“È la prima volta in Italia che dopo il 7 ottobre un esponente di un grande Paese arabo e uno di Israele decidono di discutere apertamente” di quanto accaduto dopo quel giorno. Si è aperto così, con le parole del presidente Marco Minniti, l’evento della Fondazione Med-Or, ‘Medio Oriente. Un anno dopo’, tenutosi ieri a Roma.
All’incontro, coordinato da Monica Maggioni – la Direttrice editoriale per l’Offerta informativa della Rai – hanno partecipato Ebtesam Al Ketbi, fondatrice e presidente dell’Emirates Policy Center degli Emirati Arabi Uniti, e David Meidan, già alto dirigente dell’intelligence israeliana e rappresentante del Primo Ministro Benjamin Netanyahu nei negoziati per la liberazione del caporale Gilad Shalit. Ciascuno con le proprie idee su una questione che, visti gli ultimi sviluppi e l’allargamento del conflitto al fronte libanese, si fa sempre più complessa.
“Questo non è un giorno facile – ha detto Meidan in apertura – perché ancora preme la questione del rilascio degli ostaggi. Non si può lasciare indietro nessuno: la solidarietà appartiene al popolo israeliano. Dobbiamo continuare a fare del nostro meglio per liberarli”. L’ex 007 israeliano ha poi definito quelle che, a suo parere, dovrebbero essere le priorità per il suo Paese: “Non ci sono soluzioni veloci e non sarà facile, ma penso che ora Israele debba evitare un attacco all’Iran e concentrarsi sul Libano che non è e non deve essere la terra di Hezbollah. Sono ottimista sul fatto che raggiungeremo questo obiettivo”.
La ricercatrice emiratina ha però espresso forti perplessità sulla questione del fronte libanese: “Il Libano sarà per voi un’altra trappola, si sta aprendo un altro fronte di guerra e i libanesi non lo vogliono, non vogliono che voi ‘ripuliate’ la loro terra”.
Anche sul futuro di Gaza e, soprattutto, sulla convivenza di israeliani e palestinesi il confronto è stato acceso. “Penso che Gaza alla fine sarà controllata dai palestinesi e per questo è necessario iniziare subito a porre le basi per la costruzione di una normalità nei rapporti”, ha detto Meidan. Una visione fin troppo rosea per Al Ketbi, che ha rimarcato: “Io sono della scuola del realismo. Dopo 41.ooo palestinesi uccisi durante il conflitto come pensate che per loro sarà possibile avere a che fare con Israele? Anche loro sono vittime”.
Secondo Meidan però, a seguito dell’attacco del 7 ottobre, non c’era altra scelta: “Cosa avremmo potuto fare? Dopo quello che ha fatto Hamas non avevamo altra scelta se non reagire. Ora però dobbiamo pensare al dopo, dobbiamo avere una visione che sia di pace per il futuro.”

