenza non veniva dall’allenatore o da un dirigente, ma dai compagni di squadra”. 

“Lo sport è fatto di relazioni gerarchiche, ma queste non devono comportare violenza”, precisa l’avvocato Andrea Catizone. “Il riconoscimento nella Costituzione del valore educativo e sociale dello sport è per noi giuristi un sospiro di sollievo: possiamo finalmente uniformare le norme di rango inferiore alla norma costituzionale”.

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