Quanto costerà un iPhone con i dazi di Trump

Iphone Apple

I dazi commerciali imposti da Trump potrebbero abbattersi anche sugli iPhone. Gli analisti, infatti, fanno sapere che se Apple decidesse di scaricare sui consumatori gli oneri derivanti dalle tariffe, il prezzo dei dispositivi, inevitabilmente, aumenterebbe del 30 o 40%.

La maggior parte degli iPhone, infatti, viene prodotta in Cina che è stata colpita da un dazio del 54%. Una situazione che metterebbe l’azienda di fronte a un dilemma: assorbire i costi aggiuntivi o aumentare i prezzi di vendita a danno degli utenti.

Se prevalesse questa seconda strada, di fatto la più probabile, secondo le stime di Rosenblatt Securities il modello base dell’iPhone 16, lanciato sul mercato al costo di 799 dollari, vedrebbe il proprio prezzo aumentare del 43%, arrivando a costare 1142 dollari. Così l’ultimo iPhone 16e, lanciato lo scorso febbraio, di fatto il modello più economico prodotto dall’azienda e che permette di accedere a nuove funzioni di intelligenza artificiale, potrebbe passare dagli attuali 599 dollari a 856 dollari, incrementando anch’esso del 43%. Stesso discorso per il ben più costoso iPhone 16 Pro Max: schermo da 6,9 pollici e 1 terabyte di memoria, che potrebbe passare dall’attuale prezzo di vendita di 1599 dollari a 2300 dollari.

Una situazione complessa per Apple che giovedì ha visto i propri titoli chiudere con un calo del 9,3%. Il risultato peggiore dai tempi del marzo 2020. L’azienda, infatti, vende ogni anno oltre 220 milioni di iPhone e i suoi mercati principali sono Cina e Unione europea, quest’ultima si trova a scontare dazi del 20%.

Nel corso del suo primo mandato, Trump aveva già avviato una politica protezionista, arrivando a tensioni commerciali con Pechino. Le tariffe, nel quadriennio che va dal 2016 al 2020, avevano colpito una vasta gamma di prodotti provenienti dalla Cina per spingere le aziende americane a riportare la produzione negli Stati Uniti o, quantomeno, nei paesi più vicini. Se all’epoca Apple era riuscita a ottenere importanti esenzioni per i suoi prodotti, questa volta, almeno fino a ora, non ha avuto un analogo risultato.

Ad esercitare ulteriori pressioni sull’azienda, secondo quanto affermato da Angelo Zino, analista azionario di Cfra Research, potrebbe essere la stagnazione della domanda conseguente ai dazi. Sarebbe, infatti, difficile immaginare che Apple riesca a scaricare più del 5 o del 10% dei costi sui consumatori. Ha dichiarato Zino: “Ci aspettiamo che Apple rimandi qualsiasi aumento importante dei prezzi almeno fino all’autunno, quando è previsto il lancio dell’iPhone 17“.

Nonostante Apple, nel tempo, abbia spostato parte della produzione di iPhone in paesi come Vietnam e India, la maggioranza viene ancora assemblata in Cina. Oltre a ciò, nemmeno i due paesi sono scampati alle tariffe reciproche, il Vietnam sconta dazi del 46% e l’India del 26%.

Neil Shah, co-fondatore di Counterpoint Research, ha fatto sapere che Apple per riuscire a compensare l’impatto dei dazi dovrebbe aumentare i prezzi almeno del 30%. Un aumento che penalizzerebbe fortemente l’azienda a vantaggio di competitor come Samsung Electronics che potrebbe approfittare della situazione per guadagnare maggiori quote di mercato.

 

 

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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