La sera del 26 giugno, un giorno dopo aver incassato l’ok della Bce per l’operazione su Mediobanca, il cda di Mps ha dato il via libera all’aumento di capitale per l’offerta pubblica di scambio sulle azioni di Piazzetta Cuccia. A poche ore di distanza, l’istituto guidato da Alberto Nagel risponde con i numeri (lo scudo contro Monte dei Paschi di Siena) e con considerazioni nette: “L’offerta di scambio di Mps per gli azionisti Mediobanca è priva di razionale industriale e finanziario ed è caratterizzata da evidenti elevati rischi di esecuzione”. In Borsa Mediobanca registra un -0,2%.
Il piano e lo scudo di Mediobanca
Anche dopo il rinvio a fine settembre dell’assemblea che deciderà sull’operazione di Mediobanca su Banca Generali, a Nagel serviva un modo per difendersi nei prossimi mesi dall’ops dell’istituto senese, che potrebbe tenersi ad agosto (manca ancora qualche disco verde).
La nota di aggiornamento delle proiezioni economico-finanziarie per il periodo 2025-28 del Piano “One Brand-One Culture” è stata l’occasione giusta, e lo ‘scudo’ è costituito da prospettive in aumento e dividendi che convincano gli investitori a non aderire all’ops di Siena.
Intanto Nagel insiste su Banca Generali, altro pezzo dello ‘scudo’: in caso di fusione Mediobanca potrebbe centrare ricavi pari a 5 miliardi di euro nel 2028, rispetto ai 4,4 miliardi stimati nello scenario stand-alone, come si legge nelle slide presentate dall’amministratore delegato durante la call con gli analisti.
Secondo Nagel l’operazione di Mps “genererà un’importante perdita di fatturato”. Essendo “la prima operazione in cui vediamo una banca commerciale acquistare una banca d’investimento”, è molto difficile “valutare quale sarà la crescita reale dell’Eps delle entità combinate”. L’Ad sottolinea che tra il piano stand-alone e una fusione “con Mps non c’è paragone. Se puntiamo su prodotti a valore aggiunto più specializzati, questa posizione può essere difesa molto meglio”.
I numeri del piano di Mediobanca
I numeri: Mediobanca punta a ricavi per oltre 4,4 miliardi (+20% nel triennio con una crescita media annua del +6%), a un utile netto di 1,9 miliardi (+45% nel triennio) e soprattutto, in ottica ‘scudo’, a una crescita nella remunerazione degli azionisti sino a 4,9 miliardi di euro nel triennio di cui 4,5 miliardi di euro cash, con pay-out al 100% degli utili ordinari, e 0,4 miliardi tramite il completamento del piano di riacquisto e cancellazione di azioni proprie previsto nel BP26 presentato nel maggio 2023.
Il dividendo per azione sarà da 1,12 euro nel 2025, e salirà del 50% nel 2026 e poi ancora fino a 2,1 euro nel 2028.
Secondo Nagel l’estensione al 2028 del piano “dimostra come Mediobanca sia in grado di realizzare, pur in un contesto macroeconomico complesso, un’ulteriore solida crescita di ricavi, utili e redditività, puntando a conseguire i migliori rendimenti di settore, associati a un basso profilo di rischio e di execution nonché a un significativo aumento della remunerazione degli azionisti”.
La risposta di Mediobanca a Mps
L’operazione di Mps è rischiosa, secondo Mediobanca, per le caratteristiche stesse della realtà che ne deriverebbe, “un profilo di banca commerciale di medie dimensioni indifferenziata, ad elevato assorbimento di capitale, altamente sensibile al contesto macroeconomico, senza rafforzamento in alcuno dei segmenti di attività di Mediobanca e rimanendo viceversa immutati i rischi insiti nel bilancio di Mps”. Senza contare, per tornare ai numeri, che l’ops rappresenta un “forte” sconto implicito rispetto al valore di Mediobanca, secondo l’istituto.
L’operazione su Banca Generali, Nagel: closing a ottobre
Nagel parla di “entusiasmante percorso di crescita stand-alone” e punta con convinzione alla ‘sua’ operazione, quella su Banca Generali, che sarà “in grado di creare un leader Europeo nel Wealth Management per dimensioni, capacità di crescita e remunerazione degli azionisti, il cui closing è previsto per il prossimo mese di ottobre”.
L’operazione, che mira all’integrazione di Banca Generali nella divisione Wm di Mediobanca, “imprime una forte accelerazione alla trasformazione del Gruppo Mediobanca e realizza l’obiettivo del Piano “One Brand – One Culture” di affermare definitivamente il Gruppo come Wealth Manager, distintivo per posizionamento (Private & Investment Bank), brand, capacità di attrarre talenti professionali e remunerare gli azionisti”, sottolinea Mediobanca.
L’istituto mette in evidenza i numeri: “La combinazione crea un leader di mercato, secondo in Italia per totali attivi e rete distributiva (circa 3.700 professionisti), con la maggiore capacità di crescita organica nella fascia alta del mercato del risparmio gestito italiano”.
Gli altri numeri
In dettaglio il nuovo piano prevede una crescita degli attivi redditizi con il totale delle attività finanziarie in aumento a 143 miliardi di euro (+9%), degli impieghi a clientela a 63 miliardi (+5%), gli RWA (Risk-Weighted Assets) a 50 miliardi (+3%).
Tra i segmenti, secondo Mediobanca, il Wealth management registrerà la maggior crescita (oltre 0,2 miliardi nel triennio sino a 1,2 miliardi) divenendo il primo contributore alla crescita dei ricavi di Gruppo oltreché di commissioni, in via complementare al corporate e investment banking, la cui crescita nei ricavi è attesa essere di oltre 0,1 miliardi sino a 1,0 miliardi.
Il nuovo piano stima poi una crescita della redditività a livello di Gruppo (Rote al 20%) – rettificato degli utili non ricorrenti al 17% (dal 14%) – e divisionale: il Wealth management è atteso registrare il maggior incremento della redditività passando dal 4,0% al 5,2%; il CIB è atteso migliorare al 2,2% (dall’1,9%), il consumer finance stabile al 2,9%.

