Uccisi soltanto perché ebrei. La sveglia all’Occidente

L’odio verso gli ebrei è tornato tra noi. O, meglio, non se n’è mai andato. I nostri cuori sanguinano di fronte ai volti dei due giovani addetti dell’ambasciata d’Israele a Washington, freddati dai colpi di pistola di un indemoniato che gridava “Free Palestine”. L’Occidente ripiomba nell’incubo dell’odio antisemita.

Già si rincorrono le analisi che vorrebbero collegare il brutale assassinio alle operazioni militari a Gaza, si discetta di ‘escalation’, di ‘radicalizzazione’ del conflitto, come a voler cercare il filo del razionale nell’irrazionale, un velo di attenuante, come se qualsivoglia guerra possa giustificare l’atto sconsiderato di un criminale che spara a due ebrei colpevoli soltanto di essere ebrei.

Yaron e Sarah non indossavano la divisa a Gaza, non erano due militari dell’Idf, non stavano combattendo una guerra, se non la battaglia quotidiana delle nostre esistenze, sognavano per loro un futuro d’amore, una famiglia, lui aveva già acquistato l’anello di fidanzamento e la prossima settimana le avrebbe chiesto la mano a Gerusalemme. Yaron e Sarah non avevano neanche trent’anni, non partiranno più per quel viaggio programmato, perché un fanatico antisemita li ha annientati come vittime sacrificali in nome dell’odio contro gli ebrei.

Non c’entrano le bombe di Gaza, la pace impossibile, non c’entra il governo dell’odiatissimo Netanyahu che ritira la delegazione israeliana dagli inutili e inconcludenti negoziati di Doha. In Qatar i terroristi di Hamas fingono di trattare ma non trattano, prova ne sia che ci sono ancora 59 ostaggi nelle mani di questi “figli di cani” (il copyright è del capo dell’ANP Abu Mazen), soltanto 20 sarebbero ancora in vita.

Israele combatte e combatterà fin quando ogni corpo, ogni cadavere, sarà restituito ai suoi familiari. Israele combatterà fin quando Hamas avrà ancora capacità militari e politiche, nessuno vuole vivere con un gruppo terroristico che già una volta, in quel fatidico 7 ottobre, ha violato i confini per ammazzare milleduecento ebrei, a mani nude, casa per casa.

Le bombe di Gaza non c’entrano con l’assassinio di Washington, non si può pensare che, se cadessero meno bombe, se Israele porgesse l’altra guancia premiando i terroristi del 7 ottobre (se ammazzi molti ebrei, ottieni in premio uno stato), la violenza antisemita scomparirebbe.

L’antisemitismo esisteva prima e continuerà ad esistere, l’Olocausto ne è la più tragica incarnazione storica, l’odio contro gli ebrei in quanto ebrei è oggi la più grave forma di odio che cova nelle nostre società occidentali, nei nostri borghesissimi campus universitari, anche in conseguenza dei movimenti migratori che hanno portato, nel cuore dell’Europa, sacche crescenti di immigrazione islamica.

Lo sa bene la Francia dov’è in corso da tempo, ben prima del 7 ottobre, una autentica diaspora ebraica, la stessa Francia dove i servizi di intelligence hanno consegnato, negli scorsi giorni, un rapporto choc secondo il quale la Fratellanza musulmana, ben presente nel Paese, ha saputo islamizzare interi pezzi del territorio francese. Sarebbero almeno venti i dipartimenti francesi interessati da questa ascesa islamista, “con l’obiettivo finale di inginocchiare l’intera società francese alla legge della sharia”, parola del ministro dell’Interno Bruno Retailleau.

In Italia, soltanto negli ultimi dieci mesi, l’Antiterrorismo ha seguito i movimenti di numerosi giovani, molti sono minorenni, cittadini italiani, alle volte di seconda generazione: arresti e perquisizioni si sono compiuti a Bolzano, Roma, Milano, in Sicilia, Puglia e Toscana. Il filo rosso? Antisemitismo e radicalizzazione jihadista. Se non si è mai assistito a un attentato vero e proprio, è perché ha funzionato la prevenzione. Ma non possiamo dimenticarci quanto è accaduto a pochi passi da noi. Attacchi antisemiti triplicati in Europa, sinagoghe e centri culturali ebraici incendiati con le molotov a Berlino o vandalizzati con la vernice rossa a Londra, i tifosi israeliani del Maccabi Tel Aviv feriti con bastoni e coltelli ad Amsterdam, la città che fu di Anna Frank, un ebreo ferito gravemente a Zurigo.

Il mondo è attraversato da una miriade di conflitti e ingiustizie, da carestie e scontri etnici, eppure in nessun caso scatta la caccia all’uomo. Da oltre tre anni assistiamo alla guerra in Ucraina, provocata dall’aggressione russa contro Kiev, ma nessuno si sogna di scendere in strada armato per sparare a un cittadino russo purchessia. Accade soltanto con gli ebrei, e la colpa non è di questa o di quella guerra. La responsabilità è di chi spara, insieme a quanti si affannano a giustificare l’ingiustificabile.

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.