Dior chiude la pratica Antitrust, Armani resta sotto esame. Con un impegno economico da due milioni di euro in 5 anni per combattere lo sfruttamento lavorativo, a maggio l’Antitrust ha chiuso l’istruttoria aperta a luglio 2024 nei confronti di alcune società di Dior, “in considerazione della diffusione di dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale potenzialmente non veritiere, in particolare per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità presso alcuni fornitori di prodotti di pelletteria”.
Il tema dello sfruttamento sul lavoro ha travolto le supply chain e colpito la reputazione di alcuni dei principali player della moda nell’ultimo anno e mezzo, prima con i commissariamenti da parte del Tribunale di Milano (in molti casi già conclusi) e poi, per Armani e Dior, con le istruttorie dell’Antitrust.
Più recentemente anche Valentino, tramite Valentino Bags Lab srl, è finita sotto i riflettori.
Sia per Armani che per Dior un articolo de Il Giornale mette in evidenza come i destini delle istruttorie dell’Agcm siano stati diversi (per ora).
Con l’Antitrust Dior ha trovato una quadra (annunciata dalla stessa Autorità), mentre Armani, secondo il quotidiano, si è vista rifiutare la proposta di accordo. Questo nonostante le conclusioni sul percorso “virtuoso” di Armani raggiunte dal Tribunale di Milano che negli scorsi mesi ha revocato alle società di entrambi i marchi l’amministrazione giudiziaria imposta nel 2024.
Armani e Dior: cosa è successo finora
I riflettori sul tema sfruttamento del lavoro sono accesi da un anno e mezzo, con l’amministrazione giudiziaria decisa dal Tribunale meneghino per due società collegate a due giganti della moda: la Giorgio Armani Operations Spa e Manufactures Dior.
Al centro delle indagini la mancanza di controlli sulla filiera e lo sfruttamento dei lavoratori da parte dei fornitori.
A febbraio la procedura si conclude per la società di Armani perché ha potenziato i sistemi di controllo già presenti e “a seguito del virtuoso percorso compiuto dalla società nel solco delle prescrizioni impartite dal Tribunale”.
Nello stesso periodo anche Manufactures Dior esce dall’amministrazione giudiziaria in anticipo grazie agli interventi adottati e al superamento di criticità che, come ha scritto il Tribunale di Milano all’epoca, non erano comunque mai state “strutturali”.
La lente dell’Antitrust
Parallelamente al percorso in Tribunale, la scorsa estate le due aziende hanno anche dovuto affrontare le istruttorie per pubblicità ingannevole del Garante della concorrenza, che aveva preso di mira le dichiarazioni etiche e di responsabilità, l’artigianalità e l’eccellenza delle lavorazioni dei prodotti.
I rimedi di Dior (tra impegni economici e per il sociale) per chiudere la vicenda sono stati accettati a fine maggio. Per Armani il discorso non si è ancora chiuso: il Giornale riporta che il marchio deve presentare una richiesta di ulteriore approfondimento con relative memorie, e che il responso da parte dell’Agcm potrebbe arrivare a luglio.
Il caso Valentino
E Valentino? In questo caso la vicenda è più recente, ma simile a quelle di Dior e Armani: è solo di questo maggio la disposizione dell’amministrazione giudiziaria per Valentino Bags Lab srl, citata in relazione a un’inchiesta sullo sfruttamento del lavoro nella filiera.
La società ha espresso “preoccupazione” e si è detta disponibile a collaborare con la magistratura. Ha detto di aver intensificato i controlli sui fornitori negli ultimi anni, con “audit condotti da terze parti certificate che coprono l’intero processo di produzione” e che avrebbero già portato l’azienda ad abbandonare i produttori che non soddisfacevano i suoi standard. Anche in questo caso l’amministrazione giudiziaria sarà revocata in anticipo, nel caso Valentino riesca ad aderire alle indicazioni dei giudici, come nel caso di Armani, Dior e Alviero Martini (per cui l’amministrazione giudiziaria è stata revocata già a ottobre 2024).
Intanto, a maggio, in prefettura a Milano è stato firmato il ‘Protocollo d’intesa per la legalità dei contratti di appalto nelle filiere produttive della moda’. Firmatari dell’accordo, insieme alla prefettura, la Regione Lombardia, il Tribunale di Milano, la Procura della Repubblica, la Sezione Misure di Prevenzione della Procura e l’Arma dei Carabinieri, ma anche i rappresentanti delle principali associazioni di categoria del settore moda e le organizzazioni sindacali. Un accordo che vuole migliorare le condizioni di lavoro e prevenire i fenomeni di sfruttamento ed evasione fiscale.
