Da quando è partita ufficialmente l’Ops di Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca sono iniziate le cannonate. Prima Alberto Nagel, Ad di piazzetta Cuccia, ha ribadito la sua contrarietà all’operazione, evidenziandone le “anomalie”, che coinvolgono azionisti e governo. Poi Luigi Lovaglio, Ad di Mps, ha detto che il Ceo della nuova Mediobanca non sarà sicuramente Nagel, che “non risponde al telefono”. L’ultimo a entrare nella mischia è lo stesso Gruppo Caltagirone.
Il Gruppo, azionista sia di Mps che di Mediobanca, in una nota ha comunicato che le affermazioni “che Nagel ha pronunciato nel corso della conferenza stampa tenuta a valle dell’approvazione a maggioranza da parte del Consiglio di amministrazione di Mediobanca del comunicato inerente all’offerta di Mps, oltre a risultare sovente inesatte e del tutto strumentali e infondate, contengono due oggettive falsità”. Alla nota ha poi risposto Mediobanca, e a stretto giro è arrivata una nuova replica del Gruppo Caltagirone. Lo scontro, insomma, si infiamma.
Mps-Mediobanca, Lovaglio taglia fuori Nagel: “Non mi risponde”
Le due falsità di Nagel, secondo Caltagirone
Il Gruppo fa riferimento alle dichiarazioni del banchiere milanese arrivate nel giorno dell’inizio dell’Ops. Dichiarazioni che mettevano in luce diverse “anomalie”, dal ruolo del Governo (azionista di Siena e arbitro “severo” sulle altre operazioni) a quello degli azionisti Caltagirone e Delfin. L’Ops, riassumendo le parole di Nagel, non ha “razionale industriale” né un prezzo “congruo”, oltre ad essere ostile e non concordata.
Ma le dichiarazioni contestate da Caltagirone riguardano alcune “anomalie” (parole di Nagel) che riguarderebbero degli acquisti di azioni in Mps, acquisti che secondo Nagel farebbero intuire il “piano” per arrivare a Mediobanca.
Alle dichiarazioni la nota risponde nettamente: è “falso che il Gruppo Caltagirone abbia realizzato significativi acquisti di azioni Montepaschi ad aprile o comunque a ridosso della convocata assemblea del 17 aprile, quando sarebbe stato compravenduto il 12% del capitale”.
Secondo quanto si legge nella nota è anche “falso che il Gruppo Caltagirone abbia offerto lo stesso prezzo degli altri aggiudicatari nella procedura di accelerated bookbuilding con la quale in data 13 novembre 2024 il Mef ha ceduto partecipazioni in MPS, come dimostra il fatto che il prezzo offerto dal Gruppo Caltagirone era superiore a quello di aggiudicazione, il che dimostra che esistevano offerte a prezzo inferiore a cui il prezzo finale fissato dal bookrunner si è allineato”.
La risposta di Mediobanca
Mediobanca ha risposto: con riferimento “alle presunte falsità attribuite a Nagel dal comunicato stampa odierno (17 luglio, ndr) del Gruppo Caltagirone”, Mediobanca precisa che “risulta del tutto aderente al vero l’affermazione secondo cui il Gruppo Caltagirone ha effettuato significativi acquisti in vista dell’assemblea degli azionisti di Mps, addirittura triplicando la propria partecipazione da novembre 2024 ad aprile 2025”.
Si coglie altresì l’occasione, precisa Mediobanca, “per sottolineare come Enpam ed Enasarco non fossero presenti nel capitale di Mps nell’assemblea del 2024, mentre lo erano rispettivamente con il 2% e l’1,8% del capitale sociale nell’Assemblea di Mps del 17 aprile”.
Relativamente invece all’affermazione che Nagel abbia commentato il prezzo della “procedura di Abb con la quale in data 13 novembre 2024 il Mef ha ceduto partecipazioni in Mps” Piazzetta Cuccia precisa che tale commento non è stato mai effettuato.
Il riassunto di Mediobanca
Mediobanca ripercorre la vicenda sui “significativi acquisti in vista dell’Assemblea degli azionisti di Mps” e spiega che “in occasione della conferenza con gli analisti dello scorso 14 luglio”, Nagel ha affermato che vi sono stati diversi elementi di anomalia in relazione all’Ops promossa da Mps e, in particolare: “Il terzo elemento di anomalia è la fase preparatoria dell’Assemblea degli Azionisti del Monte Paschi. Abbiamo visto che in vista di questa Assemblea, è stato acquistato circa il 10-12% del capitale. Quindi il prezzo delle azioni è salito, gli acquirenti erano il secondo maggiore azionista di Mediobanca e diversi fondi pensione, fondi pensione italiani. Gli stessi acquirenti si sono materializzati in Mediobanca in vista dell’Assemblea degli Azionisti del 16 giugno”.
Con riferimento a questa affermazione Mediobanca precisa che Consob ha comunicato in data 3 dicembre che il Gruppo Caltagirone ha superato la soglia del 5% nel capitale sociale di Mps. In data 27 febbraio 2025 il quotidiano La Stampa ha dato notizia, confermata da fonti finanziarie e mai smentita, dell’incremento della partecipazione all’8%; a questa è seguita, come riportato dal verbale dell’assemblea del Monte dei Paschi di Siena del 17 aprile, la conferma che la quota detenuta da Caltagirone è salita al 9,96%”, sottolinea. “Risulta quindi del tutto aderente al vero l’affermazione secondo cui il Gruppo Caltagirone ha effettuato significativi acquisti in vista dell’assemblea degli azionisti di Mps, addirittura triplicando la propria partecipazione da novembre 2024 ad aprile 2025”, conclude.
La risposta di Caltagirone
“Il dott. Nagel nega di aver mai fatto commenti su Abb del 13 novembre 2024 nella sua illustrazione del documento Mediobanca dell’11 luglio. È bene che si legga quanto ha scritto su detto documento a pagina 81 che qui si riporta: ‘tali anomalie includono il fatto che (i) i quattro offerenti hanno presentato pressoché simultaneamente offerte con lo stesso identico premio (5%) rispetto al prezzo delle azioni Mps’. È quindi vero che non lo ha detto, lo ha scritto! Si ribadisce che quanto sopra è falso”. Così il gruppo Caltagirone in una nota.
“Quanto all’acquisto di azioni Mps in periodo precedente l’Assemblea – si legge ancora nella nota – nonostante con ritagli di giornali si cerchi di mistificare i fatti, si ribadisce che oltre due mesi prima dell’Assemblea Mps del 17 aprile, il Gruppo Caltagirone aveva già raggiunto la soglia del 9%. Quindi inequivocabilmente quanto dichiarato è falso. Questo a tutela di un’informazione corretta e trasparente al mercato”.
Le altre parole di Nagel
Lo stesso Luigi Lovaglio, parlando della bontà dell’operazione, ha detto che non ci sono state interferenze di Caltagirone e Delfin sulla strategia seguita dalla banca senese.
Nagel ha anche ricordato che l’offerta di Mps su Mediobanca è “caratterizzata da una mancanza di razionale strategico e finanziario. Il business model risultante dalla fusione sarebbe di una banca commerciale con poco potenziale di crescita, che diluirebbe il brand e la reputazione di Mediobanca e che non porterebbe nessun beneficio ai nostri clienti”. E su Siena, Nagel ha ricordato che “gli ultimi anni di Mps sono stati marcati da un numero di incidenti che hanno necessitato oltre 25 miliardi in aumento di capitale negli ultimi 20 anni nella forma di aiuti statali. Nell’ultimo decennio la market share è calata, con performance positive guidate da alti tassi di interesse. L’asset quality rimane una preoccupazione”.
