Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 2 aprile ha annunciato dazi per oltre 100 Paesi. Nel caso dell’Ue le tariffe imposte saranno del 20% e secondo le stime di Bruxelles colpiranno il 70% delle esportazioni europee, con un incasso statunitense di 81 miliardi di euro (i calcoli sono basati sugli attuali flussi commerciali).
Gli Usa sono il terzo partner commerciale dell’Italia, dopo Germania e Francia: “L’Italia sul fronte dell’export deve la sua crescita a doppia cifra nel post Covid in gran parte all’aumento della nostra quota negli Stati Uniti. Nel 2024 siamo arrivati a 65 miliardi generando un surplus commerciale di 42” ha spiegato in un’intervista al quotidiano la Stampa il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Chiarendo come “i settori oggi più esposti sono proprio quelli che hanno esportato di più: il farmaceutico, l’alimentare e quello delle macchine per la produzione, oltre al tessile-moda”. Ma quali saranno gli effetti sull’industria del nostro Paese delle nuove scelte di Trump? Guardiamo da vicino ad alcuni dei settori più colpiti.
Agroalimentare
Come aveva spiegato a Fortune Italia Massimiliano Giansanti – presidente di Confagricoltura – i dazi Usa, definiti un “cataclisma”, mettono in pericolo un mercato che vale complessivamente 9 miliardi di euro. Dall’olio extravergine d’oliva al vino, dalla pasta alle conserve, passando per formaggi e prodotti caseari (che negli Stati Uniti vendono il doppio di quelli francesi): le eccellenze alimentari italiane saranno tra le più colpite dalle tariffe, con perdite che potrebbero aggirarsi attorno a 1,6 miliardi di euro e con un calo del 10% sui fatturati e del 30% sui volumi dell’export.
Gli Usa sono il primo Paese d’esportazione per l’extravergine italiano, tanto che nel 2024 – secondo le stime del settore – su 3 miliardi di euro di export 1,1 miliardi venivano proprio dagli scambi con gli americani. Stesso discorso vale per i formaggi italiani, tra cui il Parmigiano Reggiano: il mercato a stelle strisce vale infatti il 22,5% della quota totale delle esportazioni dell’eccellenza emiliana. Per quanto riguarda le conserve di pomodoro nostrane invece, gli Stati Uniti rappresentano il 15% dell’export extra-europeo. E poi c’è il comparto degli alcolici che, tra Usa e Italia, conta oltre 2 milioni di posti di lavoro e vale oltre 2 miliardi di esportazioni verso il Paese di Donald Trump.
Moda
Lo scorso anno l’export legato ai settori della moda e del lusso Made in Italy – pelletteria, calzaturiero, pellicceria, conceria – ha raggiunto i 3 miliardi di euro. Le tariffe di Trump si aggiungono a quelle che il comparto deve già sostenere e che vanno dal 6% per i filati in cotone al 28%per gli altri materiali. Le perdite stimate dalla Svimez si aggirerebbero comunque intorno al 2,6%, un valore ridotto se confrontato a quello degli altri settori stimato tra il 13,5% e il 16,4% (per agroalimentare, farmaceutica e chimica). Nel 2024 tra i Paesi importatori, l’America è risultata essere il terzo mercato, incidendo per il 7,4% sul totale esportato dal comparto tessile, con una predominanza dell’Abbigliamento del valore di 2,3 miliardi di euro.
Macchine per la produzione
Dei 65 miliardi di euro di export italiano negli Stati Uniti, oltre 12 miliardi vengono da macchinari e impianti. Si tratta di una delle colonne portanti della manifattura italiana, con aziende di punta che depositano brevetti in tutto il mondo, come Ima, Marchesini o Coesia. Per il comparto non è ancora chiaro come verranno applicate le tariffe del 20% e se quindi i danni potranno essere contenuti. Secondo l’ultimo rapporto ‘Ingenium’ – del Centro Studi Confindustria realizzato con il sostegno di Federmacchine – l’export italiano di macchinari ad alta intensità di Automazione, Creatività e Tecnologia (ACT) vale in totale 32,1 miliardi di euro, con un potenziale di crescita stimato in 8 miliardi. I mercati più avanzati assorbono 21,6 miliardi e, tra questi, gli Stati Uniti sono in testa.
