Il Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe avere un alleato inaspettato per la sua realizzazione: Donald Trump. La richiesta del presidente Usa ai Paesi alleati della Nato di raggiungere la quota del 5% del Pil per le spese militari potrebbe agevolare la sua costruzione se venisse catalogato all’interno di questi costi che l’Italia dovrà affrontare per rispettare gli impegni di Difesa dell’Alleanza Atlantica.
L’Italia al momento è uno dei fanalini di coda della Nato per le spese militari con appena l’1,49% nel 2024, quindi serve coprire un ampio margine per raggiungere il tetto richiesto. L’impegno maggiore è stato fortemente voluto da Trump che, come aveva già annunciato nella sua campagna elettorale, si aspettava che i Paesi europei iniziassero a contribuire maggiormente sui costi dell’Alleanza, senza far ricadere quasi tutto sulle spalle degli Usa.
Un’infrastruttura a scopo anche militare
L’obiettivo del 5% è stato scomposto in due segmenti: oltre il 3% in investimenti militari veri e propri e il restante in infrastrutture finalizzate a migliorare la capacità difensiva, con ovvie ricadute su ricerca e utilizzo civile. Ed è proprio in quest’ultima categoria che finirebbe il Ponte sullo Stretto poiché renderebbe più rapido e veloce il movimento delle forze armate sia italiane sia straniere presenti sul territorio, migliorando così la sicurezza italiana e dell’intera Alleanza.
I costi di realizzazione
Il costo stimato per la realizzazione dell’opera – uno dei temi forti del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – ammonta a circa 13 miliardi di euro che comprendono sia la costruzione vera e propria del Ponte sia le opere connesse, come le infrastrutture stradali e ferroviarie necessarie per transitare su di esso. Nonostante l’alta spesa iniziale, studi condotti dalla Camera di Commercio di Messina suggeriscono che i benefici complessivi dell’opera a regime potrebbero superare i costi, con un valore economico netto positivo per il sistema Paese e, alla luce dell’idea di inserirlo come spesa militare, anche a livello di Difesa.
Il pensiero del Governo
“Il ragionamento è il seguente: il collegamento rappresenterebbe un asse strategico per la logistica civile e militare nel Mediterraneo, considerando che la Sicilia è l’avamposto italiano verso il Medio Oriente e l’Africa“. Questo il pensiero dell’esecutivo riportato dal ‘Corriere della Sera’. “Per questo deve poter essere raggiunta in fretta da uomini e mezzi. Perciò l’opera più declamata d’Italia e mai realizzata in decenni di proclami, rientrerebbe nel Military Mobility Action Plan e dunque nelle opere strategiche per la sicurezza”.
Il monito della Commissione Ue
Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che “spetta alle autorità italiane valutare se lo scopo principale del ponte sia militare o civile”, precisando che dovrà rispettare la classificazione delle funzioni delle amministrazioni pubbliche adottata in ambito Ocse e Onu. Questo – sottolinea il portavoce – è particolarmente rilevante per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che consente un aumento della spesa per la difesa senza il rischio che la Commissione avvii una procedura per i disavanzi eccessivi.
La palla quindi sembra rimandata nel campo del Governo guidato da Giorgia Meloni che però dovrà rispettare alcuni paletti europei per riuscire a far rientrare il Ponte nelle spese militari.
