Planted, rivoluzionare l’alimentazione con le proteine vegetali

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Nel cuore della Svizzera Planted sta scrivendo una piccola grande pagina del futuro dell’alimentazione. Fondata a Zurigo nel 2019, l’azienda – che vanta un impianto produttivo d’avanguardia – sviluppa proteine alternative facendo ricorso esclusivamente a ingredienti naturali e a un processo ispirato alla fermentazione tradizionale.

Nata da un gruppo di giovani ricercatori e imprenditori, Planted ha un obiettivo chiaro: creare prodotti vegetali così buoni da convincere anche gli irriducibili amanti della carne.

Le sue bistecche, i kebab e i filetti plant-based replicano la consistenza e il sapore delle carni animali, senza ricorrere ad additivi artificiali. Il risultato è un’esperienza gustativa che non solo conquista il palato, ma riduce sensibilmente l’impatto ambientale: fino al 97% in meno di emissioni di CO2 e all’80% in meno di consumo d’acqua rispetto alla carne convenzionale.

“Quando lavoravo negli Stati Uniti, ho incominciato a ridurre il consumo di carne”, racconta Pascal Bieri, co-founder di Planted. “Ma ben presto mi sono accorto che i vari sostituti erano pieni di additivi. Ho pensato che ci dovesse essere una soluzione più naturale”. Così Bieri ha coinvolto suo cugino Lukas Böni, che stava completando un dottorato in Ingegneria dei processi alimentari. Abbiamo intervistato Bieri nell’innovativa sede di Zurigo, per comprendere più a fondo la visione, il processo e le ambizioni di Planted.

Com’è nata l’idea di Planted?

È iniziato tutto durante un periodo negli Stati Uniti, quando ho scelto di ridurre il consumo di carne, diventando vegano per due giorni a settimana per motivi legati alla sostenibilità ambientale.

Studiando il settore, ho scoperto quanto sia inefficiente la produzione di carne: deforestazione, consumo eccessivo di acqua, trasporto di mangimi da altri continenti. Tutto questo per ottenere proteine in modo non sostenibile.

Ho pensato che ci doveva essere una soluzione migliore, più naturale. Così ho coinvolto mio cugino Lukas, che stava concludendo un dottorato all’ETH, e altri amici con background in finanza e scienze alimentari. Ed è nata Planted.

Come funziona la vostra tecnologia?

Usiamo un processo abbastanza semplice: partiamo da farine di proteine vegetali – piselli, soia, fave – e le mescoliamo con acqua e olio in un estrusore. Questo impasto viene poi raffreddato, strutturato in fibre e tagliato per ottenere la base dei nostri prodotti: pollo vegetale, kebab, pulled pork, schnitzel e ora anche steak fermentato. Aggiungiamo poi spezie naturali e avviamo un processo di fermentazione simile a quello del camembert o del salame, che dona profondità e complessità al sapore, senza ricorrere ad additivi chimici.

 Qual è il vostro vantaggio competitivo rispetto ad altri marchi plant-based?

La naturalezza degli ingredienti. Molti prodotti simili sono pieni di aromi artificiali, coloranti o sostanze poco trasparenti. Noi facciamo l’opposto: un numero limitato e riconoscibile di ingredienti. Che, se unito alla texture realistica e al sapore autentico, ci distingue sul mercato.

E poi noi siamo focalizzati solo su questo: non siamo un’azienda di carne che “fa anche vegano”. Siamo nati per cambiare davvero il modo in cui il mondo consuma le proteine.

Qual è l’impatto ambientale della vostra produzione?

Dipende dal prodotto, ma ad esempio il nostro sostituto del manzo genera il 97% in meno di CO2 rispetto alla carne tradizionale e consuma l’80% in meno di acqua. È un risparmio enorme.

E poi c’è l’aspetto etico: ogni anno si allevano e macellano circa 80 miliardi di animali, una produzione che assorbe circa l’80% degli antibiotici prodotti. Gli antibiotici finiscono nella carne e quindi nella nostra dieta, con effetti potenzialmente negativi sulla salute umana.

Quali mercati coprite oggi?

Produciamo tutto in Svizzera e oggi esportiamo circa l’80% del volume in sette mercati chiave: Germania, Austria, Italia, Francia, Benelux, Regno Unito e Svizzera. L’Italia rappresenta un mercato in forte crescita, anche grazie a partnership nella GDO e nel settore della ristorazione.

Che futuro intravede per l’azienda?

Vogliamo rimanere fedeli alla nostra missione: avere un impatto positivo sul pianeta. Crescere sì, ma in modo intelligente, magari con fabbriche locali in collaborazione con aziende tradizionali. Crediamo che la nostra tecnologia possa scalare molto più velocemente del nostro marchio. E vogliamo conquistare il pubblico europeo, perché se convinci il consumatore tedesco o italiano, sei pronto per il resto del mondo.

E come convincerete chi è ancora scettico?

Con il gusto. Per questo diciamo che il nostro prodotto è “approvato dagli amanti della carne”. Non è un prodotto pensato solo per vegani o vegetariani, ma per tutti.

E il nostro obiettivo è che sempre più persone, magari senza accorgersene, inizino a sostituire gradualmente la carne con qualcosa di più sano, più sostenibile… e buonissimo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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