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Boomer e lavoro: un vantaggio per la società

In un ambiente aziendale che privilegia i giovani, i lavoratori più anziani sono spesso trascurati. Eppure, in molti casi, questi dipendenti lavorano oltre l’età della pensione: questo potrebbe essere un bene per gli amministratori delegati.

Sebbene molte persone negli Stati Uniti abbiano incentrato la propria vita lavorativa sull’obiettivo di andare in pensione prima di raggiungere un’età avanzata – magari in una località balneare ai tropici – molti rimangono nel mondo del lavoro più a lungo.

Secondo un sondaggio condotto a dicembre dal Pew Research Center, nel 2023 un americano su cinque di età superiore ai 65 anni, ovvero circa il 19%, era occupato. Stando alla ricerca, si tratta di una percentuale significativamente più alta rispetto all’11% delle persone della stessa categoria che erano occupate nel 1987.

Stephan Meier, professore della Columbia Business School, ha spiegato che dietro questa tendenza ci sono due motivazioni completamente opposte. O i lavoratori sono costretti a lavorare perché non hanno i mezzi per andare in pensione, oppure sono agiati ma vogliono continuare a sentirsi utili, in qualsiasi modo.

In particolare, quelli che fanno parte della seconda categoria, nonostante abbiano raggiunto o superato i sessant’anni, sono di solito ancora sani e produttivi, anche grazie ai progressi della medicina moderna. Si tratta di lavoratori motivati, che quindi possono contribuire al successo di un’azienda in molti modi, seppure in età avanzata.

“Grazie alla loro esperienza possono apportare al team aziendale qualcosa che i lavoratori più giovani non hanno”, ha dichiarato Meier a Fortune.

Allo stesso tempo, i lavoratori anziani sono spesso stigmatizzati dai colleghi o quando cercano un nuovo lavoro. Un sondaggio di Resume Builder ha rilevato che il 34% dei responsabili delle assunzioni è preoccupato di assumere persone con più di 60 anni. Gli adulti sono talvolta etichettati come lenti o ignoranti, ma secondo Meier questi stereotipi sono generalmente falsi e dovrebbero essere eliminati.

“In realtà apportano molte qualità al lavoro e questo viene erroneamente trascurato”, ha affermato il professore.

Secondo Christine Porath, docente presso la Kenan-Flagler Business School dell’Università del North Carolina, avere un lavoratore con decenni di esperienza in un determinato settore non è vantaggioso solo per l’azienda, ma anche per i dipendenti più giovani.

Attraverso il mentoraggio e il contributo alla formazione dei nuovi assunti, i lavoratori più anziani possono aiutare l’azienda e i suoi dipendenti ad avere una visione più informata del loro lavoro e dei loro percorsi di carriera. Per Porath, questo tipo di contributi può aiutare perfino i lavoratori più anziani.

“Ricevono una spinta, un senso di vitalità, di apprendimento e di crescita, il che è utile, perché sappiamo che una certa idea di prosperità aumenta le loro prestazioni e la loro produttività”, ha dichiarato Porath a Fortune.

Per aiutare i lavoratori che invecchiano, alcune aziende stanno proponendo opzioni in grado di aumentare la flessibilità del lavoro: meno ore lavorative per i dipendenti più anziani che però, in questo modo, possono dare comunque un contributo all’azienda in termini di esperienza. Secondo Meier, questa soluzione può essere vantaggiosa sia per l’azienda stessa che per il lavoratore.

“Si potrebbe non lavorare esattamente lo stesso numero di ore, il che è positivo anche per le aziende, perché possono sfruttare l’esperienza di quei lavoratori più anziani senza assumerli per posizioni a tempo pieno”, ha affermato Meier.

Anche secondo Porath, indipendentemente dall’approccio scelto, le aziende non possono permettersi di ignorare i lavoratori anziani. Stando ai dati del Bureau of Labor Statistics, entro il 2032 le persone con più di 65 anni costituiranno l’8,6% della forza lavoro. Per aiutare questo segmento in crescita a contribuire in modo produttivo al successo delle aziende, i dirigenti devono prestare loro attenzione.

“Cercare modi per accoglierli, valorizzarli, apprezzarli, riconoscerli e coinvolgerli nuovamente – se non dovessero più sentire un senso di appartenenza o di comunità – credo sia un investimento davvero prezioso”, ha aggiunto Porath.

Questa storia è stata originariamente pubblicata su  Fortune.com

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